Bimbo escluso dalla scuola dell'obbligo: "Ci dispiace siamo pieni"

A Bologna un bimbo migrante non va a scuola perché "i posti sono finiti". Un centro sociale del suo quartiere lo scopre, denuncia la cosa e si chiede quanti altri bambini sono nella stessa condizione nel nostro paese. Così la questione arriva in Parlamento

Una storia incredibile: un ragazzino bengalese arrivato a Bologna con il ricongiungimento familiare rimane a casa da scuola perché, al momento dell'iscrizione non c'era posto. Tutto comincia nell'aprile scorso quando i genitori tentano di iscrivere il proprio figlio alla scuola media. La richiesta arriva in ritardo rispetto alla scadenza amministrativa per via del ricongiungimento familiare. Così quando i genitori ottemperano il proprio dovere di iscrizione del minore alla scuola dell'obbligo gli viene risposto verbalmente che le classi sono complete e la richiesta di iscrizione non viene protocollata. Dalla Prefettura a cui i genitori si sono rivolti, inoltre, viene consigliato di aspettare l'inizio del nuovo anno. Il ragazzino così avrebbe perso non solo i mesi di scuola dovuti alle procedure di ricongiungimento avviate dalla famiglia ma anche l'intero anno scolastico successivo.

Nel novembre scorso la famiglia porta il bimbo in una scuola d'Italiano con migranti, la S.I.M. di XM24, centro sociale autogestito che si trova nel quartiere vicino casa. I docenti si accorgono che la mattina il bimbo non va a scuola e contattano i genitori. Così S.I.M. denuncia pubblicamente quello che succede grazie al contributo di una radio indipendente locale, Radio Città Fujiko. In più non è la prima che gli attivisti registrano casi del genere: già altre volte avevano accompagnato genitori migranti a cui era stato negato di iscrivere i propri figli alla scuola dell'obbligo.

Il caso della "dispersione scolastica indotta dall'inefficienza del sistema scolastico" dalla radio risuona fino alle orecchie dello sportello migranti della Cgil di Bologna che conferma: "Quando i migranti si rivolgono a noi spesso accompagnamo la famiglia. Se la scuola dice di no, facciamo due righe in cui chiediamo l'iscrizione e una risposta scritta. Dobbiamo sempre fare pressione".

Poco dopo l'esplosione del caso il provveditorato si muove subito per trovare un posto per il bimbo. Il caso singolo si risolve ma agli attivisti della scuola non basta: "Andremo a parlare con il presidente del quartiere dove è accaduto il fatto. Ma risolto questo quanti bambini ci sono ancora rifiutati a Bologna, città che si vanta per il suo welfare? E quanti in Italia?".

Lo scandalo attira l'attenzione anche di Giovanni Paglia, un deputato di SEL che decide di presentare alla Ministra dell'Istruzione Anna Maria Carrozza un'interrogazione parlamentare: "Per fortuna che a Bologna ci sono esperienze come XM24 che ci permettono di venire a conoscenza di problemi che in altri territori semplicemente resterebbero nell'ombra - spiega il deputato ai microfoni di Radio Città Fujiko - Temo di essere sicuro che se domani trasferissi mio figlio da una scuola di Ravenna ad una di Roma, l'inserimento avverrebbe in poco tempo. Il diritto all'istruzione deve essere garantito a tutti, indipendentemente dalla nazionalità".

"Persino la provveditrice è venuta a sapere del caso da noi. Con poche indagini fatte ci siamo resi conto che non c'è un regolamento scritto che dica alle scuola come comportarsi, nonostante ci siano leggi nazionali che obbligano a prendere le iscrizioni in ogni momento dell'anno - spiega Alessandro Canella direttore di Radio Città Fujiko - La partita non è chiusa perché sta emergendo che è un problema molto diffuso: la 'norma' sembra l'esclusione non l'inclusione. Fortunatamente ci sono media fuori dal coro che hanno rapporti stretti con le realtà autogestite: sono loro che spesso monitorano, meglio di altri, le questioni sociali".