Il premio Nobel Stiglitz: "L'Italia deve uscire dall'euro, i vantaggi sono chiari"

Tornando alla lira "i benefici probabilmente supererebbero i costi". Lo spiega l'economista americano che tuttavia suggerisce un'alternativa: "Lasciare la moneta unica non sarebbe necessario se la Germania non impedisse le riforme necessarie e permettesse di ridurre l'austerità"

L'Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica, una mossa rischiosa ma che porterebbe vantaggi "chiari, lineari e considerevoli". Il suggerimento arriva dal premio Nobel all'Economia Joseph Stiglitz che, in una lunga analisi sul quotidiano paneuropeo Politico.eu riportata da EuropaToday, elenca quelli che ritiene essere i vantaggi dell'abbandono dell'euro per il nostro Paese.

Partendo dalla considerazione che Salvini e Di Maio fanno bene a richiedere una forte riforma dell'Europa, lo studioso americano mette in mostra come Bruxelles ha invece "introdotto forti restrizioni su debiti e deficit”, che rappresentano ulteriori ostacoli alla ripresa economica.

"Quello che c'è da fare è risaputo ma il problema è la riluttanza della Germania che impedisce ogni cambiamento"

Il "rischio Grecia" per l'Italia

Stiglitz porta l'esempio della Grecia di Alexis Tsipras, che l'economista definisce “timida e inesperta”, avrebbe a suo dire dovuto rigettare i vari piani di salvataggio e uscire dalla moneta unica, ma non ha avuto il coraggio di farlo, e “il risultato è stata la stagnazione”, con il Pil del Paese che dal 2015 “è crollato del 25 percento dal suo livello pre-crisi”, e da allora “si è mosso appena”.

"Roma non deve fare lo stesso sbaglio. In assenza di riforme significative, i benefici per l'Italia di lasciare l'euro sono chiari, lineari e considerevoli."

“Un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più - afferma Stiglitz - I consumatori sostituirebbero le merci importate con quelle italiane. I turisti troverebbero il Paese una destinazione ancora più attraente”, tutto ciò “stimolerà la domanda e aumenterà le entrate del governo”, e in questo modo “la crescita aumenterebbe e l'alto tasso di disoccupazione in Italia (che è all'11,2%, con il 33,1% di quella giovanile) diminuirebbe”.

Naturalmente il Nobel sa benissimo che ci sarebbero difficoltà non da poco da affrontare in seguito a una scelta del genere, spiegando che la vera sfida sarebbe “lasciare la zona euro minimizzando i costi economici e politici”.

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