Migranti, questa regolarizzazione è un primo passo (ma non basta)

La regolarizzazione di centinaia di migliaia di cittadini stranieri è ormai all'orizzonte ma tante associazioni chiedono di allargare la platea dei beneficiari. Intanto la sanatoria non consentirà di rispondere adeguatamente ai fabbisogni delle aziende del settore agricolo. È ora di mettere i fatti e non la propaganda al centro del dibattito politico sull'immigrazione

Se l’obiettivo della ormai prossima "sanatoria" per gli stranieri presenti sul territorio italiano è combattere l’illegalità, perché limitarla a pochi settori lavorativi? E con quale logica si sono scelti i settori? E' una domanda che si fanno tutti coloro che hanno affrontato il tema in queste settimane. La regolarizzazione di centinaia di migliaia di cittadini stranieri è all'orizzonte. Ma è un orizzonte che si può ancora ridefinire nei dettagli. Proprio per questo la campagna Ero straniero ( promossa da Radicali Italiani, Oxfam Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia e tante altre realtà attive nel sociale)  ha elaborato alcuni emendamenti da presentare alla Camera al decreto rilancio specificatamente in merito alla misura di regolarizzazione. L’obiettivo è provare ad allargare quanto più possibile la platea dei beneficiari.

I datori o i lavoratori interessati all’emersione possono fare domanda dal 1° giugno e fino al 15 luglio. Il provvedimento si pone l’obiettivo di far emergere i rapporti di lavoro irregolare in alcuni settori, tra cui appunto quello agricolo, attraverso due canali distinti: la possibilità da parte del datore di lavoro di regolarizzare eventuali rapporti di lavoro irregolare, inerenti sia cittadini italiani che stranieri, e quella per i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo lavoro.

L'obiettivo della campagna Era Straniero è più coraggioso, ed è molto chiaro: consentire ai datori di lavoro di tutti i settori economici – e non solo di quello agricolo e del lavoro domestico e di cura – di poter assumere e mettere in regola lavoratori stranieri. E' quello che si domandano in tanti in questi giorni. C'è una questione di fondo che non è stata affrontata in alcun modo: se l’obiettivo della misura del governo è combattere l’invisibilità e l’illegalità, perché limitarla a pochi settori quando la presenza dei lavoratori stranieri è fondamentale per edilizia, logistica, attività manifatturiera e in tanti altri ambiti lavorativi? "E’ evidente che la garanzia di un contratto di lavoro è sufficiente ad assicurare a chi emerge di lavorare legalmente, uscire dalla marginalità e contribuire alla società, a prescindere dal settore in cui lavora" dicono i promotori della campagna.

Vanno perfezionate anche le indicazioni relative alla documentazione che il lavoratore straniero deve presentare per dimostrare la presenza in Italia prima dell’8 marzo 2020 e accedere alla misura: "Vogliamo garantire la possibilità di dimostrare tale presenza a tutte le persone che hanno i requisiti per mettersi in regola". Per questo il buonsenso suggerisce di aprire una finestra per la presentazione della domanda più ampia, che vada oltre il 15 luglio, dati i tempi lunghi di approvazione e conversione del decreto rilancio e la poca chiarezza sulle procedure da seguire.

L'appello è rivolto direttamente a Partito Democratico, Movimento 5 stelle e Italia Viva: "Ci rivolgiamo quindi alla maggioranza affinché accolga in Parlamento le nostre proposte di modifica e si impegni a migliorare l’intervento del governo la cui efficacia, con i limiti attualmente presenti, rischia di essere depotenziata. Se si vuole realmente essere incisivi e ottenere risultati concreti, nell’interesse del Paese, occorre dare a quante più persone possibili l’opportunità di poter vivere e lavorare dignitosamente e di vedersi riconoscere diritti e tutele" si legge in una nota di 'Ero straniero'.

