Curarsi mangiando

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Emicrania e cibo: come una dieta corretta può aiutare a stare meglio

Emicrania, che gran fastidio! Tormenta assai le persone che ne soffrono, e si ripercuote sulla vita quotidiana in maniera davvero fastidiosa. Eppure, l’alimentazione svolge un ruolo cruciale nella gestione della stessa. Come? Vi invito a leggere l’articolo in merito alla gestione alimentare dell’emicrania!

Un problema diffuso: l’emicrania

Emicrania? Quotidianamente si sente nominare questo problema, purtroppo le persone che ne soffrono sono numerose. E non si tratta di semplice mal di testa, è un problema molto più insidioso. Come indica il termine spesso, l'emicrania è quella forma di mal di testa che si presenta con un dolore intenso e continuo che coinvolge, generalmente, un solo lato della testa. L’emicrania colpisce maggiormente il sesso femminile, e può essere di due tipologie: con aura e senza aura. In entrambi i casi il mal di testa può durare da poche ore ad addirittura alcuni giorni.
Infatti, le pazienti che mi parlano dell’emicrania di cui soffrono, mi raccontano di questo disturbo che si presenta improvvisamente, e continua, imperterrito, anche per giorni! Nell'emicrania con aura i sintomi si presentano di solito nella fase precedente l'insorgenza del dolore tipico dell'attacco emicranico e vi sono ripercussioni sintomatiche di tipo visivo (zigzag luminosi, annebbiamento del campo visivo dal lato colpito dal dolore), talora associati a difficoltà nel parlare e più raramente a disturbi nella motilità. L'aura, di solito, interessa alternativamente solo una metà del corpo e presenta una durata variabile tra 5 e 60 minuti.
Gli attacchi di emicrania senza aura hanno una durata variabile tra 4 e 72 ore, sono monolaterali (spesso), con dolore di tipo pulsante, di severa o moderata intensità, talora aggravato dallo sforzo fisico; un esempio è una paziente che ho visitato ieri mattina, la quale mi ha riferito di avvertire, oltre che dolore intenso ed intermittente, anche nausea, fastidio per la luce, per i rumori.

Cause dell’emicrania

Le cause dell'emicrania non sono ancora del tutto note. Durante un attacco emicranico si verifica una costrizione dei vasi arteriosi con conseguente riduzione nell'apporto di sangue in particolari aree cerebrali. Questa fase corrisponde all'aura emicranica ed è seguita da una fase di dilatazione dei vasi sanguigni, che può causare la sensazione di male alla testa. Cambiamenti nell'attività del cervello provocherebbero un'infiammazione intorno ai vasi sanguigni con irritazione di alcuni terminali nervosi. A provocare il dolore durante un attacco, sembra essere una momentanea variazione nella circolazione sanguigna al di sotto della leptomeninge (ossia della meninge più interna, quella che riveste il cervello) dove i vasi sanguigni prima si restringono e poi si dilatano.

Affinché si possa agire consapevolmente ed efficacemente sul problema, risulta di fondamentale importanza conoscere i fattori che sono alla base del problema: le cause possono essere numerose, e possono essere sia di tipo circolatorio, sia di tipo psicologico, sia di tipo alimentare, o anche altro. In questo articolo voglio soffermarmi sui fattori alimentari che possono contribuire all’insorgenza dell’emicrania stessa. È importante quindi imparare a riconoscere il ruolo dell’alimentazione come concausa importante nell’evento emicranico e quali comportamenti adottare per contrastarne l’insorgenza, o anche per trattarlo.

