Diabete, cosa mangiare? Gli alimenti che regolano la glicemia

Per la prevenzione e la cura della patologia occorre curare l’alimentazione affinché abbia tutti i nutrienti utili per mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue

Il diabete è una malattia che si presenta quando il pancreas non produce abbastanza insulina (l’ormone che trasporta lo zucchero dal sangue alle cellule) e causa un accumulo di glucosio nel sangue, ovvero l’iperglicemia. Disturbi al cuore, ai reni e ai nervi e problemi alla vista sono alcune delle conseguenze della patologia conosciuta e molto diffusa (secondo il rapporto ARNO della Società Italiana di Diabetologia, sono circa 4 milioni gli italiani con diabete diagnosticato e probabilmente un altro milione che non ha ancora scoperto di avere la malattia) ma, spesso, curata male o in ritardo.

A giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella cura della malattia è una dieta bilanciata che prevede l’apporto di tutti i nutrienti per mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue. Napoli Today ha intervistato la biologa nutrizionista Marianna Tommasone per chiederle cosa bisogna mangiare per prevenire e curare il diabete.

Cos’è il diabete?

"Il diabete è una patologia caratterizzata da valori elevati di glucosio nel sangue (iperglicemia). Si parla di diabete quando i valori di glicemia a digiuno sono > 126 mg/dl”.

Qual è la differenza tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2?

“Il diabete di tipo 1, detto anche diabete infantile, ha un esordio prima dei 35 anni e i soggetti affetti sono tendenzialmente magri. Si tratta di una reazione autoimmune dell’organismo caratterizzata da un’autodistruzione delle beta-cellule del pancreas endocrino, responsabili della produzione di insulina. Questo ormone favorisce l’ingresso e la metabolizzazione del glucosio nelle cellule epatiche, muscolari e adipose. In questo tipo di diabete, in cui l’insulina non viene prodotta dall’organismo, è necessaria la somministrazione esogena dell’ormone. Infatti, il diabete di tipo 1 è anche detto diabete insulino-dipendente. Il diabete di tipo 2, detto anche diabete dell’adulto, ha, invece, un esordio dopo i 35 anni e i soggetti affetti sono generalmente in sovrappeso o obesi. In questo caso il pancreas produce insulina, ma l’incremento dei livelli ematici di glucosio può essere dovuto ad un’alterazione della produzione (deficit di secrezione di insulina) oppure della funzione (insulino-resistenza) dell’ormone”.

Quali sono i principali fattori di rischio?

“Per il diabete del tipo 1 i fattori di rischio non sono ancora del tutto chiari, ma tendenzialmente in questi soggetti c’è una predisposizione genetica. Per il diabete di tipo 2 i fattori di rischio sono maggiormente noti e possono essere la familiarità, l’età, l’alimentazione, il sovrappeso o l’obesità, uno stile di vita sedentario, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie”.

Che ruolo gioca l’alimentazione nell’insorgenza della malattia?

“Il diabete, in particolare di tipo 2, rientra tra le “malattie del benessere”, ovvero tutte quelle malattie collegate all’abbondanza e alla facile disponibilità di cibo, che potrebbero sembrare aspetti positivi, ma in realtà stanno determinato un effetto negativo sulla salute. Quindi, un’alimentazione eccessiva e squilibrata svolge un ruolo importante nell’insorgenza del diabete”.

Che tipo di dieta dovrebbe seguire il diabetico?

“Il trattamento dietetico deve assicurare un buon controllo glicemico, prevenire le complicanze della patologia e garantire il raggiungimento di uno stato di benessere non solo fisico ma anche psichico. Per cui la dieta da seguire deve essere personalizzata in base alle necessità del soggetto. Comunque, studi scientifici hanno confermato che riequilibrare l’introito di tutti i macronutrienti (carboidrati, lipidi, proteine), consumare 5 pasti al giorno e svolgere esercizio fisico regolare favoriscono un buon controllo glicemico e di altri fattori associati alla patologia”.

Può stilarci un elenco di cibi vietati nell’alimentazione del diabetico?

“Non ci sono cibi vietati. Bisogna solo fare attenzione alla frequenza di consumo, alla quantità di assunzione e all’associazione di determinati alimenti”.

Continua a leggere l’intervista su Napoli Today

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