Curarsi mangiando

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Diabete, patologie endocrine e omocisteina: quali correlazioni?

Quando si parla di diabete e patologie endocrine, si sente tra l’altro anche parlare di una particolare associazione tra diabete stesso e livelli di omocisteina sregolati. Quali sono le correlazioni alla base tra le due cose? Ne ho parlato nell’articolo, chiarendo anche cos’è l’omocisteina, a cosa serve e quali sono i rischi correlati ad essa.

Dal diabete alle patologie endocrine: il ruolo dell’omocisteina

L'omocisteina è un intermedio del metabolismo di un amminoacido, la metionina, per cui sono necessari come cofattori l'acido folico e la vitamina B12. Essa è sostanzialmente  un aminoacido solforato, è un prodotto del metabolismoche il corpo riesce a prendere da particolari alimenti  trasformazione metabolica. L’omocisteina è fondamentale per aiutare a produrre alcune sostanze primarie nel nostro corpo: stiamo parlando degli antiossidanti, del glutatione e dei donatori di metile, SAMe. Come si può ben comprendere, il livello di omocisteina è un elemento molto importante per il nostro organismo, che si può ricercare nelle analisi del sangue,e deve essere equilibrato, né troppo alto né troppo basso.
Infatti, avere livelli troppo alti di omocisteina costituisce un fattore di rischio cardiovascolare e di problemi alle ghiandole endocrine indipendente dagli altri fattori di rischio come il diabete, l'ipertensione, , l'ipercolesterolemia con bassi livelli di colesterolo HDL, il fumo, ecc.

Omocisteina e Diabete di tipo 1: studi di correlazione tra le patologie

Ho accennato in merito all’associazione tra diabete di tipo 1 e iperomocisteinemia. La più frequente complicanza cronica del Diabete Mellito di tipo 1 è la retinopatia, che colpisce quasi tutti i pazienti affetti da questa patologia dopo 14 anni di malattia.

Studi sui diabetici di tipo 1 hanno confermato che i livelli plasmatici di omocisteina sono normali nelle fasi precoci della malattia per poi aumentare in condizioni di nefropatia o di elevata creatinina plasmatica. Un fattore da tenere in considerazione è l'associazione tra scarso controllo metabolico, insorgenza precoce e carenza di folati nei diabetici di tipo 1. Sappiamo bene che  l'effetto dell'insulina si ripercuote sul metabolismo di proteine e aminoacidi, tra i quali vi è anche la metionina. In pazienti sani, la concentrazione plasmatica di aminoacidi diminuisce significativamente dopo un carico orale di glucosio e aumenta nella fase successiva di rilascio dell'insulina endogena. Nei diabetici, questo calo non si osserva, a dimostrazione del fatto che vi è resistenza verso gli effetti dell'insulina sugli aminoacidi. La diminuzione della concentrazione plasmatica di metionina indotta dall'insulina può essere mediata attraverso l'aumento dell'assorbimento tissutale di metionina, oppure attraverso la via di transsulfurazione, che dà origine ad un aumento di omocisteina. I livelli plasmatici e intracellulari di omocisteina tendono così ad aumentare, specialmente in presenza di bassa attività dell'enzima cistationina β-sintetasi, il quale dovrebbe convertire l’omocisteina e la serina in cistationina e acqua.

Quando l’omocisteina è più alta o e più bassa del normale

E’ importante tenere sotto controllo l’omocisteina anche durante la gravidanza, perché dice veramente tanto riguardo almetabolismo dei folati, utili per assicurare la salute della madre e del bambino, e di notevole importanza sono anche gli ultimi studi che mettono in relazione  l’iperomocisteinemiacon patologie complesse e articolate come il morbo di Alzheimer. Emerge che maggiori sono i livelli di omocisteina nel sangue maggiore è il rischio cardiovascolare, di ictus e trombosi. Cosa significa ciò? Cheè preferibile  avere i livelli di omocisteina sierica sotto i 10 mcmol/l.L'iperomocisteinemia può essere classificata secondo l'entità: lieve (15-30 µmol/L), intermedia (30-100 µmol/L) o grave (>100 µmol/L).

