"Il figlio storpio non lo voglio, non può rubare": il piano dei 'Gitanos' per truffare l'assicurazione

Un piano organizzato con l'aiuto di un avvocato ed un medico compiacente. A salvare il bambino sono stati i carabinieri

Credit Pixabay

"Quel ragazzino se diventa scemo o storpio non posso nemmeno mandarlo a rubare". Una frase, cruda, che emerge da uno stralcio di una intercettazione. A parlare è un ragazzo di appena 22 anni, uno dei 'Gitanos' arrestati dai Carabinieri (qui la notizia) per una serie di furti nei quartiere della Roma "bene". La storia più cupa di questa operazione, tuttavia, c'entra poco con gli appartamenti ripuliti dalla banda di 'rom' di seconda generazione: è una vicenda umana. Un racconto senza scrupoli, scrive Lorenzo Nicolini su RomaToday.

Patrick, nome di fantasia del 22enne di origine slava, ha un piano. A supportarlo la zia, figura di spicco nelle dinamiche criminali familiari, ma anche un avvocato ed un medico compiacente. Il giovane, sposato con la minorenne Maria (nome di fantasia ndr), vuole far abortire la sua compagna. La paura di avere un figlio disabile è troppo grande.

Maria deve "buttare il feto"

Così si mette in moto la macchina per attuare il piano: la ragazza incinta, tra il 5° e il 6° mese di gravidanza, deve prendere farmaci per abortire poi una truffa per ingannare l'assicurazione innescando un finto incidente stradale per simulare la perdita del bambino ed intascare un lauto premio. Le intercettazioni sono chiare, dirette. Maria deve "buttare il feto", "deve prendere medicinali così ragazzino muore e danno risarcimento", si legge dalle intercettazioni. Il messaggio è chiaro: deve abortire. Anche se il suo interlocutore, per un momento, prova a farlo desistere: "Che brutta cosa però".

Video | Operazione Gitanos: ecco la refurtiva rubata

Un avvocato ed un medico compiacenti

A sostenere il piano c'è pure un "amico" togato. "Ho sentito l'avvocato abbiamo organizzato tutto", dice Patrick facendo riferimento ai medicinali che Maria avrebbe dovuto ingerire per "buttare" il feto. Il tutto anche con l'aiuto di un medico, pagato, incaricato di intervenire per il raschiamento in sicurezza della minorenne. Il disegno architettato, però, non finisce qui. D'accordo c'è anche un terzo uomo a libro paga. A lui il compito finale, quello di investire sulle strisce Maria "senza farle troppo male", per truffare l'assicurazione ed intascare un copioso risarcimento.  

"Che ci faccio con un figlio storpio?"

Insomma, il piano sembra oliato. Patrick è determinato e sue parole dirette lo dimostrano: "Se quel ragazzino diventa scemo o storpio che faccio con lui...Non posso nemmeno mandarlo a rubare, che posso fare con lui". A frenare il 22enne c'è solo la salute di Maria, perché Patrick a lei tiene: "Non deve morire". Poco male se le "dovessero accollare la colpa. Se va carcerata due o tre anni non mi frega niente, l'aspetto". Ma il figlio "storpio" Patrick non lo vuole.

L'intervento decisivo dei carabinieri: continua a leggere su RomaToday
 

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