Città conquistatrice

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Area B a Milano, urbanistica e trasporti ideologicamente si ignorano

foto di Fabrizio Bottini

Oggi entra in vigore a Milano la più grande Zona a Traffico Limitato italiana, ed è una bella notizia. Solo una settimana fa, in stile vagamente cileno, i classicissimi super obsoleti furgoni degli ambulanti facevano a scopo di lotta loro, quello che sono abituati a fare regolarmente ogni giorno, salvo l'autorizzazione: si piazzavano di traverso su strade e piazze occupandole e impedendo il passaggio agli altri cittadini. Volevano «bloccare Milano» nelle dichiarazioni di alcuni portavoce. Dal Comune hanno risposto che il piano di riduzione degli inquinanti da motori diesel va comunque avanti, e che per chi ha un veicolo inquinante sono stati già previste deroghe e incentivi. Vorrei qui aggiungere, ripetendo ciò che avevo già accennato su queste pagine, che esiste un'altra deroga implicita per gli inquinatori, e sono i «corridoi di accesso» ritagliati nel territorio comunale, dai confini amministrativi lungo strade di grande traffico, verso nodi di intermodalità-scambio o carico-scarico. Ma c'è anche altro, assai più ambiguo, su cui vorrei tornare in dettaglio.

Si tratta della fascia di verde agricolo del Parco Sud intercomunale, quasi impercettibilmente (almeno se si guardano le carte ufficiali della ZTL) sottratta alla regolamentazione dei varchi elettronici, e che rischia di far saltare altri equilibri urbani faticosamente raggiunti in passato, ovvero i margini invalicabili della trasformazione edilizia e infrastrutturale. Il sistema dei margini, notoriamente, funziona non solo classificando teoricamente le superfici agricole della fascia di interposizione in quanto tali, ma promuovendo spazi e attività per la produzione alimentare, il tempo libero, l'accessibilità sostenibile, tali da qualificare come «rurale» la zona. Che si differenzia dalla campagna vera e propria che era un tempo, soltanto per due aspetti: quello virtuale dello skyline urbano incombente, e quello reale dell'attraversamento di veicoli per funzioni urbane, dai furgoni delle consegne alle auto dei pendolari. Avviene così che le ex stradine poderali pur restando della sezione originaria di carreggiata ridotta, siano perfettamente asfaltate e mantenute, e che tante aziende agricole affianchino attività commerciali a quelle del lavoro sui campi. E qui c'è il punto debole, che quel ritaglio di corridoi di passaggio da Area B rischia di far saltare.

Da sempre infatti è lo stesso concetto di greenbelt ad essere ignorato e contrastato da certa destra sviluppista, con quella equazione rudimentale «Città = Cemento + Asfalto» senza eccezione. Il solo fatto di consentire (al massimo mettendo dei cartelli e minacciando improbabili sanzioni) il transito dei veicoli non ammessi alla ZTL dentro quelle ufficiose scappatoie, convogliandoli dentro le strette ex poderali, trasforma funzione e percezione di tutta la zona, assimilandola al resto della città, e stimolando certi appetiti di investimento: allargare le stradine a una sezione da arteria cittadina per «fluidificare il traffico», consentire qualche metro quadro o metro cubo in più alle attività agricolo-commerciali-di servizio nella greenbelt, trasformare le stesse campagne – come già ufficialmente richiesto da alcuni operatori con tanto di progetti e fantasiosi rendering – in orti urbani, con parcheggi, edifici di servizio, complementi. In pratica lasciando nel limbo del non deciso questi corridoi, il settore Trasporti responsabile di Area B si sostituisce al settore Urbanistica nel cambiare di fatto destinazione d'uso alla fascia rurale, facendola percepire come altro. È stato avvisato, l'assessore delegato per il territorio? Oppure deve intuirlo, abbozzare, dichiarare alla stampa che quello non è certo sua competenza e comunque tutte le politiche dell'amministrazione esprimono strategie organiche e condivise? Boh. Di sicuro non pare ci sia quello che in gergo viene chiamata Accountability, tanto per usare un anglicismo e darmi un po' di arie da matricola imberbe.
 

La Città Conquistatrice – Greenbelt

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" Quando su un motore di ricerca proviamo a inserire l'aggettivo ""urbano"" di solito spuntano il cognome di un cantante country marito di una famosa attrice, o una linea di abbigliamento. Anche quelle cose sono la dimostrazione che, in un modo o nell'altro, la nostra vita ormai si sviluppa dentro a qualcosa chiamato città. Proviamo a raccontarla "

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