Famiglia creativa

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Egemonia Virale

In questi giorni si è celebrato il congresso nazionale della Cgil, in cui Susanna Camusso ha lasciato il posto a Maurizio Landini come segretario generale del più grande sindacato d’Europa, con oltre cinque milioni e cinquecentomila iscritti. In tempi di società liquida e tirannide social è un numero impressionante, specie se messo a paragone coi partiti politici (in crisi conclamata o direttamente virtuali): il dieci per cento degli italiani.

Già questo numero, che sommato a quello degli altri sindacati confederali Cisl e Uil porta gli italiani che pagano ogni mese la trattenuta sindacale a ben oltre i dieci milioni, dovrebbe bastare a rasserenare politica, governo e istituzioni. Se poi ci si aggiunge che questi iscritti partecipano fisicamente (discutono, votano, eleggono) a una struttura che, prima di ogni congresso nazionale, è impegnata in assemblee di base, territoriali e di categoria, si ha la misura di una vera e propria rivincita dei corpi sulle entità invertebrate che, da dietro le tastierine luminescenti, dettano l’agenda social mediatica alla politica e al governo. Una bizzarria incomprensibile, questa corporeità democratica sindacale, che da più parti si tenta di blandire. Transitare i corpi nella contemporaneità digitale non è impresa semplice e può persino accadere che strutture con centinaia di migliaia di iscritti e decine di anni di storia vengano messe in crisi da un pugno di troll, bot o nerds al soldo di avversari politici o di qualche bislacco dittatore in vena di campagne acquisti sui social d’Occidente.

Così, nonostante la forza dei numeri, i corpi e le idee del Sindacato spesso faticano a trovare la strada della visibilità social mediatica. A inizio dicembre cartonato toninellicurato la comunicazione per il congresso dei lavoratori delle costruzioni Fillea Cgil, a cui era stato invitato il ministro Toninelli. Per più di un mese la sua partecipazione è rimasta in forse, mentre il governo continuava a sbandare sulle grandi opere un giorno si e l’altro pure. Subodorando l’aria Alessandro Genovesi, il segretario generale, è stato colto da illuminazione: se non viene mettiamo un cartonato. Con allegra audacia e il proverbiale pizzico di fortuna quell’immagine avrebbe potuto fare il botto. Ed è andata a finire davvero così: è uscita su tutte le testate, fino a diventare la gag del giorno al “ruggito del coniglio”. Per riuscire nello strike però c’era da fronteggiare un primo problema tecnico: l’iniziativa era programmata per le 18, un brutto orario per far partire il tam tam social. Era l’ultimo appuntamento della giornata, al congresso, sicché i delegati dopo le risate e le foto di rito avrebbero ascoltato un po’ di dibattito prima di sciamare rapidi verso i ristoranti, stanchi e senza troppa voglia di condividere video e immagini. Bisognava creare l’effetto sorpresa, da lì l’occultamento chirurgico a tutti i congressisti sino allo scoccare dell’evento, quando il Tony-cartonato è stato “svestito” dalle bandiere della Fillea sotto cui era celato. Risate, applausi, flash e in poco più di un’ora la notizia è uscita su Today, dove in due giorni ha totalizzato 11700 condivisioni su Facebook e 25000 letture. Il giorno dopo è stata ripresa dal Giornale e da Blitz  Quotidiano per poi diventare virale del tutto: Repubblica, Giornalettismo, Il Fatto, il Corriere, tutti. L’esondazione era riuscita e, grazie alla gag, sui media si parlava del congresso dei lavoratori dell’edilizia, del legno, del marmo, delle cave. Non è poco.

Le gag però non bastano, sono un’efficace manovra diversiva ma occorre andare all’osso della questione. Con il dieci per cento degli italiani iscritti, il mercato del lavoro sempre più in pezzi e il sindacato sempre sotto attacco, forse per una volta si può provare a citar Gramsci non a sproposito. Ricominciare a fare egemonia culturale, oggi, significa anzitutto stare dentro i processi della contemporaneità con padronanza e sicurezza, comunicare con efficacia con gli strumenti digitali e, soprattutto, rendersi autonomi sul serio: con, dentro e attraverso i social. Saranno gli altri, poi, che dovranno venire dalla Cgil. Col cappello in mano.

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