Sequestrate e violentate mentre fanno il pieno: preso il maniaco del distributore

Ad incastrarlo le analisi del dna rinvenuto sulla scena di una delle violenze

Foto di repertorio Pixabay

Agiva sempre allo stesso modo: aspettava l’arrivo delle donne al distributore di benzina per aggredirle sessualmente. Ora un italiano pregiudicato di 35 anni, detenuto nel carcere di Busto Arsizio, è stato arrestato con le accuse di rapina, sequestro di persona, violenza sessuali e lesioni. Quattro le aggressioni di cui sarebbe responsabile, la metà registrate nella provincia di Milano.

A inizio 2019, a Busto Arsizio (Varese), una donna aveva denunciato di aver subito un’aggressione. Dopo aver fatto il pieno, era stata sequestrata e violentata da un uomo con il passamontagna e i guanti di lattice che l’aveva afferrata per i capelli, dicendo di essere ricercato dalla polizia, e l’aveva costretta ad allontanarsi velocemente in auto fino a una zona isolata, dove poi l’aveva costretta a baciarlo.  La donna era riuscita a liberarsi e a scappare, chiedendo aiuto, mentre l’aggressore faceva perdere le proprie tracce.

Così è stato inchiodato il maniaco del distributore

Altre aggressioni molto simili erano avvenute a Castellanza (Varese) e nel milanese, a Pagabiago e Villa Cortese, mentre ad aprile una violenza identica per modalità a quella di Busto Arsizio, con la donna aggredita e sequestrata da un uomo con i guanti in lattice e il passamontagna, che l’aveva costretta ad allontanarsi verso una zona più riparata dove si sono consumati gli abusi.

Gli investigatori sarebbero arrivati al 35enne analizzando le scene del crimine, avvenute tutte nel perimetro del “Parco Alto milanese”. Un dettaglio che ha ristretto i sospetti, concentrati poi sul 35enne, prima residente nel legnanese (dove era sottoposto a libertà vigilata) e poi successivamente trasferitosi a Milano.

Ad inchiodarlo è stato un frammento del guanto di lattice ritrovato all’interno dell’auto a Busto Arsizio: le analisi del gabinetto di polizia scientifica di Milano hanno poi isolato il profilo genetico di un uomo che è stato comparato poi con quello del 35enne, prelevato dagli investigatori con il via libera del pm Massimo De Filippo mentre il 35enne era in carcere per altri reati. Il profilo è poi risultato identico e per lui sono scattate le nuove accuse.

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