Il revenge porn è reato: “Colmato un vuoto normativo che non si poteva più ignorare”

La soddisfazione di Vittoria Gheno di Insieme in Rete, che con I Sentinelli e Bossy aveva lanciato lo scorso novembre una petizione su Change.org per chiedere anche in Italia l’introduzione del reato di revenge porn

Foto di Dariusz Sankowski da Pixabay

Il revenge porn ormai è un reato. Dal Senato è arrivato ieri l’ok definitivo al ddl cosiddetto “codice rosso” sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere che introduce anche nuove fattispecie di reato, come ad esempio proprio quelle contro le porno vendette. Un risultato che non può non far piacere a Insieme in Rete, che con I Sentinelli e Bossy aveva lanciato lo scorso novembre una petizione su Change.org: la campagna #IntimitàViolata ha ottenuto più di 126mila sostenitori, sulll’introduzione anche in Italia del reato di revenge porn, riconosciuto come reato in Germania, Israele, Regno Unito e in diversi Stati americani. Nella petizione le associazioni chiedevano “azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolta alla popolazione generale”, sottolineando la necessità di “responsabilizzare in modo tangibile i gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali si effettua il revenge porn”, punendo gli autori del reato e dotandosi di strumenti adatti per fermarli, come pure l’importanza di dover “tutelare e sostenere adeguatamente le vittime”.

Siamo molto contenti dell’articolo che ha introdotto la fattispecie di reato del revenge porn”, dice a Today Vittoria Gheno di Insieme in Rete, associazione che si propone di favorire “l’esercizio consapevole della cittadinanza digitale”. “È una vittoria anche della petizione, che evidenziava un vuoto legislativo, come in generale accade per quanto riguarda le questioni legate alla rete in Italia, ma che nel caso del revenge porn non era più possibile ignorare”.

Siamo riusciti a sensibilizzare sia l’opinione pubblica sia la politica”, dice Gheno, che ricorda l’impegno bipartisan di Laura Boldrini ed Elvira Evangelista del M5s: entrambe stanno lavorando a due proposte di legge sul revenge porn, tenendo conto anche della petizione lanciata su Change.org. Lo scorso novembre Insieme in Rete aveva dato vita anche a un tavolo di discussione sul revenge porn, al quale avevano partecipato oltre a Laura Boldrini anche numerosi psicologici, giuristi, sociologi ed esperti di internet.

In primavera c’era stato il “pasticciaccio” alla Camera in merito all’emendamento sull’introduzione del reato di revenge porn nel disegno di legge “codice rosso” quando questo era in discussione a Montecitorio. Maggioranza e opposizioni si erano scontrate sul tema, con Lega e M5s che avevano bocciato due emendamenti, uno di Laura Boldrini e uno presentato da Forza Italia, perché preferivano affrontare la questione del revenge porn con un disegno ad hoc, nelle stesse ore in cui il Movimento 5 Stelle presentava alla stampa un proprio ddl sul tema. Dopo un duro scontro, culminato con l’occupazione dei banchi del governo da parte delle deputate dell’opposizione, qualche giorno dopo si era arrivati a un accordo che aveva portato al voto di tutte le forze politiche su un emendamento unitario al ddl “codice rosso” sul revenge porn. 

Il ddl approvato al Senato non è esente da critiche, come pure la parte che riguarda il revenge porn. La deputata PD Lucia Annibali sull’Huffington Post ha criticato il fatto che il revenge porn “non è stato fatto rientrare tra i reati per i quali è previsto l’obbligo di ascoltare la vittima entro i famosi tre giorni”, mentre Caterina Flick, presidente della Sezione di Roma di Adgi (Associzione Donne Giuriste Italia), pur riconoscendo il merito di aver colmato un vuoto normativo importante, in una nota punta il dito contro quelle che si teme possano essere “iniziative che rischiano di restare solo buone intenzioni”, a causa ad esempio “della mancanza di risorse destinate alla formazione degli operatori o al recupero dei condannati”, senza dimenticate il fatto che in mancanza di fondi e di “concrete possibilità di incidente sui tempi di trattazione dei processi, l’inasprimento delle pene è aria fritta”.

Per noi è importante iniziare con l’introduzione della fattispecie di reato”, spiega Vittoria Gheno. “È un primo passo indispensabile, poi tutto sarà perfezionabile con un progetto di legge più organico, che sicuramente scioglierà alcuni nodi, anche per quanto riguarda ad esempio le risorse da destinarsi”.

Non basta aver introdotto il revenge porn”, conclude infatti Gheno. “Bisogna anche lavorare sull’educazione e servono interventi sulla società tutta”.

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