Dalla "mozzarella blu" alla "carne cancerogena": quanto ci costano le allerte sul cibo

Il ministro della Salute è su tutte le furie: "È stato allarmismo ingiustificato". Intanto Coldiretti fa un calcolo dei danni alla nostra industria alimentare: si parla di quasi 12 miliardi di euro

Allarmi, poi allarmismi, calo dei consumi e problemi per le aziende. Così dopo l'allerta "carne rossa e insaccati" e quella "caffè" nel mirino ora c'è l'Oms e il modo in cui gli studi sono stati diffusi. A puntare il dito contro l'organizzazione è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: "Dall'Organizzazione mondiale della sanità è stato fatto allarmismo e in modo ingiustificato. Abbiamo chiesto di avere lo studio completo e ci è stato risposto che non è pronto". 

C'è invece che preferisce tranquillizzare direttamente i cittadini come il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina: "Come è stato ribadito da tutti gli esperti non bisogna generalizzare e cadere in allarmismi, mentre dobbiamo continuare il lavoro di educazione alimentare portato avanti anche nei sei mesi di Expo. Abbiamo consumi al di sotto della soglia indicata dallo Iarc e i più alti standard qualitativi e di sicurezza a livello mondiale sulla produzione e lavorazione di carni. Questo grazie a criteri disciplinari molto rigidi e controlli effettuati costantemente in tutta la filiera".

C'è anche chi analizza il problema dal punto di vista economico e delle ricadute sui piccoli e medi produttori del settore agro-alimentare. Secondo Coldiretti gli allarmi veri e presunti a tavola sono costati al "Made in Italy" quasi 12 miliardi di euro negli ultimi 15 anni, soprattutto per effetto del taglio degli acquisti provocato da psicosi ingiustificate. 

COLDIRETTI RISPONDE ALL'OMS CON IL "MAXI PANINO" - FOTO

CALO DEI CONSUMI - Sul tema è stata presentata un'analisi: ad oggi solo l'11% ha contenuto il proprio consumo di carne e insaccati dopo le notizie diffuse con la pubblicazione del rapporto Oms, mentre è ancora presto per valutare gli effetti dell'annuncio degli studi sul caffè. Ma già così ci sono a rischio 180mila posti di lavoro nel settore, motivo per cui l'organizzazione dei produttori agricoli si è affrettata a rassicurare i consumatori, attraverso le parole del presidente Roberto Moncalvo: "In Italia i modelli di consumo della carne si collocano perfettamente all'interno della dieta mediterranea che, fondata su una alimentazione basata su prodotti locali, stagionali, freschi, è il segreto dei primati di longevità degli italiani, con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini". 

Insomma sembra che, nonostante l'Oms, le carni "Made in Italy" siano sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione "doc", che assicurano il benessere e la qualità dell'alimentazione degli animali. Per i salumi si segue una prassi di lavorazione di tipo 'naturale' a base di sale. Infatti il nostro Paese vanta il primato a livello europeo per numero di prodotti a base di carne "doc", con ben 40 specialità di salumi che hanno ottenuto la denominazione d'origine o l'indicazione geografica.

I DANNI DEGLI ALLARMISMI - Nonostante le certificazioni e i riconoscimenti di qualità, gli allarmismi negli anni scorsi hanno avuto delle conseguenze non trascurabili: dal 2001 ben 12 miliardi di euro di danni al settore. Sicuramente tutti ci ricordiamo le allerte per i consumatori: l'emergenza "mucca pazza", l'influenza aviaria del 2003 e del 2005, l'allarme diossina nel 2008 e il "batterio killer" del 2011 che "fece salire ingiustamente i cetroli sul banco degli imputati", per arrivare al 2013 con le polpette di carne di manzo spacciata per cavallo

Coldiretti non manca di sottolineare che in realtà, dopo la "mucca pazza" è arrivato l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne in vendita. Una misura che è stata introdotta in Italia con successo anche per la carne di pollo, in occasione dell'emergenza influenza aviaria, dopo lo stesso prevedibile calo dei consumi. 

RISCHI PER LA SALUTE? - Insomma le rassicurazioni possono tranquillizzare i consumatori, ma dai danni dell'allarmismo non si rientra con facilità. In realtà il punto è che non bisogna farsi prendere dall'ansia, dimenticando che "selezionare attentamente i cibi e le quantità è il principale messaggio che deriva dallo studio dell'Oms" come afferma il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi. "Ciò che si conferma nello studio è che se si assumono giornalmente grandi quantità di carne lavorata si è esposti a un rischio notevole di cancro al colon retto. Ma questo vale soprattutto per i Paesi dove si fa grande consumo di tali prodotti, come ad esempio in Gran Bretagna. Oltre i 50 grammi giornalieri si va, infatti, incontro a rischi". Per la carne rossa l'Oms parla invece di "probabile rischio cancerogeno, se è consumata in quantità importanti". Insomma, "dal punto di vista scientifico nulla di nuovo - rileva Ricciardi - ma l'Oms ha ora ufficializzato un'allerta relativa soprattutto alle quantità di consumo per tali prodotti". 

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