"Io, licenziata perché mamma”: porta la banca in tribunale e vince la causa

“Con questa sentenza ha vinto il diritto delle donne lavoratrici di essere madri” è il commento di Giuseppina Naimoli all’indomani della sentenza che ha decretato l’illegittimità del comportamento del Banco di Sardegna contro il quale aveva agito “per essere stata licenziata a causa delle due maternità”

foto archivio

“È un risultato davvero importante. A quanto mi risulta, questa è la prima sentenza di discriminazione pronunciata in Italia a carico di una banca”: parla così l’avvocato Vittorio Perria a poche ore dalla sentenza di primo grado del tribunale di Sassari - sezione Lavoro - che ha ritenuto provata la natura discriminatoria del licenziamento da parte del Banco di Sardegna della sua assistita ex dipendente Giuseppina Naimoli, sassarese 38enne che dal 2015 si proclama "discriminata dal suo posto di lavoro in quanto mamma", e che difende nella causa. 

Dopo il lungo iter legale fermo da mesi alla prima fase sommaria del processo in materia di discriminazione -  raccontato da Today.it attraverso le dichiarazioni dirette delle parti in causa -, il 19 settembre 2017 è arrivata la pronuncia del tribunale sardo: il Banco di Sardegna, chiamato in causa dalla Naimoli con l’accusa di averla ingiustamente licenziata per aver goduto dei permessi relativi alle due gravidanze e alla sua condizione di madre, dovrà cessare il suo “comportamento illegittimo e rimuovere gli effetti reintegrandola nel posto di lavoro occupato”. 

“In pratica, adesso la signora Naimoli dovrebbe essere subito reintegrata e la sua posizione lavorativa essere ricostruita interamente, anche economicamente, come se non fosse mai andata via” ci ha spiegato Perria, soddisfatto per una decisione che risulta come l’esito di un procedimento eseguito sulla base del codice delle pari opportunità per la repressione delle condotte discriminatorie, “il più veloce ed efficace per tutelare le discriminazioni”. 

“Il datore di lavoro Banco di Sardegna deve cessare il comportamento illegittimo”

Il tribunale di primo grado di Sassari, rimuovendo gli effetti della precedente ordinanza che di fatto non considerava come abuso la decisione della Banca di non assumere la sua dipendente dopo l’apprendistato, ha dunque definito illegittimo il comportamento del datore di lavoro. 

“Quando si impugna un provvedimento in materia di discriminazione, chi agisce in giudizio deve provare tale pregiudizio" ha argomentato Perria. “A riguardo, la normativa europea ha sancito che il lavoratore debba fornire dati statistici; di contro, il datore di lavoro deve presentare un motivo plausibile diverso dalla discriminazione. Il Banco di Sardegna non lo ha fatto, ed è stata proprio questa la questione dirompente: si è trincerato dietro un diritto - quello di non dover fornire le motivazioni sottese alla mancata assunzione - che in realtà non aveva proprio perché era stata eccepita una discriminazione”.

Il prosieguo dell’iter giudiziario 

Un ulteriore passo nell’iter giudiziario dovrebbe essere rimesso all’eventualità che il Banco di Sardegna proponga appello contro la sentenza, per quanto l’augurio dell’avvocato Perria, e dunque della sua assistita, sia quello di trovare “un accordo di natura economica oppure un posto di lavoro che garantisca rapporti sereni”.

Il commento sulla sentenza del Banco di Sardegna

Contattato in merito alla pronuncia del tribunale di Sassari, il Banco di Sardegna, nella persona dell’avvocato Luca Naseddu che lo rappresenta legalmente, ha rilasciato a Today.it la seguente dichiarazione: "L'Istituto di credito si dichiara estraneo ad alcun comportamento discriminatorio; si reputa sereno in ragione dell'esistenza di altra decisione del medesimo Tribunale favorevole, che ha escluso l'esistenza di condotte discriminatorie, ed intende proseguire nella difesa delle proprie ragioni". 

Giuseppina Naimoli: “Sono felicissima, spero che la mia storia sia un esempio per le donne”

La gioia di Giuseppina Naimoli arriva squillante attraverso la sua voce: “Sono felicissima, proprio non me lo aspettavo. Con questa sentenza ha vinto la maternità e l’essere madri” - ci ha raccontato - “È un importante segnale di cambiamento, perché è la prima sentenza di questo genere che viene pronunciata da un tribunale italiano”.

Il pensiero di Giuseppina, mamma di due bimbi di 5 e 3 anni per amore dei quali ha reclamato ogni diritto utile a star loro accanto nei primi momenti di vita, va anche alle altre donne che versano nella sua stessa situazione e che si augura seguano adesso il suo esempio senza aver paura di denunciare eventuali situazioni di soprusi nell’ambiente lavorativo”.

“Mi piacerebbe anche che le stesse aziende diventino più sensibili nei confronti delle donne e delle situazioni che le riguardano” ha poi precisato Giuseppina che in merito al suo ritorno a lavoro così come disposto dal giudice, si è riservata del tempo per pensarci. 

“Ho avuto seri problemi di salute fisici e psicologici dovuti a questa situazione" - ha conlcuso - "Aver perso il lavoro da un giorno all’altro ed essere rimasta così per ben 2 anni e 7 mesi mi ha molto segnato, per questo devo valutare se tornare o meno a riprendere servizio in quello stesso posto di lavoro”. 

Qui il link della petizione lanciato da Giuseppina Naimoli su Change.org.

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