Sconfigge due tumori, si licenzia da operaia e si rimette a studiare: "Ora lavoro in ospedale"

Monica Bergantin, 49 anni, si è diplomata dopo aver scoperto un carcinoma alla mammella: "Mia madre mi interrogava in auto mentre andavo a fare la radioterapia. Non ci crederete ma è stato un periodo stupendo"

Monica Bergantin (seconda da sinistra) insieme alle colleghe

Un lutto familiare, il cancro, la paura di non farcela. Monica Bergantin, ex operaia di 49 anni, è sopravvissuta a due tumori. Nonostante i colpi bassi che il destino le ha inferto, oggi può dire di avercela fatta. Non solo ha sconfitto la malattia, ma lo ha fatto a modo suo: cambiando vita, rimettendosi in gioco. E scoprendo una forza interiore che forse neppure lei sapeva di avere. 

Il suo calvario inizia un’estate di 14 anni fa quando il padre viene a mancare per un carcinoma epatico."“Esattamente un mese più tardi anche a me è stato diagnosticato un cancro alla mammella" racconta la 49enne alla Ulss 6 di Padova. "L'ho scoperto facendo la doccia e, senza dire niente a nessuno, ho prenotato una ecografia più mammografia. E ho aspettato". 

La scoperta della malattia e la radioterapia

Il referto è arrivato puntuale: cancro duttale infiltrante. Monica, residente a Cavarzere (Venezia), allora aveva 35 anni. Dopo l'intervento chirurgico, una quadrantectomia con asportazione linfonodi ascellari, inizia la terapia infusiva e la radioterapia. "I miei capelli biondi li ho tagliati cortissimi prima che cadessero e ho cominciato a gonfiarmi fino a prendere quasi venti chili. Stavo malissimo con me stessa e con la gente, il mio paese è piccolo e la gente mormora". 

"Ho capito che la malattia era un segnale"

Quando tutto sembra sul punto di crollare, però succede qualcosa. "Dopo un iniziale sconforto ho sentito dentro me una forza nuova e ho smesso di farmi domande: 'Perché a me?', 'Cosa ho fatto per meritare questo?', ho improvvisamente aperto gli occhi e visto tutto sotto una luce nuova. Ho colto la malattia non come un paletto che limita ma come un segnale che il mio corpo e la mia mente mi ha mandato per dirmi che c'era qualcosa da cambiare nella mia vita, che dovevo fermarmi e riflettere. Avevo lasciato da parte le mie ambizioni, e non andava bene".

Il diploma e il secondo cancro

Monica lascia il lavoro da operaia in fabbrica nel settore delle confezioni e si rimette a studiare. Frequenta un corso per operatore socio-sanitario e successivamente si diploma in tecnico dei servizi sociali seguendo la scuola serale. Prendere la Maturità è un sogno che si avvera. "Pensate che la mia mamma m'interrogava in auto mentre andavo a fare la radioterapia. Non ci crederete ma è stato un periodo stupendo. Il cancro mi ha dato la forza per diventare quello che volevo essere". Ma non è finita qui: si presenta un secondo carcinoma, stavolta alla tiroide. Monica si sottopone ad un nuovo intervento, per fortuna risolutore.

"Ora lavoro in Rianimazione e mi sento una persona migliore"

Dopo tanta sofferenza, la ruota ha ripreso a girare. "Ora lavoro a tempo pieno all’ospedale Immacolata Concezione di Piove di Sacco, in Rianimazione: tutti i giorni - racconta Monica - sono a contatto con la malattia, il dolore, la disabilità ma cerco di portare speranza con il mio esempio. Il rimpianto più grande è di non aver avuto figli, ma ho ben 6 nipoti che io dico essere le mie medicine, perché più dei farmaci e delle terapie indispensabili. Sempre l'amore salva. Ora sono serena, la mia vita è cambiata, sento di essere una persona migliore. Ho capito che bisogna aggiungere vita ai giorni poiché non ci è dato aggiungere giorni alla vita. Dal tumore alla mammella quest’anno mi hanno dichiarato guarita, per tumore tiroideo devo ancora sottoporti a controlli. Ma io tutte le mattine, quando mi alzo sorrido, perché sono viva, sono qua e non ho più paura".

Il direttore della Ulss: "Un esempio per tutti

La storia di Monica Bergantin è stata raccontata anche nel libro 'Da qui in poi. La cura delle parole in 21 racconti', edito per i tipi della Utet.

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"Sono ammaliato e ammutolito di fronte a tanta meravigliosa caparbietà, certe vite - sottolinea il Direttore generale dell’Ulss 6 Euganea, Domenico Scibetta - vanno conosciute e ammirate per il coraggio di non arrendersi, la tenace perseveranza, la ferma determinazione di diventare quello che si vuole essere. Quando l’ombra della malattia si è allungata su Monica, lei ha tirato fuori gli artigli e si è salvata. Ora quel coraggio, quella bellezza li trasferisce di giorno in giorno agli altri proprio nei luoghi ospedalieri dove il dolore è più forte, come una continua infusione di vita. Come recita un proverbio africano, nei giorni di grande vento si possono mangiare i frutti degli alberi alti. E la storia di Monica ne è esempio. Grazie, semplicemente e profondamente grazie".

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