Curarsi mangiando

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Cosa sono le solanacee, quando e perché evitarle

Le solanacee sono una famiglia di vegetali alla quale appartengono alcuni ortaggi che consumiamo abitualmente a tavola; ma quali sono gli svantaggi del consumo di queste? Leggiamo l’articolo per saperne di più.

Solanacee: quali sono?

In previsione dell’uscita del mio prossimo libro che parlerà di autoimmunità, vorrei soffermarmi su una categoria di alimenti che in caso di patologie autoimmuni vanno limitate per un periodo di tempo: le solanacee. A questa famiglia appartengono gli ortaggi che consumiamo abitualmente, perché buoni, gustosi e versatili, quali melanzane, peperoni, pomodori, patate, peperoncini, bacche di goji.

Ma perché limitarne il consumo se sembrano così innocue?

In realtà, ad essere imputate sono alcune sostanze contenute all’interno dei vegetali, definiti glicoalcaloidi o TGA (Total GlycoAlkaloids), quali la solanina, la tomatina, la chaconina, la solasonina e la solamargina, di bassa tossicità ma che, se assunti oltre la dose, possono creare danni.

Queste sostanze che per comodità vengono raggruppate sotto il nome di solanina, sono utilizzati dalla pianta per proteggere frutti e tuberi dall’attacco di muffe, insetti, vermi e batteri in dosi che vanno dai 50 ai 100 mg/kg, concentrate soprattutto sulla buccia e intorno ai semi, ma anche nelle parti non commestibili come foglie, fusti, radici non commestibili.

Le quantità di solanine, però, variano a seconda dell’ortaggio, della conservazione, della maturazione e degli attacchi che la pianta ha subito prima della raccolta, come potrete notare dalla tabella sottostante.

Nelle patate si trova prevalentemente sotto la buccia, per cui quando la si sbuccia o la si bolle in acqua, il contenuto viene disciolto, non degradato, in quanto questa viene distrutta a temperature superiori a 240 °C. Pur essendo dei mangiatori di patate, non riusciremmo mai ad arrivare alla dose tossica se le patate sono sane, poiché la dose tossica corrisponde a 10 kg di patate, mentre quella letale a 20 kg. Ma attenzione però, perché la quantità di solanina aumenta quando le patate sono vecchie, molto germogliate e assumono colore verde, è proprio la variazione di colore che ci fa capire se la concentrazione di solanina aumenta; inoltre, c’è da aggiungere che questo composto incrementa nelle patate quando sono esposti al sole, per cui si consiglia di tenerle sempre al buio.

Nei pomodori, invece, il TGA maggiormente presente è la tomatina. Ha tossicità molto bassa ed anch’essa dipende dal colore degli ortaggi, anzi, dalla maturazione. I pomodori verdi contengono dai 90 ai 300 mg/kg mentre quelli maturi da 20 a 90 mg/kg, infine, quelli che utilizziamo per preparare il sugo, molto maturi e morbidi hanno una concentrazione trascurabile di tomatina, pari a 1-5 mg/kg. Meglio, quindi, quando si prepara l’insalata di pomodori togliere la buccia ed i semi, visto che il quantitativo maggiore si trova proprio in questi distretti.

Infine, le melanzane contengono solasonina e solamargina, poco tossiche rispetto alla solanina, ma un po’ più della tomatina; infatti, le melanzane crude ne contengono 60-110 mg/kg mentre quelle sbucciate dai 30 ai 60 mg/kg perché è proprio la buccia la sede principale del TGA.

Tossicità delle solanacee

Il motivo per il quale queste sostanze vengono limitate nelle patologie autoimmuni è l’azione sull’apparato digerente, principalmente, in quanto agiscono soprattutto sui tessuti di questo danneggiando le pareti della barriera intestinale, perciò se la leakygut è fra le cause di queste malattie, andare ad esacerbare il problema con l’assunzione di patate, pomodori, ecc. non è una buona scelta.

Inoltre, agiscono anche sul sistema nervoso bloccando la trasmissione degli impulsi fra le cellule nervose (effetto anti-colinesterasi). A dosi tossiche per ingestione provocano sintomi quali vomito, dolori addominali, disturbi gastrointestinali, mal di testa, vertigini, confusione mentale; a dosi mortali, invece, la complicanza maggiore è il blocco cardiorespiratorio.

Oltre alla tossicità acuta è stata esaminata anche la tossicità cronica, legata a lunghi periodi di basse o bassissime assunzioni. Il primo effetto cronico che si sospetta riguarda il metabolismo del calcio. Questo sembra essere destabilizzato dal fatto che la solanidina (l’alcaloide derivato da solanina e chaconina) ha una molecola molto simile alla vitamina D3, fino al punto di favorire il prelievo di calcio dalle ossa e il suo deposito in giunture e tessuti molli, peggiorando dolori articolari, artrite, artrosi nei soggetti geneticamente predisposti.

Ma sono così pericolose?

Con questo articolo non vorrei fare terrorismo psicologico, ma solo ammonire chi soffre di patologie autoimmuni di non mangiare quotidianamente questi ortaggi. Questi composti vengono comunque eliminati dall’organismo con feci e urine, ma sono in grado anche di accumularsi in tessuti per poi essere smaltiti lentamente, nell’arco di 30-60 giorni; quindi per disintossicare l’organismo da queste sostanze dovremmo eliminarle per un paio di mesi circa.

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Il consiglio, per chi invece non soffre di patologie autoimmuni, è quello di consumare patate sane, senza germogli e striature verdi, pomodori, peperoni e melanzane mature, variando il più possibile l’alimentazione.

Curarsi mangiando

Il Dott. Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione è un biologo nutrizionista che, premiato dalla passione per il suo lavoro, esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo GIFT, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: Gradualità, Individualità, Flessibilità, Tono muscolare. Nel mese di maggio ha presentato il suo primo libro, frutto dell’esperienza di questi anni di lavoro, “Il dimagrimento parte dalla testa”, uno scritto che sottolinea quanto sia importante l'aspetto psicologico nel momento in cui si decide di iniziare un percorso con il biologo nutrizionista, definendo la costanza, la determinazione e la motivazione punti cardini dello stesso percorso. Inoltre, svolge la professione di docente e relatore in vari convegni in tutta la Calabria e su tutto il territorio nazionale, poichè responsabile scientifico della NutriForm, società di formazione ed eventi

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Commenti (2)

  • meglio digiunare!

  • Ma chi è che scrive?

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