Sandro Ruotolo e gli altri: vite sotto scorta per salvaguardare la democrazia

La scorta prima revocata e poi riassegnata a Sandro Ruotolo ha riaperto il dibattito sulla libertà d'informazione. A Roma il giornalista ha partecipato insieme ad altri colleghi a un incontro organizzato dalla FNSI per dare voce ai cronisti minacciati da mafie e camorra

Il giornalista sotto scorta Sandro Ruotolo al termine dell'incontro con i cronisti minacciati da mafie e camorra presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Fnsi, Roma, 08 febbraio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

La notizia della sospensione della scorta a Sandro Ruotolo – poi revocata – ha visto mobilitarsi la cosiddetta opinione pubblica, compatta come in poche altre recenti occasioni, per chiedere di continuare a proteggere il giornalista. Ma in prima linea non c’è solo Ruotolo, personaggio tra i più noti a livello mediatico. Come lui ci sono infatti tanti altri giornalisti sotto scorta e di loro si è parlato in un incontro organizzato alla Federazione nazionale della Stampa Italiana. Insieme a Ruotolo c’era anche la giornalista campana Marilena Natale (sotto scorta da due anni per le sue inchieste sui Casalesi) e sono intervenuti al telefono anche Paolo Berizzi di Repubblica, per il quale è stata disposta da pochi giorni l’assegnazione della scorta dopo che lui e la sua famiglia sono stati minacciati in seguito alle sue inchieste sulla rinascita delle organizzazioni di estrema destra nel Nord Italia, e Michele Albanese, costretto a vivere sotto scorta per il suo lavoro di denuncia nei confronti della ‘ndrangheta.

“Non è mai un giorno di festa quando arriva la scorta”, ha detto Giuseppe Giulietti, presidente del sindacato giornalisti, presente all'incontro insieme a Raffaele Lorusso, segretario generale Fnsi. “È una sconfitta per lo Stato quando questo si vede costretto a dover recintare la vita di una persona che fa il proprio lavoro. La scorta non è un privilegio e chi lo dice fa solo demagogia”, ha ribadito Giulietti, che ha ricordato poi un’altra forma di minaccia, non violenta ma altrettanto pericolosa per la democrazia e la libertà d’informazione, quella delle “querele bavaglio”, lanciando un appello ai presidenti di Camera e Senato e al premier Conte affinché si dimostrino aperti al dialogo su questi temi e calendarizzino al più presto provvedimenti per contrastare quelle che ha definito  “la nuova forma di lupara per sparare alle spalle dei cronisti”.

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“Noi giornalisti abbiamo il dovere di informare correttamente ma i cittadini hanno anche il diritto di essere informati” e la reazione che c’è stata alla notizia della revoca della sua scorta ha dimostrato che “nel nostro paese c’è voglia di informazione”, ha detto Ruotolo, ricordando le minacce ricevute dal clan Zagaria. Nelle sue inchieste sul sequestro e successiva liberazione dell’assessore regionale campano Ciro Cirillo nel 1981 (“Tre anni dopo l’omicidio Moro, per lui lo Stato invece trattò con le Brigate Rosse e con la camorra”), Ruotolo ha intervistato la sorella del boss Raffaele Cutolo ma davanti alle sue minacce, ha spiegato Ruotolo, “io mi sentivo tranquillo perché avevo la scorta”.

"Tutti festeggiano la revoca della sospensione, ma perché a Sandro è stata tolta la scorta? Ha toccato qualcosa? Qualche pezzo dello Stato?", è stata la riflessione provocatoria di Marilena Natale. “Sandro Ruotolo è un po’ un fratello maggiore per tutti noi”, ha detto Michele Albanese, in collegamento telefonico da Gioia Tauro (“Qui l’isolamento di un giornalista si avverte in maniera più forte”). “Continuare a raccontare la mafia nei territori è fondamentale. Farlo significa contribuire a liberare il paese dalla criminalità organizzata, anche a costo di sacrificare la propria libertà per il bene comunque perché la scorta non è mai un privilegio”.

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“La storia del giornalismo italiano è anche una brutta storia. Abbiamo giornalisti uccisi dalla mafia e dal terrorismo. Casi come Ilaria Alpi. Quando si uccide un giornalista perché fa il giornalista non si uccide solo un membro della categoria, un lavoratore: a perdere è anche la nostra democrazia”, ha concluso Ruotolo. "Da parte del pubblico c'è una straordinaria voglia di informazione, di approfondimento, di inchieste indipendenti. Noi giornalisti abbiano un carico di responsabilità enorme. Dobbiamo tornare a informare. Da anni l'informazione è stata delegittimata dalla politica e invece dopo il mio caso si è visto che c'è affetto, stima, ma soprattutto una voglia di informazione sulla quale dobbiamo riflettere tutti", ha detto Ruotolo a Today, a margine dell'incontro. 

Sandro Ruotolo: "In Italia oggi c'è una voglia di informazione che deve farci riflettere" 

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