“Tutti giù per terra”: come vive un bambino sotto le bombe nelle zone di guerra

Dal 13 al 19 maggio al Maxxi di Roma un'installazione di Save the Children per far rivivere in prima persona l'esperienza del bombardamento di una scuola in una zona di conflitto

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La campanella suona, ci si ammassa per tornare verso la classe stringendosi nel corridoio con le pareti colorate e piene di cartelloni con le lettere dell’alfabeto. La maestra aspetta sulla porta, richiama gli ultimi ritardatari. C’è la consegna dei lavoretti: i disegni sui sogni compaiono sui bambini, ingombri di pastelli e cera, astucci e quaderni. Fuori passano veloci degli aerei, così vicini che il rombo fa quasi tremare i vetri, ma la maestra per coprirli accende la radio. Quei rumori sono troppo forti. “Tutti giù per terra”, grida la maestra e tutti finiscono sotto i banchi, con la testa tra le mani, mentre la luce va via e quello che si sente sono solo le bombe e le grida. Poi qualcuno entra in classe e urla di uscire. È buio, si vede solo con le torce. Del corridoio attraversato prima non restano che polvere e macerie.

Una volta fuori, si torna alla vita normale. C’è il sole, nel cortile del Maxxi a Roma, dove ci ritroviamo tutti, con la luce che ferisce gli occhi. Abbiamo appena assistito a “Tutti già per terra”, un’esperienza immersiva creata da Save the Children per far sperimentare in prima persona cosa significa essere un bambino in un paese in guerra, viverlo dal suo punto di vista quando il suo piccolo mondo quotidiano viene sconvolto dalle bombe.

Cento anni di Save the Children, oggi come allora: “Stop alla guerra sui bambini” 

L’ambiente ricreato da Save the Children si rifà chiaramente a quella che potrebbe essere benissimo un qualsiasi istituto in Italia, dove intere generazioni dopo la Seconda Guerra Mondiale sono cresciute senza sapere cosa significa temere di uscire per andare a scuola e temere per la propria vita. E ritrovarsi tra quelle mura, rivedere disegni e poster che ciascuno di noi ha visto o realizzato in prima persona da bambino, sedersi sulle sedie di formica e giocherellare con i pastelli a cera con la voce della maestra in sottofondo, rende tutto più coinvolgente.

Bimbi sotto le bombe nei conflitti: una "generazione perduta"

Sono 420 milioni i bambini che vivono in aree di conflitto (uno su cinque al mondo): un numero in crescita rispetto ai 30 milioni del 2016 e raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Nel 2017 oltre 10mila minori sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti.

Nel mondo ci sono 27 milioni di bambini sfollati a causa delle guerre che non hanno più accesso all’educazione. Hanno dovuto lasciare la loro casa, la loro famiglia e la loro scuola, dopo averle viste spesso distrutte dalle bombe o dagli attacchi dei gruppi armati. Sono una “generazione perduta”, che si è vista colpita nel posto dovrebbe avrebbe dovuto essere più sicura – la scuola – e che rischia di non poter partecipare un giorno alla ricostruzione del proprio paese quando il conflitto sarà finito, privata del diritto all’educazione.

Soltanto nel 2017 si sono registrati oltre 1400 episodi di bombe sulle scuole mentre in Yemen, su 16mila scuole, a fine 2017 almeno 256 sono state completamente distrutte a cause dei bombardamenti aerei, 1.413 sono state parzialmente danneggiate e 686 sono state utilizzate come abitazione da migliaia di sfollati. Sono più di due milioni i bambini fuori dal sistema educativo e due terzi degli insegnanti non ha ricevuto uno stipendio regolare negli ultimi due anni. Situazione simile in Siria, sono i bambini fuori dal sistema scolastico sono 2,1 milioni. Ma non ci sono solo le bombe. A minacciare la sicurezza dei bambini ci sono anche i conflitti alimentati dai gruppi armati, come ad esempio nel Sud Sudan, dove il 30% delle scuole è stato danneggiato, distrutto, occupato o costretto alla chiusura lasciando 2,2 milioni di bambini fuori dal sistema scolastico. Numero simili anche nella Repubblica Democratica del Congo, dove il conflitto dura da più di vent’anni, e ci sono 1,9 milioni di bambini che non possono più andare a scuola. Posti dove "tutti giù per terra", purtroppo, non è più un verso da filastrocca da cantare tenendosi per mano, ma un grido lanciato prima che tutto diventi buio. 

(L’installazione sarà visitabile dal 13 al 19 maggio presso il Maxxi, aperta al pubblico su prenotazione)

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