Curarsi mangiando

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Malattie autoimmuni: attenzione ai legumi nell’alimentazione

I legumi sono particolari alimenti che, in caso di malattie autoimmuni, come tiroidite di Hashimoto, fibromialgia, artrite reumatoide, ecc, vanno gestiti con particolare attenzione nella dieta del soggetto affetto da tali patologie. In questo articolo vi spiegherò tutto quello che c’è da sapere sui legumi e la loro correlazione con le malattie autoimmuni. Buona lettura!

Spesso e sempre più, negli ultimi tempi, quando applico i protocolli alimentari per le patologie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto, la fibromialgia, il morbo di Crohn, e così via, i pazienti (e non solo loro) spesso si sorprendono delle regole che applico nella consumazione dei legumi, dicendo: “Dottore, ma perché dobbiamo togliere i legumi nella prima parte del percorso alimentare? Non sono alimenti che invece dovrebbero far bene?”.

Legumi: sono buoni per tutti?

Come ribadisco sempre: un piano alimentare va personalizzatoin relazione al quadro di salute individuale: i legumi, così come altri componenti della nostra preziosissima dieta Mediterranea, sono prodotti alimentari che costituiscono una ricchezza delle nostre terre. Ricchi in fibre, carboidrati complessi di qualità e proteine importanti, prendono parte a numerosi piani alimentari in cui contribuiscono ad assicurare la giusta calma insulinica e la componente glucidica, per mantenere i livelli insulinici buoni nella fase post-prandiale e dare la giusta quantità di minerali e vitamine.

L’introduzione di legumi può essere di notevole importanza per molti di noi, ma assolutamente controproducente per tanti altri casi. In particolare, un soggetto che soffre di una malattia autoimmune deve avere in mente che talune molecole presenti in ciò che mangiamo hanno il potere di modulare il sistema immunitario, andando a peggiorare la sintomatologia della malattia stessa.

La verità sui legumi nelle patologie autoimmuni

Come ho ben indicato nel mio libro “La dieta anti-infiammatoria”, che è appena uscito e che potete trovare sul seguente sito i legumi sono stati classificati come alimenti della cosiddetta“zona grigia”, i qualisolo inizialmente (fase di detossificazione) sono stati esclusi dalla dieta, per poi essere reintrodotti step by step nelle settimane successive, per i motivi che vi espongo di seguito: i legumi: questi contengono lectine, saponine ed agglutenine, proteine che aumentano la suscettibilità alla tiroidite di Hashimoto. Le lectine sono proteine che legano i carboidrati e contribuiscono a tenere insieme più molecole di questi; si legano ai gruppi glicosilici di membrana delle cellule che rivestono il tubo digerente. A livello intestinale, possono influenzare il turnover e la perdita di cellule epiteliali intestinali, danneggiare le membrane luminali dell'epitelio, interferire con la digestione e l'assorbimento dei nutrienti, stimolare i cambiamenti nella flora batterica e modulare lo stato immunitario del tratto digestivo (Vasconcelos and Oliveira, 2004). Le saponine, in particolare il sottoinsieme dei glicoalcaloidi, possono contribuire all’autoimmunità in quanto alimentano i batteri patogeni, causando disbiosi intestinale e penetrano nella circolazione sanguigna causando emolisi, ossia la distruzione della membrana dei globuli rossi (Gee JM et al., 1996). Infine, le agglutenine stimolano il sistema immunitario innato ed adattativo, si legano alle cellule immunitarie interferendo con la loro funzione, inoltre sono sostanze che il seme usa per non essere digerito (Cordain et al., 2000).

Legumi e autoimmunità: come comportarsi

Vi sono tecniche di preparazione degli alimenti che permettono di poter abbassare il livello di saponine e agglutenine, come l’ammollamento dei legumi in acqua tiepida, la lunga cottura degli stessi, l’eliminazione della pellicina e della buccia con il passaverdure. Discorso diverso sussiste invece per le lectine, che costituiscono la struttura in toto del legume: diminuire il tenore di lectine, scindendo i legami che le formano prima ancora che aggiungano lo stomaco, e rendendole quindi disponibili alla digestione, risulta non completamente fattibile per mezzo dei metodi di trattamento dei legumi sopraelencati:per questo motivo, per la presenza delle lectine non completamente eliminabili dai legumi, si consiglia di gestire con attenzione l’assunzione dei legumi nella dieta del soggetto con patologia autoimmune inserendoli in un secondo momento, dopo un periodo di almeno quattro settimane, dopo ovvero una prima fase di detossificazione dell’organismo dalle sostanze pro-infiammatorie.

Si è cominciato a evidenziare il ruolo svolto dalle lectine sulle malattie autoimmuni a seguito di alcuni studi condotti dal dottor L.Cordain, condotti in pazienti malati di artrite reumatoide e poi estesi ad altre patologie autoimmuni, in particolare celiachia, diabete di tipo I, ipotiroidismo di Hashimoto e psoriasi.

Le lectine: tutto ciò che c’è da sapere sull’autoimmunità

Le problematiche che emergono dalla presenza delle lectine negli alimenti sono le seguenti:

  • Aumentano la crescita di batteri, quali E.coli e L.lactis (Liener et al., Banwell et al., Pustai et al.);
  • Causano modifiche al citoscheletro delle cellule epiteliali intestinali attraverso l’oscuramento di alcuni siti di legame, aumentano l’endocitosi e diminuiscono la lunghezza dei microvilli (Liener et al, Sjolander et al, Pusztai);
  • Aumentano la permeabilità di membrana intestinale (Sjolander et al., Greer&Pusztai, Liener);
  • Amplificano l’espressione di HLA nelle cellule intestinali (Weetman);
  • Stimolano la proliferazione delle T-cellule del sistema immunitario (Uder et al., Clevers et al.);
  • Stimolano la produzione di citochine proinfiammatorie (Firestein et al., van denBourne et al.).

Le lectinemanifestano il loro effetto negativo in persone con predisposizione a malattie autoimmuni (o malattia già in atto) e/o con enzimi disfunzionali: quando viene consumata una quantità eccessiva di lectine, esse sono in grado di causare un severo danno intestinale, che porta ad una permeabilità delle maglie intestinali. La leakygutsyndrome è la sindrome da intestino permeabile, che le ricerche scientifiche degli ultimi tempi pongono alla base di varie malattie autoimmuni, nonché di allergie, intolleranze e processi infiammatori di vario tipo.

Quindi, i legumi sono prodotti nobili della terra, ma attenzione all’uso che se ne fa.

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Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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