Le armi legali uccidono più della mafia: "Viminale dia numeri certi sulle licenze"

La propaganda securitaria non trova riscontro nei numeri forniti dal Ministero dell'Interno. C'è una sola emergenza: le armi in famiglia. È tempo che si rediga un rapporto "su quante sono le licenze (compresi i nulla osta), ma anche e soprattutto su quanti siano gli omicidi e i tentati omicidi con armi legalmente detenute" dice a Today.it Giorgio Beretta (Opal)

Foto: Ansa (archivio)

Siamo un paese e una società sempre più sicuri. Ma le zone d'ombra non mancano. Nell'Italia del 2019 sono in calo gli omicidi, ma anche le rapine e i furti: è quel che emerge dal dossier del Viminale "Un anno di attività del Ministero dell'Interno", relativo al periodo tra il 1 agosto 2018 e il 31 luglio 2019. Il dossier, al di là dei freddi numeri, dice soprattutto una cosa: la propaganda securitaria portata avanti soprattutto da una certa "destra italiana" non ha basi. Se infatti diminuiscono furti, rapine e omicidi, aumentano invece gli omicidi dei legali detentori di armi, con armi legali: ed è questo il tema che vale la pena approfondire, perché per la prima volta gli omicidi con armi detenute legalmente superano quelli della mafia ma anche della criminalità organizzata. Un dato estemporaneo o un trend preoccupante?

La famiglia è il luogo più pericoloso per le donne

Sono tutti con il segno meno i dati relativi alla delittuosità in Italia nel periodo tra il 1 agosto 2018 e il 31 luglio 2019. 307 gli omicidi avvenuti nel periodo di riferimento, con un calo del 14 per cento rispetto ai 357 registrati trail 1 agosto 2017 e il 31 luglio 2018. Anche le rapine sono in calo, con 24.773 casi rispetto ai 29.570 del periodo precedente (-16,2 per cento); in calo anche i furti (-11,2 per cento) e le truffe (-2,1 per cento). In diminuzione i casi di violenza di genere, secondo quanto riportato nel dossier. Scendono infatti a 12.733 le denunce per stalking rispetto alle 14.633 del periodo tra il 1 agosto 2017 e il 31 luglio 2018, con un calo del -13 per cento. Il 76 per cento delle denunce riguarda donne.

Se è quindi vero che l'Italia è più sicura che in passato, i dati che riguardano gli "spazi di vita quotidiana" non sono così incoraggianti. La famiglia è il luogo più pericoloso per le donne. Dei 307 omicidi, 25 sono attribuibili alla criminalità organizzata (-19,4 per cento) ma quasi la metà (145) avvengono in ambito familiare o affettivo: di questi ultimi, nel 63,4 per cento dei casi la vittima è una donna. 

Gli omicidi della criminalità, organizzata e comune, si sono ridotti, il trend è in atto da anni. Ma ridurre gli omicidi familiari appare più complesso. Anche secondo un recente rapporto dell'Eures, nel 2018 il 49,5% delle vittime degli omicidi volontari commessi in Italia è stato ucciso all’interno della sfera familiare o affettiva (163 su 329 vittime di omicidio totali): la percentuale più alta mai registrata in Italia. L’ambito familiare arriva ormai a costituire il contesto omicidiario quasi esclusivo per le vittime femminili.

Emergenza armi in casa: un problema vero di sicurezza

Secondo il medesimo rapporto Eures c'è un'emergenza armi in casa: 4 vittime su 10 in famiglia sono state uccise nel 2018 con armi da fuoco (legalmente detenute nel 65% dei casi), prevalendo in misura significativa sull’arma da taglio (40 casi, pari al 24,6%). L’incidenza delle vittime uccise con armi da fuoco nel 2018 risulta molto superiore alla media dell’intero periodo 2000-2018 (1.139 vittime, pari al 32,2%), registrando un significativo aumento rispetto al 2017 (+97% rispetto alle 33 vittime dell’anno precedente).

Sulla base delle informazioni accessibili da fonti aperte (giornali, internet, ecc.), in almeno il 64,6% dei casi in cui le vittime sono state uccise con armi da fuoco, l’assassino risultava in possesso di un regolare porto d’armi (in diversi casi per motivi di lavoro), confermando quindi la necessità di controlli più accurati, soprattutto in presenza di situazioni stressanti o comunque “a rischio” (ad esempio una separazione o la grave malattia di un familiare stretto). In particolare le armi da fuoco hanno rappresentato lo strumento principale di morte nei figlicidi (51,5% delle vittime) e negli omicidi di coppia (36,3%, peraltro in tutti i casi vittime femminili).

Beretta (Opal) a Today.it: "Viminale dia numeri certi sulle licenze"

Abbiamo contattato Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia, che dalle pagine di Today.it chiede (per l'ennesima volta) che venga stilato un rapporto specifico del Viminale su quante licenze (compresi i nulla osta) ci siano in Italia, ma anche e soprattutto su quanti siano gli omicidi e i tentati omicidi con armi legalmente detenute, "adeguandosi agli standard internazionali che suddividono gli omicidi in 5 categorie: omicidi di criminalità organizzata, omicidi di criminalità comune, omicidi nella sfera familiare interpersonale, omicidi per terrorismo e omicidi politici". "Solo questo  - aggiunge parlando a Today.it- ci può permettere di capire se esiste un trend" di cui tenere conto per valutare l'adeguatezza delle attuali norme per le licenze. 

In questo contesto, qualsiasi politica volta a permettere un più facile accesso legale alle armi appare incomprensibile.

Nonostante sia quasi banale dirlo, la propaganda secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza non ha alcun riscontro oggettivo. E' bene ribadirlo- "Diverse persone - diceva a Today.it  lo stesso Beretta qualche tempo fa - pensano di risolvere quello che percepiscono come un problema che riguarda la loro sicurezza facendo ricorso alle armi. Di fatto è un palliativo e anzi il possesso di un’arma può essere controproducente per la propria sicurezza: anche nell’eventualità di doverla impugnare per fronteggiare un ladro armato, il rischio di soccombere aumenta invece di diminuire e quello che nelle intenzioni del malfattore era un mero furto o una rapina può trasformarsi in un attimo in un omicidio". Un Paese con meno armi in circolazione è un Paese più sicuro per tutti.

Italiani a mano armata: licenze "facili", dati opachi e norme da rivedere (in fretta) 

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