Terremoto a L'Aquila, dopo la terra tremano le casse

A 11 anni dal terremoto dell'Abruzzo il suo capoluogo e i 56 comuni del "cratere " sono ancora un cantiere che drena miliardi di euro: 18 quelli spesi fin qui, ma mancano altri quattro miliardi di euro. E i sindaci si rivolgono a Mattarella mentre WindTre lascia 160 dipendenti senza futuro

Sergio Mattarella con il cardinale Giuseppe Petrocchi e il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi in visita al cantiere del Duomo ancora in ricostruzione (Foto archivio Ansa)

L'Italia non dimentichi L'Aquila e le zone colpite dal sisma del 2009 affinché la loro ricostruzione torni al centro dell'agenda politica nazionale. È il senso dell'appello che il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, ha promosso e consegnato oggi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Si perché a undici anni dal terribile sisma che il 6 aprile 2009 ha terremotato 57 Comuni abruzzesi la ricostruzione è ancora in corso e drena miliardi di euro: 18 ne sono stati spesi fino ad oggi, ma secondo i sindaci del "cratere" ne servono altri 4 per portare a termine l'opera.

Secondo una inchiesta realizzata dall'agenzia Ansa per il decennale del terremoto, se la ricostruzione privata del centro storico de L'Aquila è in fase avanzata, la vera ombra riguarda la ricostruzione pubblica, praticamente al palo, e in particolare quella delle scuole. Le 60 frazioni del capoluogo mostrano evidenti i segni dei ritardi mentre nei 56 Comuni del cratere la ricostruzione muove appena i primi passi.

"Quest'anno terminano i fondi per la ricostruzione del capoluogo d'Abruzzo e degli altri 56 comuni coinvolti dal terremoto di 11 anni fa - ha spiegato il primo cittadino Pierluigi Biondi al presidente Mattarella - È necessario, pertanto, che il Governo individui e stanzi le risorse necessarie a completare il percorso di rinascita".

Per queste ragioni, al Presidente del Consiglio, anche quale titolare della delega alla Ricostruzione, chiediamo:

di assumere impegni formali ai fini di garantire, attraverso idonei strumenti normativi, risorse certe per la ricostruzione, da trasferire secondo tempistiche adeguate, nella misura valutata e indicata dai titolari degli Uffici speciali, per il quinquennio 2021-2025;

misure normative semplificate e strumenti legislativi utili per accelerare il processo di ricostruzione, con particolare riferimento al comparto dell’edilizia pubblica e scolastica. Non possiamo essere lasciati soli, sospesi nell’attesa di un ritorno alla normalità per il quale abbiamo lottato, nel quale abbiamo creduto, in nome del quale abbiamo ipotecato le nostre vite e il futuro dei nostri figli.

L'appello è stato promosso dai 57 sindaci insieme al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e dai presidenti delle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, rispettivamente Angelo Caruso, Diego Di Bonaventura e Antonio Zaffiri.

Oltre alle risorse economiche vengono invocate norme semplificate e più snelle nei processi di ricostruzione pubblica. Ad oggi i cantieri hanno permesso di recuperare buona parte degli immobili lesionati e progettare misure parallele per la ripresa economica e sociale. Ma resta ancora molto da fare.

L'Aquila, WindTre se ne va: 160 famiglie senza stipendio

Proprio oggi è inoltre arrivata una brutta notizia per i 160 lavoratori di Customer2Care che lavorano la commessa WindTre, commessa su cui pesa una disdetta del contratto di subappalto.

"L'operatore telefonico nel 2016 si era impegnato a garantire i livelli occupazionali e contrattuali nella sede di L'Aquila, oggi invece volta le spalle alla città ed ai 160 lavoratori” spiega Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

Su questo è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. "È un tradimento della promessa fatta alla città dall'operatore telefonico nel 2016. WindTre deve fornire riscontro immediatamente".

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