Nuovo blitz pro vita davanti alla Mangiagalli di Milano: tanti cartelli ma pochi attivisti

All’esterno della storica clinica ginecologica milanese sono comparsi cartelli contro l’aborto, dopo il blitz dello scorso febbraio. La protesta sui social

I cartelli pro vita fuori dalla clinica Mangiagalli a Milano (Twitter@InAphysicalWay

Sono comparsi nuovamente cartelli e scritte pro vita fuori dalla clinica Mangiagalli di Milano. A febbraio scorso attivisti delle associazioni Pro Vita e Ora et Labora avevano acquistato uno spazio pubblicitario per una campagna contro l’interruzione di gravidanza: dopo le polemiche, la reclame era stata rimossa.

Ora il nuovo blitz contro l’aborto e la legge 194. A parteciparvi un numero davvero esiguo di attivisti – quattro o cinque persone – ma il picchetto ha suscitato subito un acceso dibattito su Twitter e numerosi utenti si sono rivolti a Palazzo Marino per chiedere ragioni sull’autorizzazione di tale manifestazione all’ingresso di una delle cliniche ginecologiche più famose d’Italia, dove ogni giorno le donne si recano per partorire ma anche per effettuare interruzioni di gravidanza.

"Il comune non si occupa di autorizzare o meno le manifestazioni", ha risposto Palazzo Marino sui social. All'attacco, invece, il neo eurodeputato (fino al momento assessore alle politiche social della giunta Sala) Pierfrancesco Majorino che commentando la presenza dei cartelli detto: "Fanno schifo".

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Nella clinica milanese ci sono metà dei medici non obiettori, come aveva dichiarato il primario della Mangiagalli Alessandra Kustermann a Repubblica dopo le proteste di febbraio: "Da noi il tasso di ginecologi non obiettori e ginecologi obiettori è molto simile. Se guardiamo all’area ostetrica, il rapporto è di circa 50 e 50. Rispetto quindi ad altri ospedali, anche di Milano, la nostra situazione è migliore. Più alto, invece, è il tasso di obiettori che lavora nell’area chirurgica. Ma anche in questo caso, direi che è normale".

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