La Sea Watch forza il blocco e fa rotta verso Lampedusa: "Basta, entriamo per necessità"

L'annuncio della Ong su Twitter: "La nostra comandante non ha scelta". Dopo avere ignorato l'alt della Guardia di Finanza la nave con a bordo 42 migranti è entrata in acque italiane

La Sea Watch

"Basta, entriamo. Non per provocazione ma per necessità, per responsabilità". La Sea Watch ha deciso di forzare il blocco e di entrare in acque italiane. È stata la stessa ong ad annunciare la decisione su Twitter poco dopo le 14: "In 14 giorni nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati. La nostra Comandante non ha scelta".

La Sea Watch, con a bordo i 42 migranti, dopo avere ignorato l'alt della Guardia di Finanza è arrivata all'isola di Lampedusa scortata dalla motovedetta delle Fiamme gialle. Intanto il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello ha attaccato il ministro Salvini accusandolo di una "sceneggiata mediatica". Parlando all'Adnkronos ha ricordato come stanotte siano sbarcate otto persone e non c'è stato alcun porto chiuso. "Come anche nei giorni precedenti. Poi, per 42 migranti che per 17 giorni stanno sulla nave, si sta scatenando il finimondo anche con implicazioni internazionali".

Sea Watch, Salvini: "Chi non si ferma viene arrestato"

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini in conferenza stampa al Viminale ha spiegato "Se qualcuno stasera non si ferma alla paletta dei carabinieri viene arrestato, mi domando perché non ci sia identico intervento da parte di chi di dovere nei confronti di chi è reiteratamente al di fuori della legge". "È come uno che non si ferma al blocco stradale", ha aggiunto prima di lanciare un suo ultimatum all'Unione Europea:

"Se l'Europa continuerà a mostrare il suo disinteresse noi possiamo considerare di non inserire più in banca dati europea i dati anagrafici degli immigrati che arrivano in Italia in modo tale che ognuno sia libero di circolare e di andare dove vuole".

Sea Watch forza il blocco e si dirige a Lampedusa

Il primo tweet rimanda in realtà ad un'intervista rilasciata due giorni fa dalla comandante della nave a 'Repubblica': "Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa - le parole del capitano Carola Rackete - So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo". Pochi minuti dopo è arrivata la conferma con un altro tweet: "Basta, entriamo". 

Intorno alle 15.30 sul profilo Twitter della Sea Watch è comparso un altro tweet: "La colpa: essere stati soccorsi da una ONG. La punizione: friggere sul ponte di una nave per settimane. Rifiutati e abbandonati dall'Europa. Intanto sono più di 200 le persone sbarcate nei giorni scorsi a Lampedusa. BASTA, siamo entrati". 

Dopo avere ignorato l'alt della Guardia di Finanza la Sea Watch si sta dunque dirigendo verso l'isola di Lampedusa. La motovedetta delle Fiamme gialle sta 'scortando' la nave della ong verso l'isola, dove la Sea watch, con a bordo i 42 migranti, dovrebbe arrivare tra poco meno di un'ora.




Salvini: "Useremo ogni mezzo per bloccare questo scempio del diritto"

Immediata la replica di Salvini nel corso di una diretta facebook: "L’immigrazione non può essere gestita da navi fuorilegge: siamo pronti a bloccare qualunque tipo di illegalità. Chi sbaglia, paga".

"Non è possibile - ha aggiunto il ministro - che il governo olandese se ne freghi, come se ci fosse una nave battente bandiera italiana davanti al porto di Rotterdam che decide come sfumare la marina militare. Basta. Qualcosa si svegli ad Amsterdam. La Sea Watch è una nave fuorilegge che mette in pericolo le vite di decine di immigrati per uno schifoso e squallido giochino politico. Adesso dicono: ce ne freghiamo e ci avviciniamo a Lampedusa. Avvisati i naviganti: useremo ogni mezzo democraticamente concesso per bloccare questo scempio del diritto".

"In Italia non sbarcano, piuttosto schiero la forza pubblica"

E ancora: "Chi sbaglia paga, non dico solo quella sbruffoncella di comandante che fa politica sulla pelle di qualche decina di immigrati per dimostrare chissà cosa pagata da chissà chi. Capitano avvisato, governo avvisato, istituzioni europee avvisate".

