Cronache marziane

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Ken Loach, dalla parte giusta

Un’intensa giornata di solidarietà, di lotta e di progettualità condivisa. La necessità di raccontarla era l’unica certezza che io e Nicola Di Lecce avevamo alle 4 del mattino del 7 dicembre 2012, dopo aver partecipato insieme a tantissimi altri all’assemblea con Ken Loach al Cinema Ambrosio di Torino.

Bisognava raccontare quella vertenza emblematica dello sfruttamento imposto ai lavoratori esternalizzati, precari, licenziati; dei diritti loro negati, e del sostegno che avevano ricevuto da un regista del calibro di Loach. Da qui è partito il progetto del documentario “Dear Mr. Ken Loach”, che prende il titolo proprio dall’incipit della lettera che alcuni lavoratori del Museo Nazionale del Cinema di Torino scrivono al regista britannico nel luglio 2012, dopo aver saputo che il Torino Film Festival - gestito ed organizzato dallo stesso Museo del Cinema - avrebbe assegnato a Loach il “Gran Premio Torino” 2012.

Sintesi di fatti ed antefatti: in cinque erano stati licenziati dalla cooperativa Rear, che svolge in appalto alcuni servizi per il Museo (pulizie, accoglienza visitatori, vigilanza, ecc.). Forse una coincidenza, ma proprio quei cinque si erano apertamente espressi contro la decurtazione dei loro già magri stipendi. Presidente della Rear è Mauro Laus, consigliere regionale del PD ed in Regione vice presidente della Commissione Cultura. In base alla dichiarazione dei redditi, nel 2011 Laus sarebbe risultato come il consigliere più ricco del Piemonte.

Opportuno ricordare che fra i soci fondatori del Museo Nazionale del Cinema ci sono il Comune di Torino, la Provincia di Torino e la Regione Piemonte - tutti soggetti pubblici.

Loach risponde alla lettera dei lavoratori: vuole capire meglio la vertenza, ne chiede i documenti e si avvale di un traduttore per capire bene tutta la questione. A seguito di questi approfondimenti, il regista chiede alla Direzione del Museo e del Torino Film Festival di avviare almeno un dialogo con i lavoratori ed il sindacato che li rappresenta.
A novembre 2012, di fronte al silenzio da parte del Museo e del TFF, sia nei confronti dei lavoratori che dei suoi solleciti, Loach decide infine di rifiutare il premio alla carriera, scelta che gli costerà la cancellazione della prima italiana del suo “La parte degli angeli” dal programma del TFF. La sua decisione riceve comunque il pieno sostegno di Paul Laverty, con cui ha sceneggiato questo e molti altri film.

Gianni Amelio, direttore artistico del festival, non lesina giudizi: quello di Loach è: 'un gesto narcisistico con una punta di megalomania', dichiara alla stampa. La grande maggioranza del cinema italiano si allinea compatto nel coro di biasimo verso Loach.

A festival concluso, Loach annuncia: “ Non vedo l’ora di incontrare i lavoratori di Torino che hanno perso il posto di lavoro, e tutti coloro che hanno a cuore i problemi dei sub-appalti e bassi salari”.

Il 6 dicembre 2012, nell’affollatissima assemblea presso il cinema Ambrosio, le tante vertenze in campo a Torino ed in Piemonte – dagli operai agli studenti, dai migranti ai senza casa – si raccolgono attorno al regista.

Quel giorno mi trovavo in quell’assemblea insieme a Nicola, con cui ho già collaborato ad alcuni documentari sui temi del lavoro. Eravamo partiti con la speranza di poter intervistare Loach su alcune questioni che ci stavano a cuore - intervista che, per sua grande disponibilità, il regista ha trovato il tempo di concederci nonostante il marasma scatenato dalla sua presenza torinese.

Così abbiamo provato a trasmettere, almeno in parte, l’energia che avevamo percepito in quell’assemblea, attivata dal gesto di coerenza fra l’opera e le azioni del cineasta Loach, un gesto che è andato ad assumere il senso di un forte riconoscimento di dignità per tante diverse battaglie.
Per questo abbiamo realizzato “Dear Mr. Ken Loach”. Ed anche per attestare quanto ci è caro il cinema che, in tutti questi anni, Loach ci ha saputo regalare.

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" Nasce in un'epoca di diffuso ottimismo che un po' le rimane addosso - ma sempre unito al pessimismo della ragione. Giornalista pubblicista, lavora come sceneggiatrice per il cinema, critico cinematografico, organizzatrice culturale, libraia, in un andirivieni fra Italia e nord Europa. Purtroppo non sopporta il freddo e si stabilisce in patria. A questo punto, però, ""scende in campo"": si occupa dell'ufficio stampa dell'USB (Unione Sindacale di Base), di documentari e, a tempo perso, di giardinaggio e orticultura. "

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