Via libera ai test sierologici per i dipendenti: storia di un insuccesso annunciato

Gallera fino a pochi giorni fa invitava a non farli, definendoli inutili. Ora saranno le aziende a decidere se procedere, ma in tal caso dovrebbero occuparsi di tutto e comprare in anticipo anche una scorta di tamponi a 63 euro ciascuno. Un meccanismo farraginoso

Fa già discutere in Lombardia il via libera ai test sierologici privati. Ci sono alcuni dubbi di metodo, ma anche altri sul senso di tutta l'operazione, se messa in piedi così. Partiamo dalle certezze: è stato dato il via libera ufficiale anche alle aziende per fare i test sierologici privati nella regione più colpita dall'epidemia di coronavirus. Un tentativo di avere un quadro più preciso sulla reale diffusione del virus nelle province lombarde. Ma il peso di tutto sembra ricadere sulle aziende che si dimostreranno particolarmente volenterose, a conti fatti. La giunta regionale con un provvedimento approvato martedì stabilisce le regole e i criteri per l'esecuzione dello screening al di fuori del sistema sanitario nazionale. 

"Chiarezza, trasparenza e responsabilità, nell'ottica di favorire le analisi sierologiche da parte degli operatori privati, ma senza penalizzare in alcun modo la sanità pubblica, bensì contribuendo a rafforzarla" dice l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, che ha spiegato gli obiettivi in base ai quali la giunta regionale ha detto sì alla novità. "Il test sul singolo cittadino in forma autonoma non è utile e genera false aspettative - ha sottolineato - e per questo abbiamo previsto che sia possibile effettuarlo all'interno di una determinata comunità". Quindi "enti, aziende" potranno scegliere di effettuare una sorta di test di gruppo, in maniera privata e chiaramente a pagamento".

"Chi lo propone - spiega la Regione Lombardia  - deve occuparsi di tutto: acquisire i test sierologici, trovare il laboratorio che li processi, spiegare al cittadino che il test è volontario, reperire i tamponi a cui sottoporre la persona qualora questa dovesse risultare positiva al test. L'esecuzione del tampone non dovrà gravare sulle priorità della sanità pubblica. I laboratori pubblici e privati specializzati in Microbiologia e Virologia o con sezioni specializzate in Microbiologia e Virologia possono dunque erogare esami sierologici per anticorpi Sars-Cov-2, con determinate caratteristiche di qualità e affidabilità. Le Ats possono procedere all'integrazione dei contratti con gli erogatori individuando quale soglia minima di produzione l'attuale capacità produttiva e prevedendo che l'incremento di produzione di ogni singolo erogatore sia destinato per l'80% ai percorsi di sanità pubblica e per il restante 20%  in favore di altri soggetti senza oneri per il Sistema sanitario regionale", spiegano dalla Regione.

Ma non è tutto qui. Una ulteriore delibera stabilisce poi una tariffa di riferimento per l'acquisto dei tamponi pari a 62,89 euro. Perché oltre ai test "gli operatori privati che organizzano queste analisi nell'ambito delle loro campagne di screening sono tenuti - mette nero su bianco la regione - ad acquistare preventivamente un numero di tamponi pari al 10% del personale che desiderano sottoporre a test sierologico".  In sostanza, un'azienda che decidesse di sottoporre a test 100 propri dipendenti, dovrebbe acquistare a prescindere anche 10 tamponi, che dovrebbero costare 62,89 euro ciascuno. Al contrario, per i test sierologici non c'è nessun prezzo consigliato né tanto meno imposto. La Regione Lombardia ha invece finora coinvolto 34.000 persone nei test sierologici, privilegiando l'esecuzione del test su operatori sanitari e persone con sintomatologia Covid dopo periodo di quarantena a cui non era mai stato effettuato un tampone.

Il sindaco di Milano Beppe Sala avanza qualche dubbio (non è l'unico ad averne). "Ieri Regione Lombardia, attraverso il suo assessore al Welfare, ha detto che c'è un'apertura affinché i privati facciano i test dicendo però che se li pagano loro e che se ne prendono la responsabilità. Ora è un po' bizzarro che pochi giorni fa lo stesso assessore diceva 'invito tutti a non farli, li ritengo inutili'. Se però li fanno i privati possono essere utili, chissà.". Parlando di "bizzarrie, a proposito delle nostre norme ce ne è un'altra", aveva affermato Sala all'inizio del suo messaggio, evidenziando che se il Titolo quinto della Costituzione attribuisce alle Regione la tutela della Salute, il precedente Testo Unico "dice che il sindaco è `il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio': è bizzarro quindi perché il sindaco lo è non avendo però alcun potere". Fatto questo che mette il sindaco in "imbarazzo" quando "i miei cittadini e tanti dei miei dipendenti comunali che mi chiedono di poter fare i test".

Ma torniamo ai test sierologici a cui le aziende possono sottoporre da oggi stesso i propri dipendenti. L’azienda che lo richiede dovrà quindi occuparsi di tutto e deve acquistare preventivamente un numero di tamponi pari al 10% del personale che desidera sottoporre allo screening. Non un impegno da poco, dal punto di vista tanto economico quanto logistico (non è semplice trovarli). Quante aziende davvero si impelagheranno in tutte le problematiche insite in un test che fino a pochi giorni fa lo stesso assessore regionale non consigliava di fare?

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I problemi sono dietro l'angolo. Medici e virologi hanno sottolineato come in questa fase servano tamponi, tamponi e ancora tamponi. Molto più dei test sierologici. Perché proprio quando un numero maggiore di persone torna a lavorare, è doveroso sapere se si è malati e infettivi al momento. Di tutto c'è biosgno in questa fase 2 tranne che di un meccanismo lungo e farraginoso. Oggi in Lombardia ogni tre persone testate con tampone se ne trova una positiva, mentre in Veneto il rapporto è di uno su tredici. Il Veneto ha aggredito in maniera diversa questa epidemia, numerii alla mano analizza lo stesso numero di tamponi della Lombardia, ma il rapporto tra test rinofaringei e abitanti è imparagonabile. In Lombardia si fanno 99 tamponi ogni 100.000 abitanti, in Veneto ben 166. Test sierologici e tamponi non sono in alternativa, ma oggi come oggi è sui tamponi che bisogna lavorare, e farlo in fretta, perché dal 18 maggio si va verso una riapertura pressoché totale delle città. E i numeri del contagio in Lombardia, seppure non più allarmanti come qualche settimana fa, non sono ancora così incoraggianti.

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