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Pedemontana, l'autostrada "a costo zero" ci costa altri 349 milioni

Quando tre anni fa si concluse la gara per l’affidamento della concessione e la costruzione  della Pedemontana i patti erano chiari ed i termini contrattuali anche. Perse il privato, l’austriaca Strabag, e vinse la società pubblica Pedemontana. 

Adesso alla luce delle difficoltà e dei costi lievitati dell’opera, i 349 milioni di defiscalizzazione concessi dal governo si configurano come un aiuto di Stato. Come tale non è da escludere una indagine della Unione europea. 

Questa modifica dei contributi pubblici concessi per la realizzazione dell’opera, anche se sotto forma di defiscalizzazione, fa perdere credibilità alle stazioni appaltanti italiane che cambiano le regole in corsa. 

La ricapitalizzazione di Pedemontana dopo essere stata respinta dal mercato perché costosa ed inutile, trova ora un insperato sostegno nelle sempre più vuote casse pubbliche. E così, anziché mettere definitivamente in un cassetto l’avventuroso e costoso progetto della Pedemontana, il Cipe ha approvato un secondo enorme contributo pubblico di 349 milioni. 

Dopo aver beneficiato di un miliardo e 50 milioni di avvio pagato dallo Stato, su un costo complessivo di 5,4 miliardi, la Pedemontana per salvarsi dal default ha costretto il Cipe ad approvare un nuovo consistente aiuto pubblico.

Con questo finanziamento cade definitivamente l’alibi di un progetto che doveva basarsi sull’autofinanziamento privato e sulla finanza di progetto.

Non solo. Con questa delibera il Cipe salva contemporaneamente anche la traballante Serravalle, azionista al 79% di Pedemontana. 

Eppure è ancora possibile stoppare l’enorme utilizzo di risorse pubbliche: basta fermare la strada definitivamente a Lomazzo e proseguire verso Bergamo solo con il potenziamento della rete stradale esistente. Ciò, oltre che limitare il gravissimo danno ambientale, consentirebbe l’utilizzo della rete stradale esistente e di evitare un costo dei pedaggi per tir ed automobili più che doppio rispetto alle vicine A8 e A9. 

La recente apertura della Brebemi è un esempio negativo che non ha insegnato niente. Con pedaggi doppi il suo utilizzo si ferma al 20% della capacità complessiva della infrastruttura  vanificando i contributi pubblici che potevano essere meglio impiegati per il sostegno alle imprese e alle famiglie.

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Pessimista attivo. Nato nel '53, il mio 68' non è finito. Corporazioni e monopoli del mondo dei servizi: il vostro tempo è scaduto. Consociativismo e clientele vanno superate con più equità e solidarietà, più concorrenza e meritocrazia, gare trasparenti, stop al consumo di suolo, green economy e tecnologia. Lo Stato deve essere forte con i forti. Mi occupo di trasporti, vicino ai pendolari, anche quelli costretti a usare l'auto non solo bus e treni in ritardo

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