Quei 41 migranti che qualcuno ha contato ma poi nessuno ha cercato

Nel Mediterraneo non ci sono quasi più navi Ong, ma le partenze non si sono fermate. Buio fitto su 41 persone salpate dalla Libia. "Contate" da un aereo in pattugliamento, nessuno ha fatto nulla per soccorrerle: "Lasciare morire in mare non può essere strategia politica"

Foto: Ansa (repertorio)

Nessuno li ha cercati per giorni e giorni, ma qualcuno li aveva contati con precisione, probabilmente un aereo nel corso di un pattugliamento: nessuna notizia di 41 persone che risultano disperse al largo della Libia. Anche la nave Mare Ionio della Ong Mediterranea, ormeggiata sotto sequestro nel porto di Lampedusa, quattro giorni fa ha ricevuto la notizia di un gommone con 41 persone a bordo partito da Sabratha lo scorso 23 marzo. 

La Mare Jonio è ormeggiata sotto "sequestro probatorio" al molo Commerciale del porto di Lampedusa: "Sabato sera alle 19:52 abbiamo ricevuto il messaggio NavTex di Malta Radio che, per conto del Centro di coordinamento dei soccorsi italiano (MRCC di Roma), segnalava a tutte le navi presenti in zona che un gommone con 41 persone a bordo era partito quel giorno da Sabratha. E invitava a tenere gli occhi aperti e a comunicare eventuali avvistamenti alla cosiddetta Guardia Costiera libica. Da allora abbiamo chiesto alle Autorità di Malta e Italia di intervenire. Ma nessuna notizia è finora arrivata. Nel frattempo, sotto i nostri occhi ieri sono passati due barchini a motore in vetroresina arrivati autonomamente fino alle coste dell’isola: alle 17:30 con sedici persone a bordo, fra cui tre donne e un bambino piccolo. Poi al buio, intorno alle 23, un secondo con ventitre persone, di cui sette donne e tre bambini. Ma la propaganda politica non ha alcun interesse a raccontarlo".

Migranti, dalle coste della Libia si continua a partire

"In questi giorni di mare calmo e brezza leggera - continua il racconta della Ong - quante altre imbarcazioni di fortuna saranno salpate dalle coste libiche e tunisine? Quante vite a rischio in mare senza che vi sia a soccorrerli nessuna nave della società civile? Queste non entreranno di certo nelle statistiche del Ministero dell’Interno. Questa resta la nostra principale preoccupazione, nei giorni di attesa che stiamo vivendo, il mare vuoto di soccorsi e testimoni, mentre ci dedichiamo alla manutenzione della nave aspettando che sia nuovamente libera di salpare, di essere in missione là dove c’è così bisogno di tornare a monitorare, denunciare, senza sottrarsi mai all’obbligo etico e giuridico di salvare chi rischia la vita".

Su quel gommone con a bordo una quarantina di migranti partito da Sabratha è calato il buio fitto delle notti in mezzo al mare: chi si trovava a bordo è diventato uno dei tanti "fantasmi" del Mediterraneo.  Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione internazionale per le Migrazioni (Oim), due giorni dopo la segnalazione del gommone con 41 persone a bordo ha confermato che in base alle informazioni disponibili il gruppo non è stato intercettato dalla Guardia costiera libica e non si hanno notizie di operazioni di salvataggio nella zona. Nessun mercantile ha dato segnalazioni utili. Dalla Libia silenzio fitto. Le richieste della ong affinché le guardie costiere e le forze navali di Malta e Italia intervenissero sono cadute nel vuoto. 

Ma come è potuto arrivare un alert con un'indicazione così precisa sulle 41 persone partite da Sabratha? "Un numero così preciso di persone a bordo - racconta Nello Scavo su Avvenire - indica che chi ha compiuto l’avvistamento (probabilmente un aereo militare) ha potuto contare le persone nel gommone. Negli ultimi giorni, infatti, sulla Libia stanno volando numerosi velivoli militari, alcuni appartenenti a servizi di intelligence europei".  L'Unione europea, ha scritto ieri la Reuters, avrebbe deciso di estendere i pattugliamenti aerei alla ricerca di migranti che attraversano il Mediterraneo, privilegiandoli rispetto ai pattugliamenti in mare. Le imbarcazioni saranno segnalate per le operazioni di "salvataggio" alla guardia costiera libica, nell'ottica di un maggior coordinamento coi libici, sempre secondo fonti diplomatiche citate dalla Reuters.