Un Paese che affronta un'emergenza sanitaria mai vista prima e una conseguente pesante crisi economica, non si può permettere di avere sul proprio territorio persone che sono fantasmi senza identità, irrintracciabili, che vivono in baraccopoli illegali. "Non è agli stranieri che facciamo un favore regolarizzandoli, ma all’Italia perché ne va della salute pubblica" ha detto qualche mese fa l’ex ministro degli Interni Marco Minniti, non certo una voce iper progressista in tema d'immigrazione. Dare l’opportunità di vivere e lavorare legalmente a chi già si trova nel nostro Paese ma che, senza titolo di soggiorno, è spesso costretto a lavoro nero e sfruttamento è puro buonsenso: significa maggiore controllo e contezza della presenza sui nostri territori di centinaia di migliaia di persone di cui oggi non sappiamo ufficialmente nulla. Cittadini che possono poi garantire entrate fiscali e contributive. 

È ora di mettere i fatti e non la propaganda al centro del dibattito politico sull'immigrazione: questo governo saprà andare fino in fondo? La nuova regolarizzazione alle porte si riferisce esclusivamente ai lavoratori con un rapporto di lavoro esistente oppure il datore di lavoro deve essere disponibile a un'assunzione immediata. Non è come per alcune sanatorie del passato che prevedevano il rilascio di un permesso di soggiorno per la ricerca di un lavoro. In ogni caso se non ci saranno modifiche sostanziali molti stranieri non potranno accedere alla procedura di regolarizzazione non potendo fornire la prova della presenza nel territorio italiano perché mai stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici: senza tali rilievi possono in ogni caso essere ammessi alla procedura di domanda di regolarizzazione i lavoratori che possono provare carte alla mano la sussistenza di un rapporto di lavoro preesistente rispetto alla domanda nei settori professionali citati nella normativa. Per i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, c'è inoltre la possibilità di richiedere e ottenere un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi per coloro presenti sul territorio nazionale all'8 marzo 2020 e abbiano svolto comprovata attivita` di lavoro, nei settori previsti, prima del 31 ottobre 2019.

Intanto secondo le associazioni agricole la regolarizzazione non consentirà di rispondere adeguatamente ai fabbisogni delle aziende del settore, sia perché interesserà una platea probabilmente insufficiente di lavoratori ma soprattutto per le tempistiche che le procedure richiedono e che non collimano con l’urgenza delle attività di raccolta. Il mondo agricolo continua a chiedere a gran voce l’attivazione di corridoi verdi europei, cioè accordi bilaterali che permettano ai lavoratori agricoli di spostarsi agevolmente tra i diversi Paesi anche in periodo di emergenza Covid-19, e magari anche il ripristino dei voucher. C'è ancora tanto da fare. Con una radicale semplificazione del voucher “agricolo” è possibile garantire opportunità di lavoro ad almeno 50mila giovani studenti, pensionati, cassintegrati e percettori di reddito di cittadinanza nelle attività stagionali in campagna secondo una stima di Coldiretti in riferimento al record fatto registrare dalla cassa integrazione in Italia con 835 milioni di ore autorizzate ad aprile con prospettive di licenziamenti e chiusure.

“Il Decreto Rilancio aiuta la regolarizzazione per badanti, colf e braccianti: un primo passo in una direzione che restituisce dignità alle persone ma che non ci può bastare”. La pensa così padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che di recente ha incoraggiato “i ministri a continuare in questa direzione”. La legge sull’immigrazione, ha ricordato il sacerdote gesuita, “non è al passo con i tempi e quando si chiedono regolarizzazione e diritti emergono vecchie posizioni ideologiche che non rispecchiano quanto viviamo”. Serve programmazione, non provvedimenti presi in piena emergenza: “In più occasioni negli anni scorsi abbiamo ribadito la necessità di passare dall’emergenza alla programmazione – ha detto -, di considerare il fenomeno migratorio in termini strutturali e non emergenziali, di essere lungimiranti. L’emergenza sanitaria ha smascherato la direzione verso cui ci siamo incamminati. Il 2020 può diventare uno spartiacque se e solo se ripartiremo in una prospettiva di solidarietà”. Il presidente del Centro Astalli ha sottolineato le criticità dei decreti sicurezza e lanciato l’allarme per la mancata integrazione: “La vera emergenza non sono gli arrivi ma i troppi che abbandoniamo”.

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Secondo alcune stime potranno accedere alla procedura di regolarizzazione 200mila delle circa 600mila persone che vivono in Italia senza un regolare permesso di soggiorno.

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