Benito Mussolini cittadino onorario: il Comune di Salò respinge la revoca

Sta facendo discutere il respingimento in Consiglio comunale della mozione che chiedeva la revoca dell'onorificenza attribuita a Benito Mussolini nel 1924 dal Comune di Salò, città che divenne poi capitale della Repubblica Sociale Italiana nel 1943

Benito Mussolini a Salò dopo la proclamazione della Repubblica sociale Italiana, in una foto ANSA/Archivio Istituto Luce

In un periodo storico in cui il rigurgito neofascista emerge nelle cronache quotidiane, fa notizia quanto arriva dalle valli bresciane: Benito Mussolini resta cittadino onorario di Salò. Una richiesta di revoca dell'onoreficenza per il fondatore del fascismo è infatti stata respinta dal Consiglio Comunale della città che diede il nome alla Repubblica Sociale Italiana.

Contro la revoca hanno votato i 12 consiglieri della maggioranza della lista "Progetto Salò", guidata dal sindaco Giampiero Cipani, e le 2 esponenti del gruppo di minoranza "Insieme per Salò", Marina Bonetti e l'europarlamentare della Lega Stefania Zambelli.

Come riporta il Giornale di Brescia pertanto è stata respinta con 14 voti contrari e 3 favorevoli la mozione che chiedeva di revocare l`onorificenza al Duce, attribuita nel 1924 da una Commissione guidata dal commissario prefettizio Salvatore Punzo, nominata dallo stesso Governo Mussolini dopo avere sciolto il Consiglio Comunale salodiano di allora.

Mussolini cittadino onorario di Salò

A presentare la mozione i tre consiglieri del gruppo "Salò Futura", Giovanni Ciato, Francesco Cagnini e Manuela Zaminato. Una mozione ritenuta "strumentale e anacronistica" dai consiglieri di maggioranza che hanno spiegato che in base alla legge 3 marzo 1951, numero 178, una onorificenza pubblica non può essere revocata post-mortem .

"Inoltre revocare la cittadinanza serve solo a rimestare sentimenti di odio e rivalsa nocivi alla pacifica convivenza civile della nostra Comunità - spiegano ancora dalla lista "Progetto Salò" - l'unico modo per debellare l'ideologia sbagliata del Fascismo e dimostrare con i fatti che la nostra idea di Stato, liberale e democratico, è quella giusta.

"Bisogna lavorare seriamente, ascoltare pazientemente anche chi non la pensa come noi e convincerlo con le opere e l`esempio della bontà delle nostre idee. Mortificare l'avversario vinto, infierire su di lui, non lo elimina, ma lo rigenera. Se la cittadinanza venisse revocata oggi, 90 anni dopo, non avrebbe senso e rischierebbe di fare dimenticare gli errori del Ventennio fascista.

La storia invece è memoria e non può essere cancellata".

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