"Patrick Zaky torturato come Giulio Regeni", ma l'Egitto per l'Italia è un partner da "armare"

"Torturato con scosse elettriche". È forte la denuncia di Amnesty international mentre continuano le mobilitazioni per chiedere la liberazione dello studente dell'università di Bologna arrestato in Egitto. "Incontrò Giulio Regeni durante una conferenza" rivela una compagna di corso

Regeni "rassicura" Zaky, davanti alle due figure campeggia la parola "Libertà" scritta in lingua araba. Il murale della Street Artist Laika

Giulio Regeni che abbraccia Patrick Zaky e lo rassicura dicendogli: "Stavolta andrà tutto bene". Una immagine simbolica apparsa a pochi passi dell'Ambasciata d'Egitto a Roma per sollecitare il governo a chiedere la liberazione del ricercatore dell'università di Bologna, arrestato venerdì scorso mentre si trovava in Egitto.

L'opera della Street Artist Laika ritrae Zaky con indosso una divisa da carcerato: Patrick George Zaky sarebbe stato sottoposto a torture da parte della polizia egiziana stando a quanto riferito dall'avvocato del noto attivista nel campo dei diritti umani e LGBT.

Zaky, Amnesty denuncia: "Torturato per 17 ore"

Il giovane dottorando dell'università di Cambridge, ucciso all'inizio del 2016, si rivolge con queste parole a Patrick George Zaky, ricercatore dell'Alma Mater di Bologna, noto per il suo impegno nel campo dei diritti umani e LGBT, arrestato venerdì scorso mentre si trovava in Egitto e, stando a quanto riferito dal suo avvocato, sottoposto a torture da parte della polizia egiziana.

Come denuncia Amnesty international Patrick avrebbe subito un interrogatorio di 17 ore, bendato e ammanettato tutto il tempo, con minacce, colpi a stomaco, schiena e torturato con scosse elettriche. 

"La frase 'Stavolta andrà tutto bene' serve soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale - spiega l'artista - Non si può permettere che quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo".

Il giovane dottorando dell'università di Cambridge venne ucciso all'inizio del 2016 in circostanze rimaste senza un colpevole nonostante le rassicurazioni fornite più volte dal governo egiziano, da ultimo al nostro ministro degli esteri Luigi Di Maio.

"Spero anche che, pur non essendo un cittadino italiano, il nostro paese possa vigilare su quanto sta accadendo - conclude la street artist - Vorrei che questo mio piccolo gesto fosse da stimolo ai media per accendere ancora di più i riflettori sulla vicenda di Zaky".

Un appello che scalda sopratutto gli studenti dell'università di Bologna dove Zaky studiava."Stiamo cercando di fare qualcosa ogni giorno per mantenere viva l'attenzione - dice Francesca Santoro di Amnesty Bologna - saranno sempre mobilitazioni come questa, e in piùAmnesty si vuole mobilitare anche a Roma per sollecitare il governo italiano".

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Oltre agli attivisti dell'associazione, tanti studenti hanno aderito al presidio indetto dal collettivo universitario Link Bologna e Adi, l'associazione dei dottorandi dell'Università. "Patrick libero, vogliamo il rientro immediato di Patrick in Italia - dice Giada Rossi, che frequenta il master con Zaky - vogliamo soprattutto che si apra un'indagine per capire cosa è successo nelle 24 ore in cui era scomparso e non si avevano sue notizie".

Chi è Patrick George Zaky

Patrick Zaky è stato arrestato all'aeroporto de Il Cairo la notte tra giovedì 6 e venerdì 7 febbraio. Attivista per i diritti civili e ricercatore, frequentava il primo anno del master in studi di genere e delle donne all'università di Bologna. 

Cittadino egiziano, ex studente di farmacia, Zaky durante la primavera araba cambia settore di studi e si attiva nel campo dei diritti Lgbt, politici e religiosi. È sempre stato al centro di ogni battaglia per i diritti umani in Egitto. Si era da poco trasferito in Italia per focalizzare i suoi studi sul genere.

"Proprio qualche giorno fa Patrick ci ha raccontato che una volta incontrò Giulio Regeni durante una conferenza" racconta a Bolognatoday Katherine, una studentessa irlandese che frequenta lo stesso corso di Zaky all'università di Bologna

"Doveva tornare qui la settimana prossima e invece è in stato di fermo tra le mani di chi ha ucciso Giulio Regeni"

Intanto sono state superate le 10.000 firme alla petizione di Amnesty per chiedere la scarcerazione immediata di Patrick George Zaky.

Il caso arriva alle pagine di cronaca mentre Governo italiano sta facendo gli approfondimenti tecnici per decidere se vendere all’Egitto due fregate militari della nostra Marina.

Due Fremm, le navi più moderne della nostra flotta che andrebbero a incrementare il  flusso di armamenti e tecnologie militari verso un paese violatore seriale di diritti umani e con cui l'Italia vede aperto da 4 anni il contenzioso sull'assassinio a Il Cairo del ricercatore Giulio Regeni, oltre alle divergenti visioni sul futuro della Libia (il presidente Al Sisi è uno dei principali sostenitori di Haftar).

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Ma d'altronde pecunia non olet. Nel solo 2018 è di oltre 69 milioni di euro l’export militare italiano verso Il Cairo, dieci volte il valore del 2017 e 2016, il doppio del 2015 e 2014. 

Navi da guerra italiane all'Egitto: "Così il Governo dimentica Regeni"

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