"Cattivi maestri", violenze in asili e materne (in attesa della legge sulle telecamere)

Roma, Como, Pavia: tre casi di violenze e umiliazioni nei confronti di bambini in poche ore. Che fine ha fatto la legge sulle telecamere negli asili?

Foto di repertorio (Pixabay)

Roma, schiaffi ed umiliazioni ai bambini dell'asilo: maestro sospeso dal servizio. Varzi, Pavia: un arresto e due denunce per maltrattamenti all'asilo. Cernobbio, Como: un'educatrice di 58 anni di un asilo nido è stata arrestata perché ritenuta responsabile di condotte violente nei confronti dei bambini. Tre casi in poche ore. Tre casi per cui i filmati girati all'interno delle strutture sono stati determinanti per le indagini. E l'interrogativo si ripropone: che fine ha fatto la legge sulle telecamere negli asili?

Pavia, maltrattamenti all'asilo: un arresto e due denunce a Varzi

Una maestra e titolare di un asilo di Varzi, in provincia di Pavia, è stata arrestata dopo le indagini della guardia di finanza per maltrattamenti sui minori ospiti della struttura. Lo rendono noto le fiamme gialle, che hanno denunciato a piede libero altre due collaboratrici della donna "per abuso dei mezzi di correzione nei confronti di minori". Le indagini della Guardia di Finanza sono iniziate qualche mese fa, quando - raccontano - nel piccolo comune di Varzi, sono iniziate a circolare voci sempre più insistenti su "presunte condotte anomale" da parte della titolare di un asilo nido a danno dei bambini. I filmati girati all'interno della struttura sono stati determinanti e hanno documentato le ripetute violenze, di natura fisica, tra spinte, strattoni e schiaffi, e psicologica. Le vittime sono bambini di età compresa fra uno e tre anni. Le prove raccolte dalla Guardia di Finanza hanno immediatamente indotto l'autorità giudiziaria pavese a disporre la misura della custodia cautelare domiciliare nei confronti di una donna di 50 anni, titolare della struttura, e a denunciare a piede libero due collaboratrici.

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Roma, schiaffi e umiliazioni ai bimbi dell'asilo: maestro sospeso

Un maestro di una scuola materna di Roma è stato raggiunto dal divieto di avvicinamento ai bambini e sospeso dal servizio. Gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, XI Gruppo Marconi e Gruppo Sicurezza Sociale Urbana, al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla scuola e ai bambini vittime di violenza e la misura della sospensione dal pubblico servizio nei confronti di un insegnante di 42 anni di una scuola dell'infanzia del Municipio XI. Gli agenti hanno accertato come 19 bambini sono stati costretti a subire, durante le lezioni, violenze fisiche e psicologiche.

Le indagini sono state avviate nel dicembre 2018 a seguito della denuncia presentata da parte dei genitori di alcuni bambini di una scuola materna della zona sud-ovest della Capitale. I familiari si erano rivolti alla Polizia Locale del Gruppo Marconi per denunciare presunte percosse e vessazioni a cui venivano sottoposti i propri figli da parte di un insegnante, durante le lezioni. In particolare i bambini lamentavano vari soprusi, tanto da aver iniziato a manifestare atteggiamenti anomali nell'ambito familiare, oltre alla volontà di non frequentare più la scuola. Le indagini, svolte anche attraverso le telecamere installate all'interno della scuola, hanno consentito di accertare come diversi bambini fossero sottoposti a maltrattamenti sia di natura fisica che psicologica: schiaffi, urla, spinte e costrizioni varie, oltre a forme di punizioni umilianti.

Maltrattamenti sui bambini in un asilo nido di Cernobbio: arrestata un'educatrice

L'ultimo caso arriva da Cernobbio, in provincia di Como, dove un'educatrice è stata arrestata perché ritenuta responsabile di condotte violente nei confronti dei bambini. I carabinieri della compagnia di Como hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip presso il tribunale di Como, nei confronti della donna di 58 anni, responsabile del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi aggravato, commesso in qualità di educatrice presso l'asilo nido. La donna sarebbe accusata di maltrattamenti nei confronti di bambini di età compresa tra i 3 e i 18 mesi.

Il disegno di legge per introdurre le telecamere negli asili e nelle case di cura

Casi del genere riempiono troppo spesso le pagine dei giornali, venendo alla luce soltanto molto tempo dopo l'inizio delle vessazioni, con i piccoli che sono costretti a subire maltrattamenti prima che qualcuno possa accorgersene ed intervenire. Che fine ha fatto il disegno di legge per introdurre le telecamere negli asili e nelle case di cura? Il testo firmato da Annagrazia Calabria di Forza Italia, che dispone misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso - anche di natura psicologica - in danno dei minori nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, si trova ancora impantanato al Senato. Dopo aver ottenuto il via libera dalla Camera dei deputati lo scorso 23 ottobre, il documento non ha più superato lo scoglio di Palazzo Madama, cadendo sistematicamente nel dimenticatoio per poi ritornare in auge ogni volta che viene scoperto un nuovo asilo degli orrori.

Telecamere negli asili, perché non sono tutti d'accordo

La legge, tuttavia, non mette tutti d'accordo. Già osservando le votazioni che hanno portato all'ok della Camera, emerge come l'opposizione sia contraria. Il 23 ottobre il ddl è passato con oltre 400 voti a favore, provenienti da M5s e dai partiti di centrodestra, mentre i voti contro sono stati 110 di Pd e Gruppo Misto. Non mancano le critiche. In molti si sono dichiarati contrari, invocando il rispetto della privacy, anche se va chiarito che il disegno di legge prevede che sia soltanto la polizia, previa richiesta, a poter visionare il materiale registrato dalle telecamere. Un altro nodo è quello dei costi: il ddl prevede un fondo sperimentale di 5 milioni di euro per i primi tre anni. Una misura definita "costosissima e irrealizzabile" dal deputato di Civica popolare, Gabriele Toccafondi, secondo cui sarebbe più conveniente investire su formazione e controlli. "Nel mio ddl - aveva detto la deputata Annagrazia Calabria - parliamo di 5 milioni di euro per il primo anno. Confidiamo nel buonsenso del governo. Stiamo parlando di bambini, anziani... Sono certa che i fondi si troveranno".

Il ddl è composto di sette articoli. Il primo spiega le finalità della legge ovvero quella di "prevenire e contrastare, in ambito pubblico e privato, condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità". E proprio la videosorveglianza viene individuata come uno strumento appunto di prevenzione e contrasto. Si tratterà di telecamere a circuito chiuso, è vietato l'uso di webcam. Il tutto, assicura Calabria, nel rispetto della privacy.

Videosorveglianza anti-maltrattamenti in asili e case di riposo: è la soluzione migliore?

Ci chiediamo: la videosorveglianza è la soluzione o solo una reazione "di pancia", nella speranza (non confortata da studi approfonditi) che le telecamere fungano sempre e comunque da deterrente? Va chiarito un punto: le telecamere si possono già mettere, se c’è il sospetto di reato e viene presentata denuncia alle forze dell'ordine. Saranno loro, e solo loro, a valutare se sia necessario indagare e con quali strumenti. La sorveglianza preventiva, invece, è un’idea che cozza con i fondamenti di uno Stato di diritto. Proprio come per le intercettazioni telefoniche non si intercetta, per ovvi motivi quantomeno pratici, la totalità della popolazione italiana per prevenire reati: si intercettano alcuni telefoni, e solo se c’è il sospetto di reato. Il tema privacy andrà insomma approfondito.

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