Perché possono aumentare i livelli di omocisteina? La risposta è da ricercare nella nostra dieta e sul nostro genoma:ricordiamo proprio che, dal piano genetico, deriva l’enzima metilen-tetraidrofolato reduttasi (MTHFR) che svolge un ruolo centrale nel metabolismo di questo amminoacido. Sono i polimorfismi genetici presenti nella popolazione che portano a una minor funzione di questo enzima e di conseguenza a un aumento dei livelli di omocisteina nel sangue: un'eventuale mutazione di questo enzima valuta la trasmissione di questo carattere nella famiglia e di valuta con precisione il rischio cardiovascolare a cui si può andare incontro.
Con l’omocisteina bassa, l’organismo non riesce più a produrre il glutatione, una sostanza costituita da tre aminoacidi in grado di proteggerci dai radicali liberi. Se il corpo non riesce più a produrre glutatione i nervi diventano particolarmente suscettibili all’ossidazione e possono subire danni. Sostanzialmente però quello che accade nell’organismo di queste persone è che si innesca una reazione di questo tipo: i valori dei radicali liberi salgono, quindi sale la richiesta di glutatione, di conseguenza aumenta l’utilizzo e ancor più la necessità dell’omocisteina specialmente nelle diete basse nei livelli di zolfo.
Qual è il livello sotto il quale dovresti preoccuparti? Secondo alcune ricerche, valori intorno a 6 o 7 sono salutari e positivi per una diminuzione del rischio cardiovascolare. Se si scende al di sotto di questi livelli, però, decresce l’abilità di produrre i composti di cui è incaricata l’omocisteina.

Come regolarizzare l’omocisteina?

Come comportarci sul piano nutrizionale per regolare i livelli di omocisteina? Come prevenzione primaria, non basta solo pensare agli alimenti ricchi in acido folico, ma soprattutto allo stile alimentare che adottiamo quotidianamente, all’intake quotidiano vitaminico e alle nostre abitudini: l'abitudine al movimento come parte integrante della propria quotidianità, il corretto abbinamento a tutti i pasti di carboidrati e proteine, l'utilizzo esclusivo di cereali integrali, l'assunzione di almeno cinque porzioni di frutta e verdura tutti i giorni sono solo alcune delle indicazioni più utili per tenere a bada il rischio cardiovascolare. L’intake proteico deve essere all’incirca di almeno 1 grammo per ogni chilo di peso corporeo se non si fa attività fisica e circa 2 grammi per le persone attive.
L’eccesso di infiammazione, lo stress o i radicali liberi sono fattori da tenere altamente in considerazione! Questi fattori richiedono valori più elevati di glutatione, che per essere prodotti necessitano di buoni livelli di omocisteina. E’ necessario quindi ridurre lo stress, dormire di più, ridurre l’infiammazione e l’esposizione ai prodotti chimici, e talvolta anche ricorrere all’integrazione di glutatione.
Quando ci rendiamo conto, invece, che la causa dell'omocisteina alta è genetica,per ridurne i livelli ematici diventa fondamentale integrare acido folico fino a 5 mg al dì e vitamina B12, e monitorarealtri aspetti che contribuiscono a definire il proprio rischio cardiovascolare, con particolari esami clinici mirati. Dopodiché è essenziale verificare i livelli di omocisteina a distanza di circa 2 mesi dall'inizio della messa in atto delle indicazioni alimentari.
Uno studio norvegese ha verificato che riducendo l’intake della caffeina per almeno 6 settimane si poteva assistere ad una riduzione di almeno il 10% dei valori di omocisteina plasmatica e ad una riduzione dei valori di colesterolo: il caffè agisce riducendo l'assorbimento di acido folico dal tratto intestinale, o interferendo nella sua utilizzazione attraverso alcune delle sue componenti.
Inoltre, è importante ricordare che l’Oxiprolina potenzia l'effetto dei folati, il Magnesio svolge un'azione sinergica di riduzione del rischio cardiovascolare. Anche il ridotto apporto di zolfo è in grado di influenzare i valori, perché senza lo zolfo l’omocisteina tende a disgregarsi per fornire al corpo la ancor più richiesta cisteina. La cisteina è molto importante per numerose reazioni all’interno dell’organismo e se i livelli sono troppo bassi, il corpo tende a disgregare anche il glutatione per produrre sempre più cisteina. In questo caso, quindi, calano i livelli dell’omocisteina ma anche del glutatione. Se non si ottengono buoni risultati ingerendo alimenti contenenti zolfo è possibile avere una carenza di molibdeno (un minerale necessario alla decomposizione dei solfiti che favorisce il metabolismo dei carboidrati e l’assimilazione dei grassi). Potrebbe quindi essere opportuno aumentare l’assunzione di questo minerale oltre che indagare sui motivi per cui esso è carente.
 

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Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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