Quando il reddito di cittadinanza non basta: sfrattato e senza lavoro vive in un gazebo

La storia di un 47enne di Padova che dopo la morte della madre si è ritrovato senza un tetto. Da dieci anni è iscritto ad un centro per l'impiego, ma non è riuscito a trovare un lavoro stabile. E i 400 euro di sussidio non sono sufficienti per ricominciare

Il gazebo nel parco del quartiere Torre

Dopo aver perso il lavoro e la casa si è trasferito in un gazebo. E ora vive lì, in un parco del quartiere Torre, a Padova. Una sorta di capanna che ha provato a rendere accogliente con mezzi di fortuna: un tavolino, un divano e qualche sedia. E poi tanti scatoloni e qualche valigia. A 47 anni ripartire è difficile. Luciano, nome di fantasia, si è ritrovato senza lavoro dopo che la ditta in cui lavorava è fallita. Aveva tutto. Ma una dopo l’altra le sue certezze sono crollate. L’uomo ha raccontato al 'Mattino di Padova' di aver lavorato fino al 2009 per un’azienda che produceva pannelli solari. Poi, con la crisi, è stato mandato a casa e da allora non è più riuscito a trovare più nulla.

La morte della madre e l'avviso di sfratto

Dopo tre anni, non potendo più pagare l’affitto, si è trasferito a casa della madre malata e si è preso cura di lei. Un appartamentino di 35 metri quadri che però in due si facevano bastare. Per qualche anno Luciano ha dormito sul divano e si è arrangiato con qualche lavoretto salturario. Fino a quando, lo scorso 12 luglio, la donna è venuta a mancare. A Luciano è cascata la terra sotto i piedi. Ha ricevuto un avviso di sfratto ed è stato costretto ad andarsene. Al 'Gazzettino' ha raccontato di essersi rivolto al Comune per chiedere un alloggio popolare, ma gli è stato risposto che avrebbe dovuto accontentarsi di un dormitorio pubblico. Poi "in futuro si vedrà".

Il reddito di cittadinanza non basta per ricominciare

E dire che lui un alloggio l’avrebbe anche trovato ma, racconta sempre al 'Gazzettino', non ha i soldi per versare i tre mesi di caparra. Soldi che il comune non può anticipargli, ma che sarebbe disposto a restituirgli una volta firmato il contratto. Al momento la sua unica entrata è costituita dai 400 euro del reddito di cittadinanza, soldi che però gli servono per sopravvivere. Ai quotidiani locali l’uomo ha detto di aver fatto il falegname per vent’anni e di essere iscritto al centro per l’impiego dal 2009. Ma in questi dieci anni non è riuscito a trovare un lavoro stabile. Luciano ha voglia di ripartire, "ma in queste condizioni mi è anche difficile presentarmi in un’azienda". 

La raccolta fondi lanciata dal consigliere leghista

A interessarsi al suo caso è stato Alain Luciani, consigliere della Lega, che ha lanciato una raccolta fondi on line grazie alla quale chiunque può donare anche solo pochi euro allo sfortunato 47enne. "Nella vita ho fatto anche degli errori ma chi non ne fa sopratutto nella disperazione, ho perso la mamma da pochi giorni e non me la sono sentita di occupare la casa dove vivevo con lei" si legge nell’appello condiviso dal consigliere. 

La versione del Comune: "Ha rifiutato ogni tipo di aiuto"

Il leghista punta il dito contro l’amministrazione di Padova che a suo dire ha fatto poco o nulla per aiutare il 47enne. L’assessore al sociale Marta Nalin però non ci sta e racconta una storia diversa.

Secondo Nalin "l’uomo rimasto senza casa che si è ritrovato a vivere in un parco cittadino è conosciuto dai Servizi Sociali, che hanno nel tempo individuato diverse soluzioni per lui come ad esempio una sistemazione temporanea, che però ha scelto di non utilizzare. Proprio nei giorni scorsi è stato fissato con lui un appuntamento per provare a trovare assieme altre soluzioni, dal momento che finora ha sempre rifiutato ogni tipo di altro aiuto. Stiamo ad esempio verificando di poterlo sostenere, anche economicamente, nella ricerca di una sistemazione sul mercato privato, dal momento che non è possibile intervenire con un’assegnazione diretta".

"Stiamo quindi già lavorando con questa persona, consapevoli che a volte si deve avviare un tipo di lavoro differente, che prevede innanzitutto il supporto alle persone anche con la costruzione di progetti di reinserimento, che vadano incontro alle effettive esigenze e non rispondano solo all’emergenza del momento. Sono sempre situazioni molto delicate, in cui la prima cosa da tutelare sono proprio le persone coinvolte". 

Marta Nalin definisce fuori luogo il comportamento del consigliere.

"Un rappresentante delle istituzioni che ben conosce la complessità in cui capita di trovarsi a operare non dovrebbe mai mettere a rischio i passi che con fatica sono stati fatti dai servizi sociali. Si chiama propaganda sulla pelle delle persone. Il consigliere Luciani sa che per aiutare chi è in difficoltà esistono molti modi e sa benissimo a chi e come presentare segnalazioni di casi delicati. Sono modalità che non mettono a rischio percorsi attivati e fanno veramente il bene delle persone. Operare in questo modo, sui social network e a mezzo stampa strumentalizzando la situazione di una persona invece non è voler aiutare qualcuno, ma solamente avere una visibilità propria". 

"Il reddito di cittadianza non serve senza politiche più ampie"

Secondo Nalin "questi casi peraltro dimostrano anche che strumenti e soluzioni come il reddito di cittadinanza, di cui l’uomo usufruisce, non servono a molto se non sono affiancati a politiche più ampie. Affrontare i problemi realmente è più produttivo che perdersi in polemichette sterili che non vanno certo incontro alle esigenze delle persone".

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