Il caffè

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Ultimo tango a Zagarolo

Renzi al Pd: trattiamo sulle riforme, scrive Repubblica. Vestito il saio del penitente (“non chiedo disciplina ma responsabilità”) e rivendicando un’inedita eredità togliattiana (“di riforme parliamo da 70 anni, Il Pci era per il monocameralismo”) Renzi ha chiesto ieri alla minoranza di non fermare il suo governo ora che “l’Italia cresce e conquista prestigio in Europa”. Ha proposto un lavoro comune (Pd Camera e Senato) per ridare ai cento futuri senatori parte delle competenze che gli emendamenti approvati alla Camera gli avevano tolto. Su temi etici e  famiglia, controllo sulle politiche pubbliche e attuazione delle leggi, rapporti con l’Europa ed elezione di due giudici costituzionali: l'elenco lo fa Dinis sul Corriere.  Ma l’articolo 2, sulla elettività, non si tocchi -ha detto- “per non tornare al punto di partenza”.

Basta con la politica del carciofo, gli ha risposto Mucchetti. "Il Pci era per una sola camera ma rigorosamente proporzionale, qui invece si vuole introdurre un premierato forte”. Fornaro e Gatti (minoranza) hanno ribadito che si deve cambiare l’articolo 2 per correggere lo sproposito dei senatori eletti nei consigli regionali. Il premier silente, ha risposto Anna Finocchiaro: “la ragione per cui non si può eleggere con la proporzionale il Senato è che ricorderebbe a una Camera maggioritaria i reali rapporti di forza nel paese”. Appunto! Come finirà? So che si trascinerà per qualche tempo, in attesa qualcuno della minoranza si lasci folgorare sulla via del governo o del temuto incidente in aula con bocciatura di una parte del testo. Il governo terrà impegnate le minoranze sul tema delle “competenze, poi, quando l’UDC avrà recuperato i suoi dissidenti e Verdini trovato qualche altro senatore di ventura, forse metterà la fiducia sul “solo” articolo 2. 

Il rottamatore diventa doroteo, lo ammette Marcello Sorgi che vede “una Dc 2.0 nei piani di Renzi”. Per Stefano Folli Renzi “vorrebbe stringere un accordo con la minoranza interna..altrimenti rischiano di diventare davvero decisivi i voti di Denis Verdini. Esito negativo sul piano politico per la minoranza Pd, ma ancor più per il premier”. Secondo me, il cavallo di razza ha ammesso ieri di essere un brocco. Invece di scalpitare, si è nascosto: “la riforma che proponiamo è una versione soft di quello che la sinistra dice da 70 anni”. Ha chiesto e offerto complicità: “ è grazie al Parlamento, e alla riforme che che avete approvato, se l’Italia riparte”. Ha giustificato le sue mezze bugie e l'ottimismo affettato: “il racconto di quel che facciamo è elemento costitutivo della nostra politica… serve a creare un clima di fiducia”. 

Ultimo tango a Zagarolo. Il nodo è questo: siamo in provincia. Non è il dettato costituzionale che paralizza l'Italia, ma governi che non governano perchè modesta e senza ispirazione è la classe dirigente. In casa Renzi si attribuisce il merito della svolta europea sui migranti, nel resto del mondo lodano o criticano  per questo Angela Merkel. Matteo il pacifista strizza l’occhio a sinistre e cattolici: io non bombardo in Siria come vuol fare Hollande. Intanto Francia, Europa, Russia e Iran stanno cerando (malamente) di togliere al Daesh il vantaggio che gli viene dal conflitto di Erdogan con i Curdi e dei Sunniti con gli Sciiti nello Yemen. Noi giriamo la testa come se non importasse. Il Papa cancella il mercimonio degli annullamenti della Sacra Rota per i cattolici più ricchi e potenti; noi lasciamo che qualche Giovanardi blocchi un disegno di legge (già moscio) sulle unioni civili. Il ricorso al brocco della provvidenza, copre, dunque, incertezze, provincialismo, narcisismi.

Ora non dite che questo caffè è amaro o rassegnato. Se abbiamo visto colonne di Siriani marciare a piedi verso Vienna, potremo ben lavorare perchè una nuova classe dirigente, fatta di giovani italiani con la testa a Parigi e non a Zagarolo, porti area nuova in politica. Magari gridando che storytelling, retroscena, minacce e complicità, sono frutti velenosi di una ideologia neoliberista morente. E spogliando il re.
 

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