Dalla baraccopoli alla Sorbona, la storia di Anina Ciuciu: “Sono rom e ne sono fiera”

Arriva in Italia l’autobiografia di Anina, 26enne rom che studia per diventare magistrato a Parigi. Un libro che obbliga il lettore a un nuovo punto di vista, superando qualsiasi pregiudizio razzista ma anche gli stereotipi più comuni che accompagnano i rom

Foto Facebook

Dalla discriminazione in Romania agli studi di giurisprudenza alla Sorbona, passando per le baraccopoli romane. E’ la storia di Anina Ciuciu, 26enne rom nata in Romania ma cresciuta in Francia, dove è arrivata poco più che bambina dopo un viaggio della speranza intrapreso dalla sua famiglia per garantire a lei e alle sue sorelle una vita migliore. Nel “paese dei diritti umani”, Anina ha potuto studiare, le è stata offerta un’opportunità e lei l’ha colta, realizzando il sogno per il quale i suoi genitori hanno sacrificato tutta una vita. Quanti futuri come quello di Anina sono rimasti inghiottiti nel baratro della discriminazione? Quanti si sono visti negare quei diritti? Il suo destino sarebbe stato diverso se fosse rimasta a vivere nella baraccopoli?

“Sono rom e ne sono fiera” è il titolo dell’autobiografia di Anina, uscita in Francia nel 2013 e pubblicata ora in italiano da Edizioni Alegre, ma si considera anche francese e romena. “La cultura rom è totalmente compatibile con lo stile di vita francese. La prova: vivo come una francese, ma mantengo le mie radici - scrive Anina - Ho fatto una selezione tra le due culture e creato il  mio mix personale”. Ma si sente anche romena, perché in quel Paese è nata e lì ha vissuto i suoi primi anni. “Sono fiera di queste tre appartenenze, le esplicito, fanno parte di me”, spiega, “mi sento anche profondamente europea”. Il libro di Anina porta il lettore a guardare le cose da un nuovo punto di vista, superando qualsiasi pregiudizio razzista ma anche gli stereotipi più comuni che accompagnano i rom.

Discriminati in Romania, obbligati a rimanere ai margini della società nelle periferie più disagiate in condizioni di estrema povertà, i genitori di Anina hanno deciso di lasciarsi tutto alle spalle e trasferirsi tutti in Francia. Ma il viaggio della famiglia Ciuciu si interrompe a sorpresa molto prima. Quando si aprono le porte del camion nel quale, stipati insieme ad altre decine di connazionali, hanno attraversato mezza Europa, il paesaggio che si trovano davanti è quello desolante del Casilino 900, l’enorme baraccopoli romana sgomberata soltanto nel 2010. Per sei mesi, Anina e i suoi sono costretti a vivere lì, lottando per mantenere la dignità e il rispetto di sé pur elemosinando per le strade del centro di Roma. “Se i rom in Romania erano considerati come ‘mezzi uomini’, qui in Italia erano assimilati ai parassiti”, ricorda con amarezza Anina, che di quei mesi terribili nel campo ha parlato per la prima volta soltanto nel libro. Con un ulteriore sforzo, la famiglia Ciuciu si è lasciata alle spalle anche quel girone infernale ed è finalmente riuscita ad arrivare in Francia, dove - dopo una serie di traversie - ha trovato un alloggio e ad Anina è stato permesso di studiare il francese e andare a scuola, un percorso che l’ha portata fino alla Sorbona.

Quando domani per strada incrocerete una signora con la schiena curva, con un cartello di cartone sulle ginocchia, quando vedrete che accanto a lei c’è seduta una bambina dai capelli lunghi e neri, non giudicatela, non insultatela, non picchiatela. Ho vissuto tutto questo e ne sono stata segnata a vita. Ma oggi, davanti a me, ci sono le porte della Sorbona che si aprono

“Questo libro è un messaggio di speranza per tanti giovani, ma devono essere coraggiosi”, ha detto Anina Ciuciu presentando il libro a Roma alla Libreria Alegre, in un incontro moderato dalla giornalista di RomaToday Ylenia Sina al quale hanno partecipato anche Antonio Ardolino, di OsservAzione e Amalia Romano, Focus-Casa dei diritti sociali (parte del ricavato dei libri venduti andrà a sostengo del loro progetto di promozione del diritto allo studio Today, Tomorrow, To Nino).  “Non abbiamo scelto noi di vivere nelle baraccopoli. Siamo stati spinti a lasciare il nostro Paese dalla violenza politica e sociale contro i rom”, ha spiegato, sottolineando come all’origine di tutto ci sia “un problema di povertà” e che “il razzismo è una giustificazione per politiche di esclusione e discriminazione”. Anche nella stessa Francia, ha ricordato infatti Anina, “non esiste una vera politica di integrazione dei rom” e l’unico ministero ad occuparsi di loro è quello dell’Interno, ossia la polizia. “No, non sono nata mendicante – scrive Anina – Sono le politiche che si sono succedute ad avermi resa tale, come potrebbero farlo con ognuno di voi”.

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