"Se in Europa esiste qualcuno - aggiunge Salvini -, se c'è un governo ad Amsterdam con un po' di dignità, lo dimostrino in questi minuti, altrimenti dall'Italia arriva a no. L'autorizzazione allo sbarco non c'è, piuttosto schiero la forza pubblica. I confini sono sacri e inviolabili". 

Delrio: "Stasera sarò a Lampedusa con una delegazione di deputati Pd"

"Sarò questa sera a Lampedusa, alla guida della delegazione dei deputati Pd che avvieranno la staffetta di presenza nell'isola, per monitorare la situazione della Sea Watch e continuare la nostra azione contro il comportamento disumano del ministro Salvini che sta tenendo in ostaggio da settimane i naufraghi raccolti dalla nave". Lo ha dichiarato il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio.

La raccolta fondi per pagare le spese al comandante della nave

Solo questa mattina la Sea Watch aveva lanciato una raccolta per pagare la multa al capitano Carola in caso di sbarco: "Se il nostro capitano Carola segue la legge del mare, che le chiede di portare le persone salvate sul #seawatch3 in un porto sicuro, potrebbe affrontare pesanti condanne in Italia. Aiuta a difendere i diritti umani, condividi questo post e fai una donazione per la sua difesa legale". Questo l’appello pubblicato sulla pagina Facebook della ong. 

Il no di Strasburgo allo sbarco

Ieri la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha rigettato il ricorso presentato dalla Sea Watch per ottenere l'autorizzazione allo sbarco in Italia. “Questa mattina abbiamo comunicato ai naufraghi la decisione della Corte di rigettare il ricorso. Sono disperati. Si sentono abbandonati. Ci hanno detto che la vivono come una negazione, da parte dell’Europa, dei loro diritti umani”, ha scritto la ong su Twitter.

Questo è il tracciato percorso negli ultimi giorni dalla #SeaWatch.

Disegna il confine tra acque territoriali italiane e quelle internazionali. Lo vedete?

Lo stanno percorrendo forzosamente 42 persone che l'Europa, continente di 500 milioni di abitanti, non vuole.

Quarantadue. pic.twitter.com/ePXoib3xwH

— Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) 23 giugno 2019

CEDU respinge il ricorso, la replica dei legali di Sea Watch

"Ricordiamo che per la nave Sea Watch 3 l’unico luogo di sbarco indicato a fronte di richieste fatte anche a Italia, Malta e Olanda, è stato il porto di Tripoli. Le autorità italiane hanno più volte invitato la nave a conformarsi alle indicazioni libiche, così di fatto auspicandosi il respingimento di tutti i naufraghi in un paese attraversato da una guerra civile e dal quale questi fuggivano per mettersi in salvo dalla detenzione e dalle torture", era stato il commento dei legali di Sea Watch dopo la decisione della CEDU.

"Il governo ha poi messo in campo un complesso dispositivo normativo e politico costruito per determinare l’attuale condizioni di blocco e che sta provocando gravissime violazioni dei diritti dei naufraghi, ai quali il diritto del mare e il diritto dei diritti umani assicurerebbero lo sbarco in un luogo sicuro e nel più rapito tempo possibile".

La nota dei Legali 👇🏼 pic.twitter.com/DaP5TIpXe4

— Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) 25 giugno 2019

"Quanto alla Corte, da un lato ha deciso di non intervenire in questa situazione mettendo in dubbio – ma non espressamente negando – la responsabilità italiana in relazione a tutta la vicenda, allo stesso tempo la Corte auspica inspiegabilmente che lo stato italiano assicuri l’assistenza necessaria a tutte le persone vulnerabili per età o stato di salute. Peraltro, tale appello alla responsabilità volontaria dell’Italia sembra totalmente esulare dalle possibilità di decisione spettanti alla Corte", scrivono gli avvocati della ong. 

L'Ue al lavoro per ricollocare i migranti

La portavoce dell’esecutivo comunitario Natasha Bertaud, durante un briefing con la stampa a Bruxelles, ha fatto sapere che la Commissione Europea "ha ricevuto la richiesta di sostenere in modo proattivo la ricerca di una soluzione che faccia seguito" al possibile sbarco di migranti a bordo della Sea Watch 3 a largo di Lampedusa. "Stiamo lavorando e siamo in contatto con più Stati membri”, ha detto Bertaud. La Commissione, precisa la portavoce, "non è nella posizione di designare un porto disbarco” ma “è in grado di organizzare il seguito una volta che lo sbarco venga deciso".

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