Emicrania e alimentazione

C’è una correlazione importante tra cibo ed emicrania. In particolar modo, alcuni cibi possono provocare attacchi emicranici, mentre altri possono prevenirli o attenuarli. Prima di parlare di questi , vorrei spendere alcune parole sull’infiammazione da cibo, primo fattore emergente tra quelli in grado di causare tale disturbo.
L'infiammazione da cibo (così viene correttamente indicata, con un termine moderno, l’intolleranza alimentare) esprime una reazione a lunga permanenza nell’organismo, determinata dall'intervento di cellule o anticorpi diversi dalle IgE, che insorge dopo ore o giorni di assunzione ripetuta della sostanza alimentare (o di contatto con un agente ambientale non necessariamente alimentare) verso la quale abbiamo una reattività: nell'organismo esistono infatti meccanismi di controllo dovuti all'immunità innata che nei confronti degli alimenti riescono spesso a evitare lo scatenamento della reazione. Questo meccanismo prevede dunque il superamento di un “livello di soglia”. Il test QuASA: questionario anamnestico per l’identificazione del sovraccarico alimentare evidenzia ed avvalorala relazione tra infiammazione cronica sostenuta dal sovraccarico di esposizione agli stessi alimenti, e consente di svolgere una corretta indagine alimentare che analizza:

  • La predisposizione generale del paziente verso una FoodSensitivity, in relazione a fattori genetici, farmacologici e di storia individuale
  • Il sovraccarico alimentare nei confronti di sei gruppi alimentari: latte e latticini, glutine, lievitati e fermentati, nichel e grassi idrogenati,sale e salicilati
  • La correlazione tra sintomi di sovraccarico e alimenti che li provocano.

Col QuASA, ma anche con il test su sangue per individuare la presenza di una foodsensitivity, è possibile individuare quali gruppi alimentari possono provocare disturbi all’organismo che possono ricollegarsi con la patogenesi dell’emicrania.

Ora passiamo agli alimenti che possono portare all’insorgenza dell’emicrania. Come documentato da numerosi studi, alcune ammine biogene, come la tiramina (che deriva dalla tirosina), l'istamina e la feniletilamina, possono essere un’importante causa di disturbo emicranico.Trai cibi più frequentemente chiamati in causa nella comparsa del disturbo ritroviamo:

  • Formaggi, in modo particolare quelli molto stagionati o fermentati;
  • Cioccolato, cacao, frutta a guscio;
  • Agrumi, pomodori, crauti, lamponi;
  • Banane, avocado, fichi, prugne;
  • Carni stagionate, inscatolate, conservate o trattate (salsicce, salumi, pesce secco salato)
  • Glutammato monosodico (un esaltatore di sapidità contenuto soprattutto nei dadi da brodo, nella salsa di soia, in alcuni snack e nei preparati per zuppe; molto utilizzato nei ristoranti cinesi)
  • Aspartame (un dolcificante), nitriti (conservanti utilizzati soprattutto nei salumi e nelle carni in scatola) e solfiti (additivi presenti nei vini)
  • Cibi grassi e fritture
  • Gelato od altri alimenti freddi
  • Yogurt e panna acida
  • Aringhe e frutti di mare
  • Bevande contenenti caffeina: caffè, the, bibite tipo cola
  • Bevande alcoliche, in modo particolare vino rosso e birra (contengono anidride solforosa, soprattutto il vino bianco).

Una dieta varia ed equilibrata, ma soprattutto che non preveda un consumo frequente di queste categorie alimentari sopra citate, è essenziale per evitare l’emicrania. Ma non solo, bisogna prestare attenzione allo stile di vita in toto.
Innanzitutto, partiamo da un buon sonno notturno ristoratore per rigenerare bene i segnali nell’organismo: bere una tisana rilassante prima di andare a letto, fare un bagno caldo, stare lontani da fonti di luce bianca e blu (quindi non addormentarsi con la TV accesa o con lo smartphone). Fare attività fisica riduce i sintomi stress e migliora anche la circolazione e il controllo del dolore nell’organismo, attraverso il rilascio di endorfine, facendoci sentire più sereni e rilassati.

Tecniche di gestione dello stress, come yoga, danza rilassante, camminate all’aperto, bagni caldi, massaggi, ginnastica posturale, seguire la crononutrizione, sono tutti elementi da poter prendere in considerazione e affiancarli a quelli citati precedentemente per gestire al meglio l’emicrania.

Curarsi mangiando

Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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