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Migranti: la foto del bimbo morto che scuote le coscienze

Un’immagine che non può lasciare indifferenti: un bambino steso a faccia in giù sulla battigia della spiaggia di Bodrum in Turchia. E' vestito, ha una maglia rossa e un paio di pantaloncini jeans e indossa ancora le scarpe ma è morto, a soli 3 anni, perchè è fuggito dalla Siria, Paese natale martoriato dalla guerra, per raggiungere la Grecia e iniziare una nuova vita.

Pubblicarla o non pubblicarla? E' troppo forte; un vero e proprio pugno allo stomaco. Qualcuno potrebbe gridare alla spettacolarizzazione di una tragedia. Per questi motivi, alcuni giornali hanno scelto di non diffonderla. Non tutti però. L'immagine è stata pubblicata in copertina da Il Manifesto, solo per fare un esempio, quindi ha iniziato a girare ugualmente sul web ed ha aperto un dibattito sui social.

Anch'io quando l'ho vista ho sentito un pugno alla stomaco. Credo però che ci siano immagini diverse dalle altre: sono le foto che hanno raccontato la storia e credo che questa sarebbe stata destinata a raccontare i grandi flussi migratori che stanno interessando l'Europa e una delle loro cause, la guerra siriana, se non ci fossero stato un altro scatto altrettanto significativo dove il bimbo è meno in risalto. E' quest'ultima immagine che hanno giustamente scelto la maggior parte dei giornali: si vede il corpo del piccolo in braccio ad un agente.

Se però questo secondo scatto non fosse esistito che cosa si sarebbe dovuto fare? Non pubblicare il bimbo siriano morto? Io non credo. Queste non sono semplicemente foto e il sensazionalismo non ha nulla a che fare con esse. Queste sono le foto che raccontano il mondo destinate a lasciare il segno: mai come in questi casi, infatti, un'immagine vale più di mille parole. Ci emoziona facendoci provare dolore. Ci racconta il dramma e urla un messaggio rivolto ai capi di Stato dei Paesi europei: fate qualcosa e fatelo adesso, è questione di vita o di morte. 

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" Una foto, se fatta bene, vale più di mille parole. Racconta i fatti, i luoghi e le persone ma anche qualcosa di chi sta dietro l'obiettivo. E' lui a scegliere il punto di vista, cosa mettere a fuoco e il momento in cui scattare. Come diceva Goethe: ""L'occhio vede ciò che la mente conosce"". Questo spazio vuole essere un museo virtuale in divenire dove i fotografi che hanno fatto la storia vanno a braccetto con quelli emergenti, un'agorà sulla fotografia, un aggregatore di news su questo interessantissimo mondo "

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Commenti (2)

  • mi chiedo perchè questo bambino morto ha fatto scuotere le coscienze, e gli altri morti in mare no

  • Sono d'accordo con quanto scritto dalla collega Catalano. In pieno. Il punto non è se sia eccessiva. Si tratta di una foto dirompente, questo sì, ma che fa riferimento ad un fatto di cronaca di proporzioni bibliche per cui, un'immagine così, spazza via tutte le parole lette sui quotidiani nelle settimane fino ad oggi. Insomma la foto dell'uomo che si butta dal grattacielo di New York per sfuggire alle fiamme dopo l'attentato dell'11 Settembre, non può seguire la stessa regola che vale per una foto simile, ma in riferimento ad altri fatti di minor rilevanza pubblica. Come scrive Carola Catalano, dunque, "ci sono immagini diverse da altre, non c'entra il sensazionalismo". Quella del bambino morto sulla spiaggia di Bodrum, sarà una foto che resterà per anni e, da sola, racconterà tutta la drammaticità dei fenomeni migratori. Se non è rilevanza pubblica questa.

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