La rabbia (e la verità) di Bossetti in una lettera dal carcere: attacco all'ex ministro dell'Interno

Massimo Bossetti dice di essere esasperato e sfoga la sua rabbia in una lettera indirizzata a Vittorio Feltri di Libero: "Ogni mio diritto alla difesa è stato calpestato, mi volevano far confessare un delitto che non ho commesso"

Massimo Bossetti. Foto Ansa

"Non sono né l'assassino della povera Yara, né il mostro che i media e i social hanno dipinto. Sono un uomo normale, semplice, che pensava al lavoro e a non far mancare nulla alla propria famiglia". E' uno dei passaggi di una lettera scritta da Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa la sera del 26 novembre 2010 dopo essere uscita dalla palestra di Brembate di Sopra (in provincia di Bergamo) e ritrovata cadavere il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d'Isola, circa dieci chilometri da Brembate.

La lettera di Bossetti a Vittorio Feltri

Massimo Bossetti ha indirizzato la lettera al direttore editoriale di "Libero" Vittorio Feltri. "Gentile Direttore Feltri, forse rimarrà sorpreso che io le scriva. Ritengo che lei da bergamasco doc sia un uomo di sani principi - scrive Bossetti nella missiva -. Io, Direttore, non sono né l'assassino della povera Yara né il mostro che i media e i social hanno dipinto". Bossetti dice di essere esasperato e sfoga la sua rabbia nella lettera indirizzata a Vittorio Feltri: "Arriva quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo e sono convinto che questa vicenda li ha provati moltissimo".

Perché Bossetti attacca l'ex ministro dell'Interno Alfano

Poi l'affondo contro la giustizia italiana. "Il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa - prosegue Bossetti - e mi riferisco anche a quell'ex ministro dell'Interno incapace che gridava al mondo che era stato preso l'assassino di Yara calpestando la Costituzione".

Il riferimento è ad Angelino Alfano, che cinque anni fa rivelò l'arresto di "Ignoto1" per l'omicidio di Yara Gambirasio ancor prima che venisse effettuato. Un tweet, quello dell'ex ministro dell'Interno, che alimentò una polemica con la Procura di Bergamo. "Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo sul fermo di Bossetti - spiegò nel giugno 2014 il procuratore Francesco Dettori -. Questo anche a tutela dell'indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza". "La soluzione del caso di Yara Gambirasio è un grande risultato - aveva poi scritto Alfano sempre su Twitter, correggendo il tiro -. Ovviamente la presunzione di innocenza vale per tutti".


Tornando alla lettera, Bossetti sostiene di essere innocente e denuncia di aver subìto pressioni. "In carcere a Bergamo - scrive ancora l'uomo - la pm e vari responsabili dell'organo penitenziario mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ho commesso?".

L'uomo continua a ripetere che si è trattato di "un grave errore giudiziario" e chiede ancora di "ripetere la prova del Dna". "Grido dall'inizio di ripetere la prova del Dna e sono sicuro che Le verrebbe ogni ragionevole dubbio - incalza Bossetti -. Perché è stato commesso UN GRAVE ERRORE GIUDIZIARIO (in maiuscolo nella lettera, ndr). Non sono io il colpevole e il codice di procedura penale lo dice chiaramente all'art 533 C.P.P 1° comma che 'il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio'". "Direttore - conclude Bossetti - La prego di porgermi la Sua mano d'aiuto, non è giusto essere dipinto come un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l'incapacità professionale e Confido che Lei possa capire cosa ho e sto provando. Gentile Direttore, La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d'aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti".

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Sono "più tranquillo" e ho "molta fiducia nella giustizia". Sarebbero queste secondo il suo legale, Claudio Salvagni, le prime parole di Massimo Bossetti, il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, uscito dall'aula dopo la prima udienza in tribunale a Bergamo del processo sul delitto della tredicenne che fu trovata uccisa tre mesi dopo la sua scomparsa dalla palestra di Brembate di Sopra, il 26 febbraio del 2011

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