Antonio Stano, morto dopo le botte della baby gang: tutti in carcere

Firmata una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i sei minori. Venerdì mattina confermato il carcere anche per i due maggiorenni coinvolti

La vicenda che ha portato alla morte di Antonio Stano ha scosso l'opinione pubblica. Il gip del Tribunale per i minorenni di Taranto giovedì sera ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i sei minori (due 16enni e quattro 17enni) accusati di tortura, sequestro di persona, danneggiamento e violazione di domicilio. Venerdì mattina è stato confermato il carcere anche per i maggiorenni coinvolti.

Il gip del Tribunale di Taranto non ha convalidato i fermi (ritenendo non sussistente il pericolo di fuga) dei due maggiorenni coinvolti nell'indagine sulle violenze compiute ai danni di Antonio Stano, il 66enne di Manduria morto il 23 aprile, ma ha emesso nei confronti dei due indagati un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giudice ha così condiviso il quadro accusatorio della Procura, anche in relazione al reato di tortura.

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Il gip Paola Morelli ieri non ha convalidato il fermo di indiziato di delitto eseguito il 30 aprile scorso nei confronti dei minorenni indagati "per difetto del requisito del concreto pericolo di fuga" ma ha applicato per i 6 minorenni la misura della custodia cautelare presso l'istituto penale minorile di  Bari dove resteranno a disposizione della Procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto.

In pratica è stata confermato l'impianto accusatorio per i 6 minorenni accusati di aver preso parte ai raid ai danni di Antonio Cosimo Stano. Per lo più "dispiaciuti", in lacrime davanti agli inquirenti, sono stati incastrati dai filmati che loro stessi hanno girato. 

Antonio Stano negli ultimi mesi aveva subito una lunga serie di aggressioni e violenze in casa e per strada. I bulli durante le spedizioni punitive nei confronti del pensionato, che soffriva di disagio psichico, filmavano le vessazioni e gli atti di violenza e poi li postavano nella chat di Whatsapp denominata "La comitiva degli orfanelli". 

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Manduria, uno dei maggiorenni arrestati nega di aver partecipato ai raid

"Il mio assistito ha risposto alle domande del giudice fornendo la propria versione dei fatti. Non ha confessato, anzi ha negato di aver partecipato ai raid". Lo ha detto all'Adnkronos l'avvocato Gaetano Vitale che, nel processo per le aggressioni subite a Manduria da Antonio Cosimo Stano, difende uno dei due maggiorenni arrestati, A.S.

In uno dei filmati in mano ai poliziotti si vede il gruppo fare irruzione in casa del 66enne con i bastoni in pugno. E' lo stesso filmato fatto girare nella chat di whatsapp e nel quale il 12 aprile scorso la fidanzata di A.S. giurò in commissariato di averlo riconosciuto. "Non ha fatto alcun tipo di tortura - precisa il legale del ragazzo - ha preso parte a un solo episodio nel quale tra l'altro era presente incidentalmente. Il suo è un ruolo marginale e, anzi, non conosce proprio gli altri componenti del gruppo. Preferisco attendere l'udienza di convalida". 

"A questo punto spero che lui sia effettivamente entrato solo una volta in quella casa - si era augurata anche la fidanzata - così come mi ha confessato quando attendeva vicino l'Ufficio della Polizia".

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L'omertà attorno alle violenze di Manduria è stata rotta in principio soltanto dalla ragazzina di 16 anni, che ha riconosciuto il suo ragazzo in uno dei video dei pestaggi che giravano nelle chat e ha avuto, a differenza degli adulti del paese, il coraggio di denunciare.

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