La "politica senza volto" Piera Aiello è tra le 100 donne più influenti del mondo

La "politica senza volto", costretta a fare campagna elettorale con il viso nascosto da una sciarpa poiché testimone di giustizia e ora deputata del M5s, è nella lista delle donne che secondo la Bbc sono maggiormente fonte di ispirazione per il mondo

Piera Aiello (foto Ansa)

Nell'elenco delle 100 donne più influenti del 2019 secondo la Bbc l'Italia è rappresentata da un'unica figura: Piera Aiello, definita "Italy's 'ghost' politician". Testimone di giustizia, vissuta per anni sotto falsa identità, è stata eletta deputata in Parlamento con il M5s alle politiche del 2018 dopo aver condotto tutte la campagna elettorale con il viso coperto da una sciarpa. Solo una volta conquistato il seggio (la maggior parte delle quasi 80mila preferenze che ha ricevuto sono arrivati dalla provincia di Trapani, il regno della mafia del boss latitante Matteo Messina Denaro), Piera Aiello ha potuto mostrare il proprio volto in pubblico.

"Dall'attivista per i cambiamenti climatici Greta Thuberg, alla trans donna Nisha Ayub che è stata incarcerata da uomo all'età di 21 anni, molte che si trovano in questa lista stanno guidando il cambiamento per conto delle donne in tutto il mondo. Ci danno la loro visione di come potrebbe essere la vita nel 2030 – scrive la Bbc, presentando l'elenco – Altri, come la politica 'fantasma' che sfida la mafia e la calciatrice che combatte la misoginia, stanno usando le loro straordinarie esperienze personali per tracciare un percorso per colore che verranno".

Piera Aiello, a volto scoperto contro la mafia

E quella di Piera Aiello è veramente una "straordinaria esperienza personale". Costretta ad andare via dalla sua Sicilia nel luglio 1991 dopo la morte violenta del marito e del suocero ed essere diventata testimone di giustizia grazie a Paolo Borsellino, Aiello è stata costretta per 27 anni a vivere sotto falsa identità. "Del mio nome mi sono riappropriata quando sono entrata alla Camera per la prima volta. Adesso nella mia terra mi riapproprio del mio volto", aveva detto all'Ansa dopo la sua prima uscita pubblica non più da fantasma in Sicilia.

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Piera Aiello, quando era costretta a nascondersi (Foto Ansa)

Costretta giovanissima a sposare Nicolò Atria, figlio del boss della città di Partanna, don Vito, Piera Aiello si ritrova in una famiglia dove le donne non avevano alcun potere, vittima di sopraffazioni e violenze indicibili. Quando il suocero viene ucciso, il marito di Aiello giura di vendicarlo ma viene ucciso anche lui, davanti agli occhi della moglie. Il giorno dopo lei si reca dai carabinieri e viene indirizzata da Paolo Borsellino, che la mette sotto scorta, l'aiuta a nascondersi e a lasciare la Sicilia insieme alla cognata Rita, sorella di Nicolò, che come lei ha scelto di ribellarsi al sistema mafioso. Le loro testimonianze permettono di far arrestate numerosi mafiosi tra Partanna, Sciacca e Marsala. Una settimana dopo l'assassinio di Borsellino, Rita Atria si suicida gettandosi dal settimo piano di un palazzo.

Trasferitasi in Nord Italia, Piera Aiello inizia una nuova vita e si innamora. Lei e il marito, al quale ha raccontato tutto, si sposano davanti a don Ciotti con Salvatore Borsellino (fratello dello "zio Paolo", come lo chiamava lei) a fare da testimone e tanti magistrati e membri delle forze dell'ordine come invitati. A parte il marito, nessuno conosce il passato di Piera, nemmeno le figlie. Proprio una di loro però scopre un giorno nascosti in soffitta dei quadri firmati dalla madre con il suo vero nome e a quel punto Aiello le racconta la verità. È sempre la figlia a convincerla ad entrare in politica e a candidarsi con il Movimento 5 Stelle. Dopo l'elezione in Parlamento, Piera Aiello si è impegnata a fianco dei testimoni e collaboratori di giustizia e dei loro figli. 

Costretta a nascondersi per 27 anni, ora è il volto della guerra alla mafia 

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Costretta a stare lontana dalla sua terra per 27 anni, la deputata del M5S e cognata di Rita Atria ha deciso di ricomporre il puzzle della sua vita, proprio da dove lo aveva lasciato, nel trapanese

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