"Mio figlio ucciso da una leucemia, oggi curabile: per questo ho fatto testamento per la ricerca"

Parla la madre di Federico Luzzi, il tennista professionista morto a soli 28 anni per una forma fulminante di leucemia. Tra le varie iniziative solidali portate avanti in sua memoria, la signora Paola ha scelto anche di fare un lascito testamentario in favore dell'AIL

Federico Luzzi in una foto dell'aprile 2007 ANSA/EPA/CHRISTOPHE KARABA - DRN

Paola Cesaroni è la madre di Federico Luzzi, tennista professionista morto all'improvviso nell'ottobre di undici anni fa, appena quattro giorni dopo che gli fu diagnosticata una leucemia fulminante. Ha vissuto un'esperienza durissima, una delle più terribili che si possano affrontare al mondo, che ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia e che li ha spinti da subito a cercare di fare qualcosa di concreto affinché il nome e la vita di Federico non fossero dimenticati. Dopo la sua morte, di cui fra qualche giorno ricorre l'undicesimo anniversario, la sua famiglia ha dato vita all'associazione "Fede Lux", che da anni organizza eventi sportivi e non solo e raccoglie fondi da devolvere alla ricerca contro le leucemie dell'AIL. Oltre alle varie donazioni raccolte negli anni, la signora Cesaroni ha deciso anche di fare un lascito testamentario proprio all'Associazione italiana contro le leucemie. Quello dei lasciti solidale è un trend in crescita, come dimostrano gli ultimi dati diffusi in occasione della recente Giornata internazionale del lascito solidale, che vedono sempre più persone scegliere di sostenere una causa benefica e aiutare chi ne ha più bisogno anche dopo la morte, lasciando una traccia di sé e un ricordo.

Un testamento solidale per la ricerca

"Quando mio figlio è morto ho pensato: 'Avevi 28 anni, eri pieni di progetti, avevi ancora tanto futuro davanti. Ora che non ce lo hai più, cerchiamo di rendere il tuo nome immortale", racconta a Today la signora Cesaroni, mentre stringe in mano una vecchia racchetta da tennis: "È la prima che Federico ha preso in mano a due anni e mezzo, ormai quasi quarant'anni fa. Era un bambino estremamente dotato, era nato con la pallina in mano, come si dice. Ci sono molto affezionata perché è un ricordo meraviglioso di mio figlio".

Dopo la nascita dell'associazione e l'impegno a fianco dell'AIL (ad Arezzo c'è una sezione intitolata proprio a Federico Luzzi), Paola ha deciso di fare un ulteriore gesto di generosità. "Con l'associazione ho raccolto tante piccole donazioni, dalle magliette di Fede Lux alle uova dell'AIL, che poi messe insieme hanno raggiunto cifre considerevoli. Quando ho saputo che c'era anche la possibilità di lasciare una volontà testamentaria in favore mi sono detta: 'Non è una goccia nel mare, perché se ognuno di noi lascia qualcosa…' Quindi ho fatto un testamento olografo di mio pugno. Non ho destinato una gran cifra, ma so che nessuno nella mia famiglia troverà da ridire, sapendo che sono destinati bene"; spiega la signora Cesaroni.

"Mi sento di dire alla gente che questo aiuto così, che non è poco ma non è nemmeno una cifra tale da scontentare eventuali eredi legittimi, è una cosa buona. Io sono felice di averlo fatto. Non mi crea nessun problema pensare di aver già messo mano al testamento, perché la morte è una cosa inevitabile e io la vivo con molta serenità, senza superstizioni e sono molto felice di aver potuto, anche con questo atto del lascito, dare il mio contributo a questa associazione meravigliosa che da 50 anni aiuta tante persone e soprattutto la ricerca, che ha fatto passi da gigante. So che la patologia che ha ucciso mio figlio oggi è curabile. Forse oggi sarebbe ancora vivo e per questo io ci credo tanto e sono veramente soddisfatta di poter aver dato il mio contributo".

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Federico Luzzi in una foto dell'aprile 2007 ANSA/EPA/CHRISTOPHE KARABA - DRN

Un atto concreto per avere 'migliaia di eredi' e portare speranza

"La ricerca scientifica è qualcosa che dà il senso del futuro, che permette di lasciare un segno di noi quando non ci saremo più e il lascito testamentario consente di destinare una piccola parte del nostro patrimonio a chi è stato meno fortunato o a chi si è trovato ad affrontare delle malattie devastanti come quelle ematologiche", spiega a Today Monica Ramazzotti, responsabile lasciti AIL a margine di un incontro organizzato a Roma proprio per raccontare l'importanza dei lasciti solidali attraverso le storie di chi lo ha fatto, come ad esempio Paola Cesaroni: un atto concreto per avere "migliaia di eredi", come recita il claim della campagnia lasciati di AIL, e dare speranza a chi ogni giorno lotta contro queste malattie. 

Grazie ai testamenti solidali AIL riesce oggi a sostenere diverse attività, in particolare di ricerca scientifica sulle malattie del sangue, contribuendo così allo sviluppo di nuove terapie nel campo dei tumori ematologici: solo nel 2018, l’associazione ha finanziato la ricerca per oltre 7 milioni di euro. In particolare, AIL grazie a due lasciti solidali ha potuto finanziare due importanti studi sulla Leucemia Acuta Linfoblastica, una patologia nella quale il midollo osseo viene improvvisamente invaso da cellule leucemiche, compromettendo la normale produzione degli elementi vitali del sangue come i globuli rossi, le piastrine, e i globuli bianchi con la conseguente comparsa di problemi correlati (anemia, aumento del rischio di emorragie, aumento del rischio di contrarre infezioni).

"A fare un lascito solidale in favore di AIL sono persone che sono state toccate dalla malattia perché ex pazienti oppure perché hanno perso un familiare o una persona cara a causa di una malattia ematologica. Quando scelgono una destinazione, l'ambito di attività di AIL che più viene indicato è quello della ricerca scientifica, in linea con il messaggio che vogliamo lanciare oggi: sono persone che vogliono provare a lasciare un segno dopo di sé, pensando che le persone che si ammaleranno di questa malattia potranno in futuro sperare in una cura che magari non c'è stata per loro o per i loro familiari".

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