Curarsi mangiando

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Sindrome dell’ovaio policistico: la dieta più efficace per trattare la patologia

Molte sono le donne che soffrono della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), il quale si presenta come un disturbo del sistema endocrino che va a generarescombussolamenti fisici e ormonali nella donna che ne soffre. Nuovi studi hanno parlato di un efficace approccio dietetico per trattare in modo efficace la patologia. Buon lettura!

Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

Sono molte le donne che durante la visita mi dicono di avere la sindrome dell’ovaio policistico e la domanda diventa quasi spontanea, ovvero mi chiedono: “Dottore, può essere che errori nello stile di vita e nella mia alimentazione possono generare il disturbo?”

La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo in cui le ovaie producono più androgeni, interferendo con l’ovulazione, ossia col rilascio dell’ovulo dalle ovaie. Gli ovuli sono contenuti nei follicoli presenti nelle ovaie e una volta maturi, vengono rilasciati mediante lo scoppio proprio dei follicoli. Tale meccanismo, invece, non avviene nelle donne con policistosi ovarica, motivo per cui, non maturando, i follicoli si raggruppano formando le cisti tipiche di questa sindrome.La PCOScostituisce una causa rilevante di infertilità e, più in generale, influisce negativamente sulla qualità della vita delle persone che ne sono affette. La diagnosi di questa sindrome in base ai Criteri di Rotterdam, richiede la presenza nelle pazienti di almeno due delle seguenti caratteristiche cliniche: disturbo ovulatorio cronico, iperandrogenismo e ovario policistico.

L’infertilità nasce dunque dal fatto che le donne con PCOS presentano irregolarità mestruali, quali assenza del ciclo (amenorrea) o comparse rare dello stesso (oligomenorrea), cicli dolorosi o cicli anovulatori (perdita di sangue senza ovulazione), che corrispondono quindi ad un’assenza di ovulazione, fondamentale per il concepimento.

PCOS, autoimmunità, Tiroidite di Hashimoto

L’aumento delle disfunzioni endocrine in diffusione ai giorni d’oggi ha evidenziato  ancor di più l’associazione tra sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e tiroidite di Hashimoto. Sebbene la causalità dell’associazione di queste due patologie è ancora non completamente chiarita, entrambe condividono alcune caratteristiche comuni, quali l’aumento dell’infiammazione e quindi dell’adiposità, l’aumento della resistenza all'insulina,  la produzione leptinica e l’autoimmunità squilibrate.Le conseguenze per le ovaie si ha proprio quando nella tiroidite si ha la fase subclinica di ipotiroidismo: qui, la morfologia ovarica diventa policistica. Vediamo quali sono i meccanismi alla base di ciò. L'aumento del TRH porta ad un aumento della prolattina e dell'ormone stimolante della tiroide (TSH). La prolattina contribuisce alla morfologia dell'ovaio policistico inibendo l'ovulazione come risultato del cambiamento nel rapporto tra l'ormone follicolo-stimolante (FSH) e l'ormone luteinizzante e l'aumento del deidroepiandrosterone dalla ghiandola surrenale. L'aumento del TSH contribuisce anche al suo effetto di ricaduta sui recettori FSH e deposizione di collagene nelle ovaie.

PCOS, stile di vita e alimentazione

Tecniche di gestione dello stress, il riposo mentale e anche fisico, fare costantemente un'attività sportiva moderata, sono in primis sempre fattori importanti per riattivare le funzioni corporee e per i suoi benefici effetti sulla sfera nervosa.

Per quel che concerne l'alimentazione, dovranno innanzitutto essere corrette le eventuali carenze, in particolare di proteine, vitamine e minerali. Bisogna fare una colazione abbondante, con carboidrati, proteine, una parte liquida e della frutta; la frutta e verdura devono essere sempre presenti nei pasti, e un'ottima modalità di assunzione di frutta e verdura è rappresentata dai centrifugati (un paio di bicchieri al giorno). Ovviamente sono da privilegiare i vegetali freschi, di stagione e possibilmente biologici.

Altrettanto importante è l'eliminazione dei cibi nocivi come quelli raffinati (zucchero, compreso quello di canna, farina bianca, riso brillato ecc.), i prodotti industriali e “cibi spazzatura” ed assicurarsi ad ogni pasto le giuste proporzioni tra carboidrati, proteine e fibre, per raggiungere facilmente la "calma insulinica" e regolarizzare gli assi.

PCOS e utilizzo dell’inositolo: nuovi studi ne parlano

Di recente linositolo ha assunto un ruolo molto rilevante nell’ambito del trattamento dell’Ovaio Policistico. C’è però inositolo e inositolo, dipende da quale stereo isomero consideriamo. Con il nome di stereo isomeria la chimica classifica quelle molecole che sono costituite dagli stessi atomi, collegati tra loro allo stesso modo, ma disposti nello spazio in maniera diversa, un po’ come quei giochi snodati dei bambini. Nel caso dell’inositolo esistono nove stereoisomeri. I più importanti sono il myo-inositolo e il D-chiro-inositolo.

Quale delle due forme di inositolo è corretto assumere per un miglior trattamento della Sindrome dell’Ovaio Policistico?La ricerca ha dimostrato come il myo-inositolo ed il D-chiro-inositolo svolgano azioni biologiche diverse nel nostro organismo. In particolare va segnalato che nelle ovaie il myo-inositolo regola l’assorbimento del glucosio e il segnale dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), mentre il D-chiro-inositolo media la sintesi degli androgeni indotta dall’insulina. La presenza di uno stato di iperinsulinemia, come nel caso di pazienti PCOS, stimola la trasformazione intra-ovarica del myo-inositolo in D-chiro-inositolo, che quindi viene prodotto in eccesso con conseguente diminuzione del myo-inositolo. Se quindi in una donna sana il normale rapporto tra myo-inosiolo e D-chiro-inositolo nel liquido follicolare è di circa 100:1, in quello di una donna affetta da Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) tale valore diminuisce drasticamente a 0,2:1. Per questa ragione si è dimostrato come un’integrazione bilanciata, che valuti le reali necessità di myo-inositolo e D-chiro-inositolo, sia funzionale nel ripristinare una condizione fisiologica. Recentemente è stato osservato che i risultati migliori si ottengono con una miscela di myo-inositolo e D-chiro-inositolo secondo la precisa proporzione di 40:1, a favore del myo-inositolo, che è quella riscontrata nel sangue umano.
 

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Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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