Famiglia creativa

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La farfalla che creò la tempesta

Inizio 2013, cinque anni fa: vigilia elettorale delle penultime elezioni politiche in Italia. Verso la fine della campagna mi chiama un'amica, Luisa, imprenditrice del web e militante Pd: "Ehi Orione, cosa ci possiamo inventare per dare una mano al partito, coi miei pannolini lavabili?" Ci pensiamo e saltano fuori i "futurini pd", un ottimo gadget per le ultime puntate della campagna elettorale. Lei è entusiasta, mette a lavorare il suo programmatore per fare il sito, noi studiamo una proposta creativa. 

Dopo un paio di giorni incontriamo il masterpiece della comunicazione Pd, che ci accoglie scazzatissimo davanti all'uscio di un'iniziativa elettorale. Gli spiego che non stiamo chiedendo soldi per un progetto, che ne abbiamo già uno in mano e, se gli va, possono comprarsi un po’ di Futurini da regalare o vendere come gadget. A noi basta che ci lascino usare il marchio e un po’ di spazio sui loro siti e social network per piazzarci i banner pubblicitari. Si capisce che non gli importa una sega, mentre legge distrattamente le due paginette dell'abstract.

Poi, tutto a d'un tratto, si blocca e una flebile luce fa capolino negli occhietti desolati. "Questo lo possiamo usare" ripete ad alta voce un paio di volte, più che altro a sé stesso. È spuntato anche un blando sorriso, una primavera d'ottimismo, e l'atmosfera volge all’intimo (come sempre, coi compagneros, quando tira aria di pacco). "Ci sentiamo tra due giorni, qualcosa di certo facciamo…" annuncia baldanzoso prima di congedarci. Io e il mio (ormai ex) socio non riusciamo a capacitarci. Che è 'sta folgorazione?

Dopo tre giorni che non lo sento, al quarto lo chiamo io visto che al voto manca poco. Silenzio. Sms: nein. Mail: zero. S’è inabissato del tutto. Sticazzi, penso. Poi, dopo un paio di giorni di mutismo, il terzo mi capita di avvistare un lancio d'agenzia sul cambio di passo della campagna del Pd, il tono ironico, il giaguaro. Primo dubbio. Da lì è un crescendo dadaista, che cancella ogni contenuto fino all'allucinante flash mob sul terrazzo, dove il fuggiasco compare pure tra i ballerini a mettere la faccia sulla sua colpa.

Quindi collego: è stato il claim. Quando è arrivato lì a leggere, il tipo ha cambiato faccia. Ma può essere così fuori di testa? Son davvero messi male in questa maniera? 

“Il giaguaro è da smacchiare?” Era uno slogan per pannolini lavabili, i nostri, oltre che una gag. Chissà che sinapsi ha attivato in quel profluvio di neuroni.

Lo slogan per pannolini lavabili mai acquistati, evidentemente, era stato sussunto come story telling finale dell’intera campagna elettorale. Da lì il profluvio di citazioni giaguaresche, il terrazzato flash mob “lo smacchiamo”, con il Nostro e tanti altri (e altre) a giogioneggiare con la baldanza di chi veleggiava coi sondaggi in poppa. 6-8 punti prima del giaguaro da smacchiare per arrivare al (mestamente) noto “non abbiamo vinto”.

Come una farfalla che scatena la tempesta.

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