Migranti, le partenze continuano anche senza Ong

Oggi nel mare Mediterraneo non ci sono quasi più navi umanitarie (solo la Sea Eye da ieri è nuovamente in zona Sar) ma le partenze non si sono fermate. Non è una novità, nessuno può dirsi stupito. E' ormai acclarato come sia semplicemente falso che la presenza di navi Ong nel Mediterraneo spinga più migranti a partire. L'accusa secondo cui la presenza di navi di organizzazioni umanitarie possa essere di 'stimolo' per far partire gli scafisti con a bordo i migranti non regge, i numeri dicono altro.

Nonostante tale idea possa apparire "del tutto logica, anche in questo caso i dati parlano chiaro: no, il pull factor delle Ong non esiste" spiegava mesi fa Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto di studi politici italiano (Ispi). Aggungiamo anche un altro dettaglio. La presenza di navi di Ong inoltre non ha mai influito nemmeno "sul tipo di mezzo che viene usato per partire dalla Libia - ha spiegato a suon di dati Villa -  Nel 2015, quando le Ong facevano solo il 10 per cento dei salvataggi, quasi 8 migranti su 10 venivano già caricati su gommoni, non barche grandi".

È falso che la presenza di Ong nel Mediterraneo spinga più migranti a partire

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Migranti dispersi: "Lasciare morire in mare non può essere strategia politica"

Il Centro Astalli, struttura dei Gesuiti, ribadisce che nel Mediterraneo "si continua a morire. Desta allarme il fatto che non vi siano in questo momento azioni di avvistamento e soccorso per i naufraghi". P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli sottolinea come "si rischi così di lasciar morire in mare decine di persone in difficoltà. Salvare vite non può essere mai in nessun caso un'opzione ma un obbligo imprescindibile e intrinseco all’essere umano". Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali un’azione umanitaria tempestiva che porti in salvo i migranti che non hanno alternativa alla traversata del Mediterraneo e un impegno per soluzioni a lungo termine che prevedano ingressi sicuri, accoglienza e integrazione. Conclude Ripamonti: "Lasciare morire in mare non può essere considerato deterrente efficace per le partenze o peggio strategia politica per governi sempre più colpevoli di inerzia".

Sui 41 migranti svaniti nel grande vuoto del Mediterraneo dice la sua anche padre Claudio Gnesotto, missionario e presidente dell’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo: "Come Chiesa e come singoli cristiani non possiamo esimerci dal denunciare il silenzio disumano che avvolge il Mediterraneo e chi attraversandolo – e perdendo ahimè la vita – cerca un futuro una volta ancora in questi ultimi giorni". "Morti e dispersi nell’oblio più totale" secondo Gnesotto, che chiede a "Ue, Nazioni unite e a tutti coloro che appartengono alla società civile, che hanno potuto in passato e possono oggi dare una mano" di collaborare "per l’apertura ordinaria di corridoi umanitari sicuri, realtà che la Chiesa cattolica e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia sostengono da anni, e la ripresa sistematica del salvataggio in mare come prescrive il diritto internazionale".

Pietro, il comandante che ha detto no: "Salvini sa cosa significa avere 50 naufraghi a bordo?"

Intanto da Lampedusa arrivano notizie di nuovi sbarchi: dalla Libia (e dalla Tunisia, direzione Sardegna) si continua a partire. Da Palazzo Chigi e dal Viminale, per ora, nessun commento.

Il tweet con cui Sea Eye annuncia di essere nuovamente diretta alla zona di salvataggio alla ricerca di tracce dei 41 migranti dispersi

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