Le affinità elettive

Le affinità elettive

Salvini e la destra iconoclasta: contro il Papa e contro Ciampi. Cosa scateneranno contro Aldo Moro?

“Salvini la faccia finita di mettersi addosso i Papi e di mettere loro mani e parole addosso. Non si va così in paradiso. Neppure nel paradiso degli ignoranti, e tantomeno in quello – solo elettorale – dei politici”. Stavolta è il giornale dei vescovi, con un editoriale del direttore Marco Tarquinio, a mandare all’inferno il leader leghista che a Pontida ha benedetto le magliette contro papa Francesco. “Il mio Papa è Benedetto XVI”, recitavano le t-shirt dei giovani padani, e Salvini, in risposta ad Avvenire, lo ha ribadito. La storia ci dirà come mai si è dimesso, ha aggiunto. Evocando così uno di quei loschi, indicibili complotti che favorirebbero il male contro il bene e che tanto piacciono al popolo assetato di nemici da abbattere che lo segue, lo applaude e lo preferirebbe alla guida del centrodestra al posto del moderato Stefano Parisi, così parco di stupidaggini, così allergico alle sparate, così restìo a mettersi la felpa-manifesto.

Avvenire ha preso atto dunque di un sommerso malcontento contro papa Francesco che circola a destra da un bel po’, si materializza in post irriverenti, viaggia sui blog “dissidenti”, affascina i gruppi di irriducibili per i quali con la messa in latino tutto sarebbe risolto, si appoggia ai dubbi di un’integralista cattolica come Costanza Miriano, che voleva adottare i morti di Amatrice atei e pregare per loro passando le Porte Sante del Giubileo. Un miscuglio di tradizionalismo e islamofobia che Matteo Salvini non vede l’ora di compiacere distillando un po’ di sciatta teologia sulla sua superseguita pagina Fb, tra la foto del cappuccino con cui augura buongiorno e quella degli hotel a cinque stelle che ospitano i “clandestini”.

Tutto ebbe inizio dal viaggio di papa Francesco a Lampedusa, nel 2013: da quel momento i suoi appelli all’accoglienza e alla solidarietà non sono stati visti come aderenza dottrinaria al Vangelo ma come complicità con i “nemici invasori”. E dopo l’attentato contro Charlie Hebdo, non gli è stata perdonata la frase “se insulti la mia mamma ti do un pugno”. Eccolo lì, vuole giustificare, vuole negare lo scontro di civiltà. Invece di fare il papa crociato fa il papa comprensivo. E ancora: convoca un sinodo per le famiglie? Eccolo, vuole dare la comunione ai divorziati. Parla di commissione per studiare la possibilità del sacerdozio femminile? Ah, che degrado, pure il Papa femminista ci mancava…  Ah se ci fosse Ratzinger, lui sì che gliele canterebbe a quelli dell’Isis, agli infedeli, ai maomettani… E’ un sentimento che ribolle nelle frange della destra, e non solo di quella estrema. Inutile negarlo. Magari non sono cattolici, magari, non vanno in Chiesa, magari non sanno recitare il Credo, però loro lo sanno chi sia il vero Papa, quello legittimo, se gli intrighi del Vaticano (meno male che Antonio Socci li ha smascherati) non avessero portato a termine i disegni del Maligno.

Sono semplificazioni, ma fanno breccia. Dagli slogan di Donald Trump a quelli di Matteo Salvini, da un oceano all’altro, rimbalza sui social la diffidenza per papa Francesco, fiorisce la simpatia per il Papa emerito che in realtà (ma lo sanno i vaticanisti veri, non quelli che scrivono post su Fb) approva ogni passaggio del pontificato di Bergoglio, l’uomo giusto per rivitalizzare una Chiesa stanca, distante, arroccata su se stessa. Un prete di strada e un teologo, Francesco e Benedetto, la “santa” alleanza che farà sopravvivere la Chiesa ad ogni spinta corrosiva e disgregatrice.

Per Salvini, per certa destra, la questione è di pura propaganda: mai essere inclusivi, mai essere concilianti, mai essere comprensivi. Si sta di qua o di là. Se no finisci nell’inferno dei buonisti. O in altri inferni immaginari creati ad uso e consumo delle folle iraconde. Muore Carlo Azeglio Ciampi? Bè, non era altro che un “traditore da fucilare”. Proprio quel Ciampi che ha riconosciuto le ragioni dei vinti di Salò, ha riportato in auge il tricolore, ha riammesso nel lessico politico la parola patria. Tutte cose che la destra, quella con una tradizione culturale nazionalista alle spalle, infatti seppe apprezzare. Ma Salvini non ricorda, o chissà in quali anfratti padani si baloccava col dio Po quando questo accadeva, ormai vent’anni fa. Non sa nemmeno, Salvini, che la destra sconfitta e reduce dalle macerie del fascismo predicava in Italia la “pacificazione” e lavorava per una “memoria condivisa”. Salvini, che vuole per sé i voti della destra berlusconiana, quella che ce l’aveva con i comunisti anche quando il comunismo era finito da un pezzo, si tiene alla larga da simili “compromessi”. La politica per lui è divisiva, le memorie devono essere e restare separate. E ogni icona politica dell’immaginario pubblico può essere colpita dalla furia iconoclasta di un populismo sfrenato. Papa Francesco è la prima vittima di questa operazione di sottocultura. Lui non predica la fratellanza, lui è “amico dei clandestini”. Lui non chiede  a tutti gli uomini di fede di combattere chi uccide in nome di Dio, lui “apre le porte delle Chiese agli imam”. In quest’ottica tutto si può distorcere, manipolare, confondere perché vi si abbeverino le folle indispettite o spaventate. Ciampi è stato un’altra vittima inconsapevole di questa ideologia dissacratoria della demolizione. E sta per arrivare il turno di Aldo Moro. Guai a mettere sotto il naso di Salvini un santino del “regime”. Lui si sente subito in dovere di farlo a pezzi. Su Moro lo soccorre Il Tempo, che dedica ad Aldo Moro un’intera pagina critica – firmata da Marcello Veneziani – avvertendo: nel centenario della nascita non mettetegli l’aureola. Moro non era un santo. Lui fu l’uomo del compromesso storico. Quello che aprì le porte al Pci al governo. Ecco, il centenario potrebbe essere l’occasione per rispondere a domande scomode: chi armò davvero la mano delle Br? Perché quasi tutta la Dc lo lasciò morire? Quale fu il ruolo dei servizi inglesi in quegli anni nel nostro Paese? Il compromesso storico fu fatto lo stesso, ma senza Moro. E non è un particolare di poco conto. Salvini, prima di fare un’altra delle sue sparate memorabili, ne terrà conto?

Le affinità elettive

" Da venticinque anni seguo la cronaca politica con particolare attenzione al mondo della destra cui ho dedicato tre libri, tra cui un titolo sulle ""camicette nere"" (le figure femminili emergenti in un ambiente allergico al femminismo). Ma la mia vera passione sono la storia e la filosofia medievali. E' lì che ti imbatti negli interrogativi che contano... "

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