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A Roma per lanciare un appello al governo: "Il dolore non aspetta, legalizzate la cannabis"

Walter De Benedetto, che da anni combatte contro l'artrite reumatoide, sarà in piazza a Montecitorio per consegnare una lettera indirizzata al premier Conte

 

Walter De Benedetto ha 48 anni e da quando ne ha 16 combatte contro l'artrite reumatoide, una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni portandole a dolorose deformazioni nel tempo. Domani Walter sarà a Montecitorio a Roma, di fronte alla Camera dei Deputati, per consegnare una lettera aperta al governo, da parte sua e di "quella dei malati che usano cannabis".

Appena qualche settimana il suo nome è balzato alle cronache locali dopo il sequestro di undici piante di cannabis che aveva coltivato nella sua serra. Quelle piante servivano esclusivamente a Walter per alleviare i terribili dolori derivanti dalla malattia. La scelta di curarsi con la cannabis, infatti, era già stata accordata dai medici ma la dose di farmaci di cui attualmente può disporre Walter attraverso l'assistenza sanitaria, non sarebbe sufficiente per attenuare i dolori: per questo aveva deciso di produrre cannabis per se stesso.

La sua storia in poche ore ha raggiunto ogni parte d'Italia e tante sono state le attestazioni di solidarietà che ha ricevuto, da Sofri a Scanzi, fino alla visita di alcuni parlamentari pentastellati, come ricostruisce Nadia Frulli su ArezzoNotizie

La lettera aperta di Walter e dei "malati che usano cannabis" al governo

"Da anni ho trovato conforto terapeutico nella cannabis, ma da tempo non riesco a ottenere la quantità che mi occorre per affrontare il dolore che quotidianamente mi accompagna. La scarsità dei prodotti è dovuta a una crescente domanda a cui l'Italia non è riuscita a corrispondere con la produzione nazionale o le importazioni. Sono tutte cose che immagino sappiate, quindi perché non si fa niente? Il nostro dolore arriva tutti i giorni", si chiede Walter nella lettera, indirizzata al premier Conte e ai ministri della Salute e della Difesa, insieme ai parlamentari tutti. "So che la mia non è una condizione singolare, sono, siamo, in migliaia a doverci confrontare tutti i giorni con questa mancanza. E come siamo costretti a rispondere a uno Stato che non garantisce i diritti? Ci arrangiamo, spesso grazie alla solidarietà fattiva di amici e parenti o di associazioni, per non dovere soffrire le pene dell'inferno perché il dolore non aspetta. Possibile che per veder garantito il diritto alla salute, il diritto a vivere degnamente, occorra arrivare a disobbedire e rischiare il carcere per poter ottenere una terapia?".

Walter chiede di "prevedere ulteriori finanziamenti per far sì che noi malati, tra le varie terapie previste e rimborsate, si possa finalmente poter avere accesso a quei trattamenti che su di noi funzionano e che hanno la pianta proibita della cannabis come ingrediente fondamentale", ricordando che "anche l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che ci siano ampi margini di impiego terapeutico della pianta medica" e suggerendo anche di "legalizzare definitivamente la cannabis in modo da non dover rischiare il carcere se e quando decidiamo di non far del male a nessuno e bene a noi stessi?".

Questa mia lettera Vi chiede solo di rispettare una legge che c'è e che da anni consente il ricorso a terapie prima proibite - e magari di adottarne un'altra che ci faciliterebbe la vita - dopotutto è il vostro lavoro no?

Con speranza,

Walter

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