Asfalto avvelenato da rifiuti tossici: maxi inchiesta coinvolge tre regioni

Oltre 100 i comuni con "strade al veleno": non solo sentieri "bianchi" coperti di Concrete Green illecito, ma nichel, cromo, cloruro e piombo sarebbero finiti per anni nel bitume usato per riparare piazze e strade pubbliche come denuncia Alberto Zolezzi, deputato M5s

Rifiuti tossici nell'asfalto, quali sono le strade al veleno

Rifiuti tossici nell'asfalto, sarebbero oltre 100 i comuni colpiti dalla vicenda delle cosiddette "strade al veleno": chilometri e chilometri di strade realizzate con Concrete Green illecito, dunque materiale edile pericoloso strapieno di metalli pesanti.

"Una vicenda che emerge dalle indagini su ditte specializzate e appalti, di cui alcune Amministrazioni pubbliche sarebbero vittime perché probabilmente ignare di tutto" spiega Alberto Zolezzi, deputato lombardo del MoVimento 5 Stelle in Commissione Ambiente.

Strade al veleno, il 20 marzo l’udienza preliminare

Secondo le prime risultanze delle indagini nichel, cromo, cloruro e piombo sarebbero stati utilizzati per anni al fine di riparare piazze e strade pubbliche.

"Bisogna al più presto intervenire sulla normativa per migliorare e aumentare i controlli su questo tipo di sostanze che quotidianamente vengono riversate sulle nostre strade" spiega ancora Zolezzi. "Parliamo di un settore enorme dove l’eccezione non è la ditta mafiosa, ma quella onesta! È ora di intervenire e andare a fondo su questa scandalosa vicenda che coinvolgerebbe circa un centinaio di Comuni, sparsi tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto".

Rifiuti tossici nell'asfalto, quali sono le strade al veleno?

Secondo le prime indagini ceneri pesanti miste a scarti dell'edilizia e delle demolizioni sarebbero state usate per la costruzione di strade interpoderali dal 2014 al 2016. La maggior parte dei sindaci dei comuni coinvolti avrebbe ricevuto nei giorni scorsi la documentazione relativa alla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Venezia che coinvolte Emilia Romagna, Veneto e Lombardia

Il pubblico ministero veneziano Giovanni Zorzi ha chiesto il rinvio a giudizio per tre imprenditori veronesi, ora indagati per traffico e gestione illegale di rifiuti usati, e il 20 marzo si terrà l’udienza preliminare a Venezia.

L'inchiesta ha avuto origine dopo un maxi incendio scoppiato il 14 ottobre 2018 a Milano in Via Chiasserini. Altri capannoni hanno però suscitato l'interesse degli investigatori a Venezia, Lodi e Verona.

Sotto accusa il "concrete green", materiale di cui sono state prodotte 718mila tonnellate tra il 2013 e il 2016. Gli inquirenti avrebbero identificato almeno 71 cantieri in cui sono finite circa 300mila tonnellate di questo conglomerato, utilizzato per la realizzazione del sottofondo stradale, partite da un'azienda veneta del settore.

Il prodotto avrebbe avuto sul mercato una grande fortuna, dal momento che veniva venduto a 17 euro al metrocubo contro i 247 euro dei conglomerati ecologici. Un prezzo concorrenziale senza essere sottoposto alla decontaminazione prevista.

Secondo le prime risultanze degli approfondimenti fatti dal corpo Forestale dei Carabinieri è emerso che sarebbero state ditte private ad utilizzare il materiale che ora dovrà essere bonificato. Gli enti locali, oltre a Regione e Provincia, potranno costituirsi parte civile se dalle indagini sui cantieri pubblici e privati prenderà via un processo.

L'inchiesta a Bologna; Ravenna; Modena; Verona

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