Curarsi mangiando

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Glifosato, cos'è e quali ricadute ha sulla nostra salute

Avete sentito parlare di quest’erbicida particolare, il glifosato? È pericoloso per la nostra salute o possiamo assumerlo senza causare gravi problemi di salute? Nell’articolo cercherò di spiegarvi in modo semplice questi concetti, buona lettura!

Glifosato: l’erbicida più utilizzato al mondo

Ultimamente, si sente spesso parlare di questo diserbante, un prodotto chimico, non selettivo, in grado di distruggere qualsiasi tipo di erba infestante; è stato introdotto sul mercato nel 1974 e da allora è diventato l’erbicida più utilizzato al mondo, poiché economico e semplice da usare. È un prodotto impiegato sia in agricoltura che nel giardinaggio per la manutenzione del verde; inizialmente, è stato brevettato dalla Monsanto per la produzione di prodotti geneticamente modificati, come la soia, in seguito anche da altre aziende da quando il brevetto è scaduto nel 2001. 

Il glifosato agisce direttamente sulle parti verdi della pianta, per poi essere traferito alle radici, facendo seccare la vegetazione. In agricoltura viene utilizzato soprattutto prima della semina per eliminare le erbe infestanti, ma può essere usato anche sulle piante già cresciute in caso di colture resistenti; quindi, ciò che ingeriamo con gli ortaggi contiene glifosato? In realtà, si tratta di una domanda retorica; le prime autorizzazioni comunitarie per l’impiego dell’erbicida, in base alla normativa sui pesticidi, risale al 2002 poi sono state rivalutate periodicamente per salvaguardare la salute e l’ambiente, con proroga fino al 31 dicembre 2017, data nella quale la Commissione Europea dovrà decidere se rinnovare l’autorizzazione per altri 10 anni, motivo che ha generato caos e pareri discordanti.

Glifosato si, glifosato no

Già dal 2012 sono stati effettuati studi per verificare la pericolosità del prodotto, arrivando alla conclusione dei ricercatori francesi, che il glifosato fosse causa di grave cancerogenicità; nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha studiato tutti gli effetti sia per l’uomo che per gli animali, decidendo di inserire il prodotto chimico fra le sostanze “probabilmente cancerogene” (2A), ovvero sostanze cancerogene sicuramente negli animali, ma con dimostrazioni meno significative per l’uomo. I risultati sono stati quelli di un aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin negli agricoltori esposti per lavoro al glifosato e di danni genetici e stress ossidativo in cellule isolate. Se nel 2015 l’EFSA aveva sostenuto la stessa teoria dell’IARC, l’anno successivo l’OMS e la FAO sono arrivati alla conclusione che è improbabile che il glifosato possa causare cancro se ingerito tramite gli alimenti. Per limitare i rischi dell’erbicida, il Ministero della salute nel 2016 ha stabilito che non si potrà più utilizzare nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi, come parchi, giardini, campi sportivi ed aree ricreative, e che i prodotti contenenti ammina di sego polietossilata accoppiata al glifosatodovranno essere ritirati dal commercio nel novembre 2016, poiché probabilmente responsabili dell’effetto tossico sull’uomo.

Glifosato e alimenti

Dopo questa lunga spiegazione sui possibili rischi provocati dal glifosato, arriviamo al dunque: è un bene, quindi, consumare alimenti biologici? Per salvaguardare la nostra salute, è consigliabile rivolgerci al contadino di fiducia, ai negozi bio o creare un nostro piccolo orticello nel giardino, ma non sempre è possibile, quindi, involontariamente ci riempiamo di sostanze chimiche tossiche. Esiste un modo per detossificarci?

Federbio, Isde, Legambiente, Lipu e WWF hanno diffuso i risultati di una campagna definita #IPESTICIDIDENTRODINOI, che mette in luce come 15 giorni di dieta priva di pesticidi, bastino a cancellare alte concentrazioni di insetticidi e glifosato, misurati nelle urine di una normale famiglia italiana pesantemente contaminata dai pesticidi, con lo scopo di dimostrare quanto l’assunzione di pesticidi possa essere influenzata dalla dieta.

Sono stati analizzati 16 campioni di urine (4 per ogni membro della famiglia), ottenendo ben 13 risultati positivi e mettendo in mostra differenze significative tra prima e dopo la dieta bio al 100%; uno dei genitori registrava 0,26 microgrammi per litro (mg/l), mentre il bambino più piccolo arrivava a 0,19 rispetto a una media generale di 0,12 microgrammi per litro. Dopo i 15 giorni di dieta i valori sono arrivati sotto la soglia di rilevabilità: il padre che presentava una concentrazione di +116% di glifosato, dopo 15 giorni non manifestava alcuna traccia del composto, lo stesso valeva per i bambini.

Glifosato in Italia

Al momento, il glifosato continua a essere molto venduto non solo in Europa (1 milione di tonnellate l’anno) ma anche in Italia, dove la vendita conta all’incirca ben 10mila tonnellate l’anno, nonostante una letteratura vastissima, oltre 90mila documenti, che ne sottolineano rischi e pericoli per la salute. Nel nostro Paese non è possibile coltivare piante geneticamente modificate ma il glifosato viene comunque adoperato in agricoltura. L’uso del glifosato è vietato in parchi giardini, campi sportivi, aree di gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne, complessi scolastici e strutture sanitarie, ed il divieto scatta anche in agricoltura, durante il raccolto e la trebbiatura, ovvero quando i prodotti della terra sono ormai prossimi a finire nelle nostre tavole; tuttavia, a quanto pare il problema non è ancora stato risolto del tutto.

Conclusioni

Dai risultati ottenuti possiamo concludere che la nostra spesa deve essere fatta con consapevolezza, non fidarci del primo ortaggio presente sul banco ortofrutta, di dimensioni superiori alla norma, magari fuori stagione, che a mangiarlo ha tutt’altro gusto. Se cerchiamo dei pesticidi nel nostro organismo, sicuramente li troveremo, anche perché le aziende agricole pur mantenendoli sotto una soglia minima, per norma di legge, questi si accumulano nel nostro organismo. Il mio consiglio è quello di ricercarli effettuando il test epigenetico, che tramite il prelievo di pochi capelli, è in grado di fornirci le informazioni sui composti tossici presenti nel nostro organismo; a prescindere dal risultato ottenuto, la dritta da seguire sarà quella di scegliere frutta e verdura bio o prodotti bio (prestando attenzione agli ingredienti se si tratta di un prodotto più elaborato) come nel caso dei cereali e, soprattutto di stagione, in questo modo eviteremo l’accumulo di sostanze indesiderate e presumibilmente tossiche per il nostro organismo.

Curarsi mangiando

Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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