Portapizze muore in un incidente, la rabbia dei rider: "Non è fatalità, è sfruttamento"

Un uomo è morto in un incidente, scontrandosi con una volante della polizia. "Non si può morire per una consegna", scrive Riders Union Bologna. Iacovone (Cobas) denuncia le "false promesse del ministro Di Maio"

Foto di repertorio Ansa

Mario Ferrara, 51 anni, è morto domenica sera in un tragico incidente a Bologna, in via del Lavoro: fatale lo schianto con una volante della polizia, scontratasi col motorino guidato dall'uomo che stava facendo una consegna. Mario lavorava saltuariamente come portapizze. Dopo l'impatto, il suo scooter è volato ad una decina di metri di distanza, mentre il 51enne è stato violentemente sbalzato sul parabrezza dell'auto per poi cadere a terra. Immediati i soccorsi del 118, purtroppo vani.

"Rider schiavi di un'app, costretti a correre per uno stipendio"

La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio della polizia locale, ma l'ennesima morte bianca in un settore come quello dei fattorini - emblema di un mercato del lavoro che corre più veloce dei diritti - ha fatto scattare la rabbia dei lavoratori. "Chi effettua consegne in strada corre per un salario che spesso non basta a sopravvivere. Con tutti i rischi per la sicurezza che ne conseguono", denuncia Francesco Iacovone, sindacalista dell'esecutivo Cobas. Iacovone tira in ballo anche "il ministro Luigi Di Maio e le sue false promesse":

"Ha usato i rider come una sorta di feticcio all'insediamento di questo nuovo governo. La regolamentazione di questa categoria di lavoratori doveva essere, parole sue, il primo atto da ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico... e invece oggi i rider sono la punta estrema del precariato. Sono schiavi di un'app, non hanno tutele contrattuali, garanzie minime su malattie e infortuni. Devono correre per fare più consegne possibili, per avere uno stipendio che è al di sotto delle soglia di povertà".

I Riders Union Bologna - che su Facebook si definiscono "un gruppo di riders che lavorano nel mondo alquanto grigio del delivery food e di attivisti sociali che operano a Bologna" - hanno convocato un presidio a Piazza del Nettuno, nel capoluogo emiliano. Una protesta - scrivono - per denunciare la morte di Mario ed esprimere piena vicinanza alla famiglia. 

Non vogliono sentir parlare di "fatalità", come denunciato in questo messaggio su Facebook: "Ieri sera a Bologna in via del Lavoro intorno alle 22.00 Mario Ferrara, lavoratore presso una pizzeria, ha avuto un grave incidente: è stato investito da una volante della Polizia mentre consegnava l'ennesimo pasto che è costato una vita. Si perché Mario è morto nella notte, lo apprendiamo dalla stampa locale. Allo sgomento si aggiunge la rabbia per l'ennesima morte bianca in questo settore del mondo del lavoro brutalmente derogolamentato, dove i lavoratori e le lavoratrici sono costretti a sottostare a condizioni disumane che li relegano in una condizione di crescente insicurezza e mancanza di tutele sulla propria incolumità fisica".

Rider, promesse mancate e silenzio: la protesta a due ruote

"Ci diranno che si tratta di una fatalità - continua Riders Union Bologna - di un caso che non costituisce una prova. Non può essere un caso che Mario sia l'ultimo di una lunga serie (Barcellona, Parigi, Pisa, Bari) di lavoratori che perdono la vita per consegnare una pizza o un panino in un contesto di peggioramento delle condizioni lavorative. Riders Union Bologna, così come le altre realtà presenti in Italia, denuncia questa situazione di degrado e di privazione di diritti e dignità dei lavoratori e delle lavoratrici da ormai anni".

E infine un appello: "E' arrivato il momento che le aziende e le istituzioni si facciano carico delle responsabilità che hanno portato all'ennesimo tragico epilogo. Lo ripetiamo da mesi: la parte datoriale deve ascoltarci e sedersi con le rappresentanze dei riders autorganizzati che chiedono i giusti riconoscimenti. Non si può morire per una consegna!".

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