Terremoto corruzione nella sanità in Sicilia: ai domiciliari il coordinatore per l'emergenza coronavirus

Scandalo tangenti in Sicilia. La Guardia di Finanza di Palermo ha scoperto un sistema di corruzione e di appalti pilotati nella sanità ed eseguito all'alba di oggi dodici misure cautelari

Terremoto giudiziario nella sanità siciliana, coinvolto in un vasto giro di mazzette nella sanità siciliana anche il coordinatore della struttura Covid in Sicilia. La Guardia di Finanza di Palermo ha scoperto un sistema di corruzione e di appalti pilotati nella sanità siciliana ed eseguito all'alba di oggi dodici misure cautelari. Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del locale Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale del capoluogo nei confronti di 12 persone, a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.

L'inchiesta verte intorno a presunte mazzette per appalti multimilionari su apparecchiature mediche, forniture energetiche, impianti tecnologici e servizi di pulizia con l’aggiudicazione di gare pubbliche per un totale di 600 milioni: il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, "nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate: le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra pari ad almeno 1.800.000 euro", dicono le Fiamme gialle.

Tra gli arrestati il direttore dell'Asp di Trapani, Fabio Damiani, e l'attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19 Antonio Candela, ex commissario straordinario e numero uno dell'Asp di Palermo. Il prezzo delle tangenti si aggirava intorno al 5% della gara aggiudicata secondo le ipotesi degli inquirenti.

"Le complesse indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle fiamme gialle palermitane", svolte con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari, "hanno consentito di ipotizzare l'esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica".  "Le articolate fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall'ASP 6 di Palermo, disvelando le trame sottese all'accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano", dice la Gdf. "Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro". 

Nel video qui di seguito, alcune delle intercettazioni risultate decisive per le indagini:

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"I pagamenti delle tangenti - ricostruiscono dalla guardia di finanza - in alcuni casi avvenivano con la classica consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Per rendere ancora più complessa l’individuazione del sistema criminale approntato, gli indagati si erano spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite. Il patto criminale - concludono - veniva poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale".

Palermo, le accuse ad Antonino Candela

Sette anni fa gli era stata assegnata la scorta per avere denunciato un tentativo di tangenti per l'acquisto di pannoloni. Era stato anche premiato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per avere denunciato le mazzette. Oggi, Antonino Candela, 55 anni, attualmente coordinatore dell'emergenza Coronavirus in Sicilia, chiamato dal Presidente della Regione Nello Musumeci a marzo, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione perché, secondo l'accusa, avrebbe intascato tangenti per centinaia di migliaia di euro. Da tempo Candela non viveva più sotto scorta. Il gip del Tribunale di Palermo usa parole dure nei suoi confronti nella misura cautelare. E' accusato, "in concorso morale e materiale" con un altro indagato, "anche quale suo intermediario, di avere accettato la promessa di denaro da parte di Francesco Zanzi e Roberto Satta, rispettivamente amministratore delegato e responsabile operativo di Tecnologie Sanitarie Spa, per un ammontare pari a 820.000 euro per poi ricevere la complessiva somma di 268.400 euro per ritardare e omettere e per avere ritardato e omesso atti del suo ufficio, tra cui la sottoscrizione del contratto relativo alla gara indetta dall'Asp 6 del valore di 17.635.000 euro, avente ad oggetto la manutenzione delle apparecchiature elettromedicali, aggiudicata, in data 30.11.2017, alla Tecnologie Sanitarie Spa".

Tutto questo "al fine di consentire all'impresa di continuare a beneficiare delle condizioni ritenute più remunerative previste dal contratto, già aggiudicato alla Tecnologie Sanitarie Spa in Ati con Ebm (ora Althea Spa), scaduto nel settembre 2017 e prorogato", dicono gli inquirenti. "Sia al fine di consentire, nelle more, l'adesione dell'Asp 6 alla procedura indetta dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana (CUC), avente oggetto la medesima tipologia di prestazioni dei menzionati contratti, della quale la Tecnologie Sanitarie Spa si era aggiudicata due lotti, del valore complessivo di 202.400.318/17 euro, le cui condizioni erano ritenute più vantaggiose per la stessa Tecnologie Sanitarie Spa rispetto all'appalto bandito dalla Asp 6". Secondo l'accusa, il coordinatore dell'emergenza Covid Antonino Candela, avrebbe "compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio in favore della Tecnologie Sanitare Spa". Tra l'altro consistenti "nel minacciare Fabio Damiani (ex manager Asp di Trapani ndr), per costringerlo ad attestare la maggiore convenienza per l'Asp 6 della procedura facente capo alla Cuc e conseguentemente a richiedere l'adesione della stessa Asp 6 alla procedura Cuc". E "nell'accelerare l'iter di adesione dell'Asp 6 alla procedura della Cuc, sollecitando, per mezzo di Taibbi, Zanzi e Satta a trasmettere una formale comunicazione con la quale si invitava l'Asp 6 a valutare l'adesione alla procedura Cuc ed inducendo a tal fine i dirigenti dell'Asp 6, tra cui il Direttore Amministrativo Domenico Moncada ed il Direttore Sanitario Salvatore Russo, ad avallare tale adesione, mediante un'opera di persuasione e di pressione diretta a simulare la maggiore convenienza per l'Asp 6 della Cuc". 

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