Due anni per ritrovare il papà: genitore e figlia si riabbracciano dopo un'odissea

Lui era andato in Svezia in cerca di benessere economico per la famiglia. Lei, a 15 anni, si era messa in viaggio per raggiungerlo

Non ci sono solo storie tragiche intorno al tema scottante delle migrazioni. Lo scorso fine settimana, presso la Questura di Brescia, è infatti avvenuto un ricongiungimento tra una minore di nazionalità eritrea e il papà, da anni residente in Svezia con lo status di rifugiato.

Il padre della minore, anni addietro, aveva lasciato l’Eritrea per raggiungere la Svezia in cerca di un benessere economico per la famiglia rimasta in patria. Giunto in Svezia, spiegano dalla polizia, aveva intrapreso il lungo iter di richiesta di asilo politico che le autorità svedesi gli avevano infine concesso. La minore, invece, rimasta in Eritrea, non aveva atteso le procedure per il ricongiungimento, e aveva iniziato a 15 anni il suo viaggio per arrivare dal padre, spostandosi in Etiopia nell’estate del 2015 e restandovi circa nove mesi. In seguito, la ragazza si era spostata in Sudan, fermandosi i successivi due mesi. Infine, a fatica, era riuscita a raggiungere la Libia dalle cui coste era partita con un barcone in direzione dell’Italia dove era sbarcata a Catania a fine 2016.

La ragazza, nell’ambito della ripartizione dei "richiedenti protezione internazionale" giunti sulle coste siciliane, era stata mandata presso un centro d'accoglienza di Brescia, dove era stata affidata ad un tutore nominato dal Tribunale dei Minori di Brescia. Durante i vari colloqui effettuati al fine della ricollocazione, aveva dichiarato più volte di avere un padre regolarmente soggiornante in Svezia. L’Ufficio immigrazione della Questura di Brescia, accogliendo con sensibilità la problematica umana aveva dunque iniziato a muovere una serie di richieste al ministero dell’Interno ed alle autorità svedesi per rintracciare il padre in Svezia. Il genitore veniva contattato e convocato, invitato a presentare documentazione idonea ad attestare il suo rapporto di parentela con la minore.

L’uomo si è presentato presso l’Ufficio immigrazione con un certificato di battesimo a lui inviato dai parenti in Eritrea. I poliziotti con la documentazione hanno verificato il rapporto di genitorialità, “peraltro – aggiungono dalla Polizia – riscontrato in uno spontaneo ed emozionato abbraccio tra i due che si ritrovavano dopo tanti anni”. La Questura di Brescia, di concerto con il ministero dell’Interno, ha quindi iniziato una collaborazione con le autorità svedesi affinché venisse attuata per la ragazzina la procedura di ricongiungimento famigliare con il padre in territorio svedese.

A seguito degli accordi intercorsi tra i competenti ministeri, italiani e svedesi, in attuazione della Convenzione di Dublino, che prevede una serie di facilitazioni per i ricongiungimenti dei richiedenti asilo, la giovane, oggi diciassettenne, ha lasciato il nostro Paese accompagnata dal padre per recarsi in Svezia dove l’esame della sua richiesta di protezione internazionale proseguirà.
 

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