Reflusso gastroesofageo, cosa mangiare e cosa evitare: i consigli della nutrizionista

“Evidenze scientifiche hanno confermato che un’alimentazione squilibrata e uno stile di vita stressante rientrano tra i fattori responsabili del disturbo”. L’intervista alla dott.ssa Marianna Tommasone

Reflusso gastroesofageo, cosa mangiare e cosa evitare: i consigli della nutrizionista

A causa della sua grande diffusione è stato recentemente battezzato “malattia del terzo millennio”. Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto fastidioso che comporta la risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago.

I sintomi tipici che accompagnano questi episodi di reflusso sono bruciore di stomaco, acidità e rigurgito di contenuto gastrico, talvolta sino alla bocca. Oltre a questi si possono anche presentare sintomi cosiddetti atipici o extraesofagei, come la tosse secca stizzosa, attacchi di asma, raucedine, abbassamento della voce, necessità di schiarirsi sempre in gola e problemi di insonnia. Questa patologia è in crescita, anche tra i più giovani, in tutti i paesi europei dove interessa dal 10% al 20% della popolazione.

Le ragioni sono da ricercarsi negli stili di vita (poca attività fisica, abuso di tabacco e alcolici, ecc.), nell’alimentazione, ma anche in stati d’ansia e stress, fattori che giocano un ruolo tanto importante quanto la familiarità e le disfunzioni anatomiche o funzionali. Oltre a una terapia farmacologica, quindi, è fondamentale seguire un’alimentazione corretta e “mirata” al fine di ridurre la sintomatologia. Alcuni cibi, infatti, posso aumentare l’acidità gastrica aggravando i sintomi. Altri, invece, sono in grado di ridurla.

NapoliToday ha intervistato la dott.ssa, biologa nutrizionista, Marianna Tommasone, per capire come agisce l’alimentazione in presenza di questa patologia e quali cono i cibi consigliati e quelli sconsigliati a chi soffre di reflusso gastroesofageo.

Dott.ssa, ci può spiegare bene cosa è il reflusso gastroesofageo?

“Il reflusso gastroesofageo è un fenomeno fisiologico caratterizzato dalla risalita di materiale gastrico in esofago, ed è frequente, in particolare, dopo i pasti. Si parla, invece, di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), quando la frequenza e l’entità del fenomeno sono maggiori e si associano alla comparsa di sintomi (tipici e/o atipici) o complicanze secondarie alla risalita del contenuto acido in esofago”.

Con quali sintomi si manifesta questa patologia?

“I sintomi tipici sufficienti per fare una diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo sono: pirosi (bruciore retrosternale) e rigurgito acido (percezione di liquido amaro o acido in bocca). Oltre ai sintomi suddetti, ci sono anche dei sintomi atipici o extraesofagei: dolore toracico, disfagia (difficoltà a deglutire), tosse secca, asma, raucedine, problemi di insonnia. Se il fenomeno viene trascurato può determinare la comparsa di complicanze secondarie, come l’esofagite (infiammazione della mucosa esofagea) che con il tempo può evolvere in danni al tessuto esofageo sotto forma di erosioni e piccole ulcere, l’esofago di Barrett (metaplasia intestinale), la stenosi esofagea (restringimento dell’esofago), la laringite o faringite cronica, bronchiti e/o polmoniti, sinusite”.

Ci sono soggetti più a rischio?

“Negli ultimi due decenni il tasso d’incidenza dalla MRGE è aumentato da tre a quattro volte. Studi relativi all’età, indipendentemente dal sesso, hanno dimostrato che questo disturbo colpisce con maggiore frequenza i soggetti al di sopra dei 40 anni e gli anziani. Anche gli obesi e i fumatori rientrano tra le principali categorie a rischio".

Quali sono i fattori che scatenano questo disturbo?

“Tra i principali fattori predisponenti la comparsa della malattia da reflusso gastroesofageo ci sono l’ipotono dello sfintere esofageo inferiore, l’ernia jatale, l’aumento della pressione intra-addominale che interessa soprattutto gli obesi, un rallentato svuotamento gastrico e l’abuso di farmaci. Evidenze scientifiche hanno affermato che anche un’alimentazione squilibrata e, più in generale, uno stile di vita stressante rientrano tra i fattori responsabili del disturbo”.

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