Elicotteri e armi verso Libia e Iran: fermati tre italiani

L'inchiesta della Dda di Napoli: due coniugi di San Giorgio a Cremano, convertiti all'Islam, sarebbero tra i responsabili di un traffico di armi verso l'Iran e la Libia. Tra i "clienti" anche un gruppo legato all'Isis. Fermato anche Andrea Pardi, amministratore della Società Romana Elicotteri srl

A sinistra Andra Pardi; a destra i due coniugi con l'ex premier iraniano Ahmadinejad

ROMA - Tre italiani sono stati fermati nel corso di un'indagine contro il traffico internazionale di armi e di materiale dual use, di produzione straniera. L'operazione realizzata dal Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L'Aquila, con il coordinamento del II Reparto del Comando Generale del Corpo, la collaborazione dello Scico e dei competenti Reparti territoriali. Dei quattro provvedimenti di fermo emessi dalla Dda partenopea, i tre riguardanti i cittadini italiani sono stati eseguiti, mentre è risultato irreperibile un cittadino libico.

GLI ARRESTATI - Ad essere fermati sono stati Andrea Pardi, 51 anni, amministratore della Società Romana Elicotteri srl, Mario Di Leva (convertito all'Islam con il nome di Jaafar), 69 anni, di San Giorgio a Cremano (Napoli) e la moglie Anna Maria Fontana, di 63 anni. Agli atti dell'inchiesta vi sarebbe anche una foto in cui la coppia è in compagnia dell'ex premier iraniano Ahmadinejad (foto sotto). Pardi è indagato per traffico internazionale di armi e traffico internazionale di materiali dual use. 

Mario Di Leva e Annamaria Fontana con l'ex premier iraniano Mahmud Ahmadinejad. (ANSA) 1-2

LE ACCUSE - Secondo gli inquirenti, Pardi "in assenza delle necessarie autorizzazioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dello Sviluppo Economico, ha compiuto nel 2015 atti idonei ad esportare in Libia - Stato sottoposto ad embargo internazionale con decisione del Consiglio dell'Unione Europea - elicotteri militari di fabbricazione sovietica ad uso militare, fucili d'assalto, missili, nonché materiale dual use". I due coniugi, sono accusati per il periodo 2011 - 2015 di "aver ceduto in Libia armi da guerra, nonché missili terra-aria e anti-carro, prodotti in Paesi dell'ex blocco sovietico; venduto pezzi di ricambio per elicotteri ad uso militare e materiali dual use ad una società con sede in Iran, Paese sottoposto ad embargo internazionale. 

LE INDAGINI - Al riguardo, al fine di eludere i divieti internazionali, la coppia napoletana ha ceduto i suddetti materiali avvalendosi di società estere a loro riconducibili; compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco ad effettuare operazioni di esportazione di beni dual use, consistiti nell'intavolare concrete trattative commerciali per l'introduzione di materiali per la produzione di munizionamento in Iran".

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