Il piccolo Alessandro Maria è arrivato a Roma: al Bambin Gesù l'ultima speranza di salvarlo

Il bambino lotta contro una malattia genetica rarissima. I medici ora tenteranno di sottoporre il piccolo ad una terapia innovativa

Alessandro Maria Montresor

Alessandro Maria Montresor è arrivato a Roma. Per aiutare il bambino di 19 mesi affetto da una rara e gravissima malattia, la linfoistiocitosi emofagocitica, nelle scorse settimane era partita una catena di solidarietà fra gli italiani: in migliaia si sono sottoposti a screening per verificare la compatibilità per una donazione di midollo osseo. Tramite registro internazionale è stato anche trovato un donatore altamente compatibile, non italiano, ma che si è reso disponibile solo dopo la metà di gennaio. Tempi purtroppo incompatibili con la malattia di Alex, che ora è stato trasferito all'ospedale Bambino Gesù di Roma, da Londra, dove risiede con la famiglia e dove è stato in cura presso il Great Ormond Steet Hospital.

I medici ora tenteranno di sottoporre il piccolo Alex ad una terapia innovativa che prevede il trapianto di midollo da genitore attraverso la manipolazione delle cellule staminali. Una tecnica innovativa di cui il professor Franco Locatelli è uno dei maggiori specialisti al mondo. Per il trapianto di midollo ad Alex bisognerà comunque attendere settimane, il tempo necessario per l'esecuzione dei vari test preliminari e per il trattamento delle staminali. Ad annunciare il suo arrivo nella Capitale è stata la Croce Rossa Italiana: "La nostra ambulanza arrivata poco fa dall'Aeroporto di Ciampino all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con il piccolo Alex, il bimbo che lotta contro una malattia genetica rarissima e che stamattina è atterrato a Roma con i genitori da Londra".

C'è un donatore per Alessandro, ma non è disponibile da subito: l'ultima speranza per il piccolo

Sarà eseguito "verosimilmente intorno alla metà di dicembre" il trapianto di cellule staminali emopoietiche da uno dei genitori sul piccolo Alessandro Maria. Lo comunicano i sanitari della struttura. "A partire da oggi e nei prossimi giorni - informano - il bambino verrà sottoposto a una serie di esami ematochimici (principalmente indagini microbiologiche) e strumentali, necessari prima di procedere con il trapianto". Parallelamente, "i genitori del piccolo effettueranno esami di screening al fine di valutarne l'eleggibilità alla donazione di cellule staminali emopoietiche". In pratica, per aiutare a scegliere il donatore 'migliore'. L'insieme delle procedure di screening e la somministrazione delle terapie preparatorie "richiedono dei tempi tecnici", precisano i medici.

"Come in tutti i casi di trapianto, anche il trattamento della linfoistiocitosi emofagocitica presenta dei rischi - sottolinea l'ospedale - Più nel dettaglio, si tratta di rischi di tipo infettivo (nella fase preparatoria le difese immunitarie del paziente vengono sostanzialmente azzerate per poi recuperare lentamente dopo l'attecchimento del trapianto), tossico (legato alla terapia di preparazione al trapianto) e immunologico". Per Alex nelle scorse settimane si era mobilitata tutta l'Italia, con migliaia di persone in coda per sottoporsi al test in cerca di un donatore di midollo compatibile. "Attraverso la voce del papà del piccolo paziente - conclude l'Ospedale Bambino Gesù - la famiglia ringrazia tutte le persone che hanno voluto sostenere la campagna per la donazione di midollo osseo e invita, da oggi, a un periodo di tranquillità per poter affrontare questi giorni difficili con la maggiore serenità possibile e per consentire ai medici di svolgere il proprio lavoro".


 

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