Cartello con scritto “Untore” lasciato sul furgone di un corriere con il logo di Bartolini

A rendere nota la vicenda l’avvocata e attivista Cathy La Torre, che ha ricevuto una segnalazione da un corriere della ditta (che oggi si chiama BRT) e che ha voluto rimanere anonimo. Nei giorni scorsi a Bologna era stato individuato un focolaio in un magazzino in zona Roveri a Bologna con 107 positivi

Un cartello con la scritta “untore”, in stampatello blu e rosso, è stato lasciato su un furgone utilizzato per le consegne con il logo della ditta Bartolini (oggi BRT). Nei giorni scorsi un focolaio di coronavirus era stato segnalato nello stabilimento dell’azienda in zona Roveri a Bologna

A rendere nota la vicenda è stata l’avvocata e attivista Cathy La Torre, impegnata da tempo contro discriminazioni e minacce sul web, che ha spiegato di aver ricevuto la segnalazione da un corriere della Bartolini. 

“I fattorini della Bartolini non sono untori, ma semmai lavoratori che hanno contratto il virus senza volerlo", ha aggiunto Cathy La Torre, dopo aver fatto alcune considerazioni sul mercato del lavoro nella logistica.

Il fattorino che ha inviato la foto, ha detto La Torre, ha chiesto di restare anonimo “per paura di eventuali ritorsioni”. 

"Secondo le denunce di tutti i sindacati, il settore della logistica riserva ai lavoratori condizioni di lavoro pessime, tra contratti pirata, straordinari non pagati, turni massacranti, precarietà e dunque ricattabilità diffusa". Per cui, sottolinea l'avvocata, "mi duole che nella mia Bologna qualcuno colpevolizzi chi è vittima di un mercato del lavoro che spinge a ignorare pure le più banali precauzioni per fingere che tutto sia già tornato come prima”. Perché è chiaro che "nessuno decide di rischiare la propria vita per portare a casa uno stipendio che basta appena a sopravvivere e, se lo fa, è perché non ha alternative".

Coronavirus, contagi alla Bartolini di Bologna. I sindacati: “Subappalti e ambienti sono il problema”

Al 27 giugno i casi totali di positività registrati alla Bartolini erano 107, aveva detto all’Ansa il direttore del dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda Usl di Bologna, Paolo Pandolfi. Di questi 79 tra i dipendenti (77 magazzinieri e 2 autisti) e 28 tra familiari o conoscenti.

“Bartolini va chiusa, sanificata e riorganizzata sentendo lavoratori, Rls e sindacato. Senza se e senza ma”, avevano tuonato nei giorni scorsi i rappresentanti nazionali di Si Cobs, comitato di base molto attivo sul fronte della logistica in subappalto, in polemica contro la mancata chiusura dello stabilimento dopo la scoperta del cluster epidemico in un magazzino di Bologna. Il problema, sostengono i sindacati, non è nei controlli sanitari quanto proprio nell’organizzazione del lavoro. 

"La catena dei subappalti - scriveva in una nota il coordinamento nazionale Si Cobas - è anche la catena del Covid, non solo a Bologna, ma anche in Germania, nei mattatoi, dove si ammalano a centinaia i lavoratori meno garantiti". E cioè, spesso, "gli immigrati, come a Mondragone, dove il lavoro costa 3 euro l'ora, e ci sono famiglie bulgare che ogni anno arrivano per guadagnare pochi soldi".

“Nel caso di Bologna - scriveva ancora il sindacato - "sono 130 i lavoratori che al cambio turno condividono gli spogliatoi, e alle 19:30 la mensa. I bagni sono in totale 10, utilizzati anche dal personale driver (corrieri) e dagli oltre 30 lavoratori delle agenzie, che cambiano di giorno in giorno: due di questi lavoratori erano reclutati direttamente dal centro di accoglienza di via Mattei".

Il ragionamento è che l'impostazione del lavoro in subappalto favorisca il potenziale diffondersi incontrollato del contagio, soprattutto tra "i lavoratori delle agenzie (interinali, ndr), quelli più ricattabili, quelli che lavorano un giorno qui ed uno lì".

"Ribadiamo - concludeva la nota - che la vita è superiore all'economia, che i posti infetti vanno chiusi, che le condizioni di lavoro vanno migliorate" qualora i dipendenti siano "privi dei più elementari diritti, e comfort: aria condizionata nel caldo, riscaldamento d'inverno, bagni per tutti, orari di lavoro ridotti, spazi adeguati a questo 2020 malato".

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Il caso nel magazzino BRT Corriere Espresso "è nato perché in una coop in appalto alla Bartolini non sono state seguite le misure" necessarie, aveva detto il sindaco di Bologna, Virginio Merola, in un’intervista a TgCom. Sulla chiusura del magazzino, aveva aggiunto Merola, pur considerando "le richieste sindacali più che comprensibili, sottolineo che deve decidere l'autorità sanitaria”. “Quello che faremo è seguire attentamente il caso, adesso passiamo a un monitoraggio costante e, una volta completate tutte le analisi, l'Ausl valuterà le richieste dei lavoratori. È interesse comune di tutti tranquillizzare al massimo e isolare al più presto definitivamente questo episodio". Detto questo, "speriamo non ci sia bisogno di ulteriori provvedimenti", aveva infine aggiunto il sindaco.

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